Giorni uguali

IMG_1997_ritaglioHo saputo che non mi scrivi più
perché non hai niente da dire.
Uguali ti sono i giorni
indifferenti
mono-cromi tutti
ugualmente sofferenti.
Pare (dicono)
non fai niente.
Eppure qualcosa
qualcosa che di solito
si omette, nel dire cosa.
Fumi, sbuffi, sospiri, pensi e piangi, ti metti
e togli gli occhiali, provi a leggere, aggiusti
di poco
la posizione di gambe braccia testa
sul cuscino sul materasso
vai in bagno, bevi acqua con pastiglie
(medicine) in bocca, e deglutisci.
Scrivi brevi messaggi al cellulare che dicono
poco
del niente che fai e niente
del niente che capisco, capiamo di questi giorni
uguali.

Arianna
Foto: Parigi 2013

50 sfumature di giallo – (capitolo primo)

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PROEMIO OMERICO

 

Nella ferace Sardegna, isola cara al dio contrabbandier di droghe, v’è una contrada nomata appo le genti Gonnospè. E genti gonnospediche l’abitano, famose nel mondo per l’odoroso formaggio e la sagace andatura. Ivi s’erge una torre che uom vede da lungi, a meno che la vista non abbia monca e bisogni di sagge lenti molate in quel d’Olanda, o RayBans poggiati su naso aquilino a dimostrar conoscenza dell’ avvenenza maschile.

Ivi i possenti morti hanno riposo, che furono santi e nobili gesta fecero apostolicamente di Dio spargendo buona novella. E fra dessi il Santo patrono, Gonario da Torres, che meraviglie fece fra i gentili e sommi miracoli sparse pel mondo: moltiplicar di pani, di pesci e di spermatozoi, sermoneggiar sermoni a miscredenti, dare da bere ai ciechi, guarire gli assetati, risollevar pulzelle disfiorate, mettere carri davanti (ma financo dietro) ai buoi.

Tale turrita torre è sita in…

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Sola

IMG_4395Sola e piccola
così t’immagino
oggi che non t’ho vista
t’immagino
sola sebbene circondata da esseri
(almeno) un po’
umani nel senso normale
cioè sani (limitatamente malati)
(solo lievemente fragili)
(o molto, ma in modo accettabile).

Solitudini
di quelle che non solo dentro
ma attorno: nessuno ti (ri)conosce.
Siete pazzi, cose
pericolose
da sedare e scacciar via, lontano dal resto
dai pensieri mi chiedo
avete forse brillato un giorno, c’è stato
mai
ma tanto nessuno risponde, qui, e fuori
nemmeno domande.

Sono sola
con te.

Arianna

Foto: Parigi 2015

Questo punto

IMG_4226Quando com’è che
si arriva al punto a questo
punto
quando
(ma allora un tempo e non un punto?)
quand’è
che si sente si dice si fa
qualcosa
si diventa, ecco, si diventa
(tutti o in parte?)
qualcosa
con
(riempiti o rivestiti)
cose, cose
al punto
che a volte, a quel punto
(un altro punto, dopo questo)
si pensa: “Ma come?
Come è arrivato?”.

Questo punto.

Arianna

Foto: Lanzarote 2015

Perché sono tornata

Per caso, e per amore, è capitato, qui gli affetti, gli amici più cari.
Per rabbia, nei confronti dell’Italia che va come sappiamo, e io lontana, non ci provavo nemmeno, a cambiare le cose (qualcosa), provavo solo a scappare, solo per me.
DSC_0058_2Per rabbia nei confronti degli italiani che vanno all’estero e poi si vantano di com’è tutto più bello, più facile, più meglio, e disprezzano chi resta, perché evidentemente meno brillante, intelligente, capace, perché – dicono – “se vuoi, puoi, partire, invece che stare, a lamentarti”.
Per rabbia nei confronti degli italiani che vogliono star bene, e se ne fregano di chi rimane, di chi – magari nel piccolo, magari a fatica – ci prova, anche per gli altri.
Per rabbia nei confronti degli italiani che si vergognano di fronte agli svizzeri, ai francesi, ai tedeschi, e quando ti presentano pare quasi una scusa: “Sì, beh… è italiana anche lei”.

