Il coraggio di non

IMG_3526Se non me la sento, se ho paura, forse non per forza, forse non è detto.
Dico solo non è detto. Che sempre e naturalmente ma anche positivamente e fiduciosamente possa e debba andare oltre, buttarmi, non farmi condizionare e forse condizionata scegliere quel che pare più accettato socialmente: il coraggio inteso come “io vado”, “andiamo”. Nonostante me, nonostante te, nonostante tutto il resto attorno, nonostante noi, come stiamo, pensando tanto vale, in fondo o adesso o mai più e mai dire mai.
Dico solo a volte, può essere, in ogni caso non escludendo… chissà, forse è coraggio anche quello.

Il coraggio di non.

Arianna

Foto: settembre 2014

Il retrobottega dell’universo

retrobottega

Il maestro lo guardava
Ma come guardando le nuvole
Attraverso di lui.

E appese alle nubi tutto il corteo
Dei sogni inespressi
Quelli che il Mondo
Non avrebbe mai potuto permettersi.

Il maestro lo guardava
Ma come si guarda il ricordo di un fiore

Con le palpebre chiuse
Col respiro che lento
Partoriva universi
Lui ricordava quel sogno:
Quando un tempo, forse
Era stato vivo fra i vivi.

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Un insieme di cose

Alla fine è sempre un insieme wpid-fxcam_1346413042700
un insieme di cose
e magari davvero l’insieme
di tutte quelle cose
ognuna necessaria
ma non sufficiente.
Oppure invece qualcuna
anche senza
e pazienza.
Oppure ancora, nell’insieme,
la cosa, l’unica che
da sola.
Le altre stanno
a confonderti.

Arianna

Foto: Blog 66° Nordur 2.0

 

Discriminazione: articolo 3 della costituzione

Un principio di fondamentale importanza, e materia di dibattito in tutta Italia negli ultimi mesi, riguardo allo scandalo della professoressa licenziata perchè lesbica, è quello della uguaglianza e dei pari diritti, garantiti peraltro doverosamente dalla nostra costituzione. L’articolo 3 primo comma recita: « Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali »
Anche la legge Mancino aiuta a far chiarezza in merito. La legge di riferimento n. 205 del 1993, detta “antinaziskin” assicura protezione contro le discriminazioni motivate da condizioni razziali, etniche, nazionali o religiose. L’orientamento sessuale, dopo un lungo dibattito, fu deliberatamente lasciato fuori dalla formulazione e chiarito però in un secondo passaggio ben dieci anni dopo con l’emanazione del Decreto Legislativo n. 216 del 9 luglio 2003, in attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.
Essendo cresciuto in uno stato democratico che si può vantare di avere una splendida costituzione, ricca di valori etici e condivisi ampiamente, sono propenso a pensare che tutte le minoranze vadano tutelate. Non è giusto discriminare le persone per il loro credo religioso, per il loro orientamento sessuale, per le loro idee politiche.

Ora voglio calarmi nei panni di un musulmano padre di famiglia. Il suo culto non si ferma e non è perimetrato al solo luogo di preghiera, ma come tutte le religioni, viene incarnato anche nella vita di tutti i giorni, non mangiando carne di maiale, pregando a determinati orari durante il giorno eccetera eccetera. E’ comprensibile e normale che abbia desiderio che suo figlio venga cresciuto con determinati valori e che desideri quindi mandare suo figlio in una scuola musulmana. Siccome lo stato non può garantire un’istruzione musulmana statale, perché implicherebbe per forza dei conflitti di ideologie sulla gestione della struttura, dalla scelta del personale alle attività proposte, ha lasciato libertà alle varie minoranze di costruire le proprie scuole e di autogestirle, secondo le direttive (leggi) dello stato in materia di istruzione. Questo sistema va senz’altro incontro ad altri conflitti, economici e ideologici. Prendiamo ad esempio le scuole private cattoliche. Da molto tempo ci si lamenta dei contributi che vengono annualmente erogati a questi enti perché si crede che godano già di situazioni finanziarie positive, grazie alle rette pagate dalle famiglie, e che quindi si stia discriminando la scuola pubblica statale indirizzando i contributi là dove non servano. Ora, facendo riferimento al principio di uguaglianza dell’articolo 3 della costituzione, vorrei chiedervi: siete contenti di avere la libertà di poter mandare vostro figlio in una scuola priva di alcun orientamento religioso? Se vi rispondete di sì, la seconda domanda è: perché non volete dare questa libertà anche a chi è cattolico piuttosto che musulmano e desidera mandare il figlio in una scuola che abbia invece un orientamento religioso ben definito? Alcuni potrebbero dire che l’errore in questo ragionamento sia proprio il permettere l’esistenza di scuole che abbiano un qualsivoglia orientamento, e far sì che tutta l’istruzione sia statale. Così facendo però stiamo discriminando (contravvenendo all’art 3 della costituzione) chi è religioso non permettendogli di esprimere liberamente il suo credo e di seguirlo fino in fondo.