A volte me lo chiedo, se ho fatto bene.
Certo sarebbe meno dura, se anche chi va, e non torna, chiedesse: “Cosa posso fare?”.
Perché qualcosa, anche da lontano, volendo, si può.

Arianna

Foto: Nadia Lambiase

Basta poco

2012-06-16 09.18.30

Ho scoperto che basta poco
basta pensare di saperne di più
(a volte basta anche meno)
basta averne già abbastanza
basta credere che hanno sbagliato
– ché sempre il merito è dei belli, dei sani, dei ricchi –
basta farsi assorbire da piccoli mondi
basta respingere la sofferenza che non ci è capitata
basta tacere, parlare, fissare o distogliere lo sguardo
basta cambiare discorso.

Arianna

Foto: Nadia Lambiase

Torino bucata

20150404_190940

A Torino ci sono i buchi nell’asfalto, anche in centro, anche in pieno centro. Proprio buchi-buchi, non buchetti. Buchi talmente buchi che è meglio evitarli, quando si passa. Mi fanno tristezza, quei buchi, come i buchi nei bilanci del Comune: hanno messo troppo asfalto dove non ci voleva e ora non ne mettono a sufficienza, dove ci vuole.

A Torino c’è anche un signore con le spalle curve, l’ho visto seduto in punta a una sedia, in punta a un tavolo, concentrato per occupare poco spazio, per stare scomodo anche così, seduto. Forse è piemontese, e ha paura di disturbare (hanno sempre paura di disturbare, i piemontesi).

A Torino c’è poi una donna con i capelli un po’ bianchi e un po’ grigi che aspetta il pullman, alla fermata. Tiene in braccio un bimbo con il viso da vecchio, la voce acuta, le mani in tasca, lo chiama “amore”. Né il bimbo né la donna sanno tra quanto passa. “Come facciamo a saperlo?”, chiede il bimbo; “Come faccio a saperlo?” chiede la donna. La donna ha un anello al dito che ogni tanto stringe e ogni tanto balla. Dipende dalle dita: a volte son gonfie, a volte no.

Arianna

Foto: Torino 2015

Insegnando si impara il mestiere di sorridere: “Il Faro”

ammennicolidipensiero:

cari aironi, vi giro questa proposta/richiesta del discutibile collega WishakaMax, con l’invito di diffusione

Originally posted on i discutibili:

Attenzione ai naviganti: post a quattro mani per un Faro! Resistete e e non perdete di vista la luce, ne vale decisamente la pena.

Tempo fa ho frequentato una scuola di scrittura, e durante una delle tante cene “di classe”, fra altre persone, ce n’era una che lavora per la fondazione “Il Faro”. Abbiamo molto parlato di cosa sia, ma siccome io sono peggio di San Tommaso, sono stato invitato a conoscere la Fondazione in occasione di un openday dedicato, il 1 aprile e ci sono tornato pure, il 9 per la Festa di fine corsi!
Non avrei mai immaginato di emozionarmi tanto. E’ stato un tuffo in atmosfera a me totalmente sconosciuta, rinascita a nuova vita.

Il modello de “Il Faro” è semplicissimo: insegna, a titolo totalmente gratuito, mestieri italiani a ragazzi di tutto il mondo, giovani italiani e stranieri dai 17 ai 30 anni. I mestieri offerti sono…

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Dichiarazione

IMG_20140219_204733Vorrei dire far sapere che ci sono
nel mondo
pieghe sul tuo collo ci sono
dita ondulate
le tue
increspate appena fanno su giù
ci sono poi occhi
come il cielo a volte
grigi a volte blu, ci sono
le tue ginocchia con l’osso in avanti
e un sorriso a metà.

Ci sono tutte queste cose
e ci sei tu.

Arianna

Foto: Nadia Lambiase