O è l’interpretazione dell’articolo 3 che non funziona messa così? Non credo che l’interpretazione di tale articolo a livello legislativo sia da perseguire incentivando l’omologazione totale delle persone nei molteplici aspetti delle loro vite, ma incentivando ognuno a sentirsi libero di esprimersi liberamente perché i suoi diritti sono garantiti a prescindere. Credo che l’articolo incentivi una convivenza pacifica di diverse ideologie all’interno dello stesso stato, garantendo ad ognuno, indipendentemente dal suo credo, i diritti di base, sanità, istruzione… e la piena libertà di essere ed esprimersi anche se diversi. Allo stesso modo è tutelato il musulmano, il cristiano, l’ebreo il buddista e l’ateo, allo stesso modo sono tutelati omosessuali ed eterosessuali, allo stesso modo le persone indipendentemente dal colore della loro pelle. Andando nello specifico, è giusto che abbiano pari diritti e tutele l’ignorante e l’erudito, e persone che abbiano idee diverse su diversi argomenti. Pari diritti devono essere garantiti a chi è contro gli immigrati e a chi è a favore, a chi è contro i cristiani e chi è a favore, a chi è contro l’aborto e chi è a favore, a chi è contro l’omofobia e chi è a favore, a chi è contro il razzismo e chi è a favore. Fa male dirlo, è brutto ammetterlo, ma se riservassimo diritti diversi per chi, per la sola sua ideologia espressa e non per atti o azioni, non la pensa nel modo “giusto”, staremmo discriminando noi stessi per le idee diverse delle persone e contravvenendo all’articolo 3 della costituzione. Quindi dobbiamo rispettare anche i musulmani favorevoli alla poligamia, e lo stesso rispetto deve andare ai cristiani, anche se contrari all’omosessualità. Se non discriminiamo per le idee o per il credo, e permettiamo che anche musulmani e cristiani abbiano luoghi di culto e la libertà di poter mandare il loro figlio in una scuola con un orientamento religioso ben definito, dobbiamo anche accettare e permettere che queste scuole siano costruite e gestite secondo i loro valori, benché discutibili. A meno che non vogliamo ridiscutere la costituzione e i principi che enuncia. Se la costituzione rimane un atto “intoccabile” in questo senso, dovremmo parlare anche del lato economico che questo ragionamento comporta. Infatti, se come è giusto diamo la libertà all’ateo di mandare il figlio in una scuola atea e di non pagare la retta, in quanto scuola pubblica finanziata interamente dallo stato, dovremmo a rigor di logica finanziare interamente anche le scuole private per permettere anche ai cristiani piuttosto che ai musulmani di poter mandare i loro figli a scuola senza pagare alcuna retta. Come sappiamo invece lo stato copre solo la metà dei costi delle scuole private, che devono chiedere alle famiglie di pagare una quota annuale per poter garantire il servizio di istruzione. Risultato? Numerose scuole private stanno chiudendo perché la crisi si sente e i soldi per le rette scarseggiano. Molte persone non possono avere per il proprio figlio un’istruzione cattolica perché non possono permettersela. Vi sembra equo? L’ateo manda i propri figli a scuola ed è contentissimo perché non paga alcuna retta, musulmani cattolici…invece non hanno lo stesso trattamento. Figurarsi se non ci fossero quei pochi finanziamenti statali di oggi! Le rette verrebbero raddoppiate, le scuole si svuoterebbero.

E tutto questo accade perché lo stato non può gestire scuole cattoliche piuttosto che musulmane assicurando il rispetto dei valori religiosi e i principi costituzionali al tempo stesso. Come dovrebbero assumere ad esempio il personale scolastico? Indipendentemente dal credo? Vi sembra gestita bene una situazione dove, per non discriminare sul posto di lavoro i diversi professori rispettivamente al loro credo si arrivasse ad una situazione che vede un musulmano insegnare in una scuola cattolica, il cattolico in quella atea e l’ateo nella scuola musulmana? Allora però se lasciamo la gestione nelle mani dei privati e permettiamo ai cristiani di gestirsi le loro scuole dobbiamo permettere che le gestiscano secondo i loro valori. In materia di personale la responsabilità viene passata saggiamente dallo stato alle scuole.

Lo stato se ne lava le mani, perché sa bene che è un paradosso. L’articolo 3 obbliga lo stato a dare pari trattamento a tutti, deve pertanto permettere che ci siano scuole o aziende con orientamenti religiosi diversi, pur sapendo che le assunzioni del personale vengono fatte in base a valori non condivisi dalla costituzione, ossia discriminando a seconda del credo. Se non permette che ci sia questa convivenza di religioni è lo stato che discrimina le minoranze, se permette alle minoranze di esistere saranno le minoranze nella gestione delle loro scuole e aziende che discriminano chi non fa parte delle minoranze stesse. Se lo stato non permette alle minoranze di avere le loro scuole o aziende è lo stato che discrimina, se lo stato lo permette saranno le aziende e le scuole che discrimineranno. Qual è il rimedio che si è trovato? Oggi le cose funzionano un po’ così: è lecito discriminare basta che non si sappia. Nel senso che le scuole private e le aziende che hanno un orientamento religioso, qualora debbano licenziare del personale perché non conforme alle ideologie religiose ivi presenti, lo facciano pure ma motivando il licenziamento in altro modo, così formalmente non c’è nessuna violazione dell’articolo 3 della costituzione. E se succede che viene esplicitato? Qualche articolo sul giornale, un po’ di scalpore a livello nazionale, poi si mette via la cosa, perché il paradosso in questo caso è insito nel sistema stesso e non risolvibile, se non cambiando la costituzione stessa.

Ma come si fa a modificare un articolo importante e condiviso da tutti come questo? 

Bella domanda, intanto gestiamola elasticamente, perché è l’unico modo.

Come si può essere

IMG_3083Non capisco come si possa essere così
superficiali, distratti, poco delicati.
Ed ecco che, un bel giorno, lo sei.
Proprio tu, che dicevi.
Hai ferito chi ami.
Era difficile ma anche facile:
è bastato, ci è voluto.
Chiedi scusa, sei perdonato.
Tu però fai fatica.
Puoi essere (anche) così
come non capivi si potesse.

Arianna

Foto: Ferrara 2014

Voglio restare

Non credevo di desiderarlo così tanto, eppure vorrei proprio restare qui, in Italia.
Ho sempre sostenuto “a Torino o all’estero”: se non potevo stare nella mia città, tanto valeva andarmene in un Paese “migliore” (più ricco, più equo, più comprensivo e comprensibile).
E invece no.

IMG_3343Perché anche in altre città, in Italia, mi sento e mi sono sentita a casa.
Perché, pur non abitando dove son nata e cresciuta, resto comunque vicina, a distanza di treno, e posso decidere all’ultimo minuto, di prendere e tornare.
Perché anche se gli amici di sempre non posso vederli per una birra in settimana, mi sento più facilmente vicina, in sintonia, con le persone che incontro, e le nuove amicizie ricordano a volte un poco, a volte un tanto le storiche, quelle che “praticamente sorelle”.
Perché parlo italiano e posso sfoggiare tutto il mio repertorio (costruito con dedizione fin dai tempi delle elementari) di battute idiote.
Perché domenica abbiamo fatto le prove di teatro vicino a casa di mia nonna, un posto obiettivamente niente di che, ma per me così pieno di storie, di ricordi… e mi sono commossa.

Perché mi piacerebbe contribuire a cambiare qualcosa in meglio, e voglio provarci a partire da me, da qui.

Spero
(e tanti altri sperano con me: http://www.vogliorestare.it/).

Arianna

Foto: Montone, Umbria 2014

Limite (2)

Mi dispiace, ti penso, senz’altro il tempoIMG_3383
il tempo
senz’altro.

Quanto, poco, le cose che posso possiamo
la rabbia, dici anche la rabbia, certo
e non sai dove, come
inaccettabile, hai ragione.

Sperimento il limite:
vorrei
non posso.

Arianna

Foto: Isola Polvese, Umbria 2014