La grande rabbia e l’amore

La grande rabbia, che ti sbuca dalle mani, come se d’un tratto aprissi le palme e fuori ne sgorgasse la pressione dell’ingiustizia. E’ tutto sbagliato, ovunque. Solo gli esseri umani mantengono una propria umanità, ma a momenti. In altri momenti l’hanno smarrita già, oppure l’hanno semplicemente dimenticata, per un po’. Tutto il resto è sbagliato. La società, la politica, la finanza, la guerra, la disuguaglianza, l’ambiente, l’immigrazione, l’edilizia, la scuola, il lavoro, l’alcol e le droghe, la sessualità, la religione. E’ tutto potentemente distorto, volgarmente contraffatto da far venire il vomito. Poi ci potremmo dire molte cose, autogiustificarci, perdonarci o defilarci nelle responsabilità.

Ma, a me, sbuca la rabbia dalle mani, mi viene da piangere di fronte all’enormità della deviazione che abbiamo intrapreso, come umanità, dal senso dell’esistere su questo pianeta. Se chiudo gli occhi e ripenso ai passati nascosti, a quelli non divulgati, alla bellezza estetica di certe vite lontane…

…l’unico desiderio che prende forma, è quello di ritirarsi, di astenersi. L’unica protesta che mi viene davvero in mente è quella di disertare questa umanità, per amore. Per amore della stessa. Nel frattempo sono ancora qui, a fare. E pur sapendo che anche altri, mi sento solo, ché siamo troppo pochi.

Giulio

Prove dell’esistenza dei poveri

“Da noi i poveri non esistono”
“Come, scusa, non esistono?”
“Non esistono, non ce n’è”
“Non ci sono poveri?”
“No. Perché comunque la casa ce l’hanno dai tempi in cui la dava a tutti lo Stato, la disoccupazione è bassissima… ah beh, poi certo, se ti ammali e non hai una famiglia… i disabili, i mutilati… quelli sono tutti per strada”.
I poveri non esistono, quindi, perché non consideriamo degni di nota alcuni tra gli esistenti.
E allora la semplice esistenza è in certi casi una protesta, in quanto confutazione della non esistenza.
Una prova dell’esistenza non solo dei poveri, ma anche della povertà, non solo dei miseri, ma anche della miseria.

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Milano è deserta – si dice . A Milano son tutti in vacanza: i negozi e i bar chiusi, le email “out of office”, i telefoni degli uffici che squillano a vuoto. Eppure il tram in direzione periferia è pieno, di gente che in vacanza, evidentemente, non ci va. Alle sei e mezza due uomini dall’accento straniero, uno giovane e uno vecchio, si urlano contro. Perché stai in mezzo, non fai passare la gente. Ma che cazzo dici, non sono mica in mezzo. E scommetto che non hai nemmeno il biglietto, non fanno passare gli italiani (proprio così, ha detto “gli italiani”) e non hanno il biglietto in tasca. E a te che cazzo te ne frega. Dov’è lo Stato, dov’è il governo, qui ognuno fa quello che gli pare, non rispettano i vecchi, e non hanno il biglietto, e nessuno che apra bocca.
Anch’io sono stata zitta.
Ma agli increduli posso dire: “I poveri esistono. Ho le prove”.

Arianna

Foto: Atene, quartiere di Exarchia, murales dedicato ai poveri e ai senzatetto

Orage

E spero di aver saputo ascoltare,

di non aver riempito di parole estranee quell’intimo

prezioso e dolorante affetto.

Che coraggio quegli occhi e la sofferenza

tangibile, la lotta, l’utopia

per il meglio.

Il meglio, per come si può

per come ci è dato

per come la vita concede.

Ma la natura, se non maligna ma lunatica

sorella

ci abbraccia

un temporale che si preannuncia

una tempesta che può placare

anche per poco l’impotenza

della siccità.

Auguro a noi anime

di lotta e di speranza

una notte dolce.

Irene

Giorni uguali

IMG_1997_ritaglioHo saputo che non mi scrivi più
perché non hai niente da dire.
Uguali ti sono i giorni
indifferenti
mono-cromi tutti
ugualmente sofferenti.
Pare (dicono)
non fai niente.
Eppure qualcosa
che di solito
si omette, nel dire cosa.
Fumi, sbuffi, sospiri, pensi e piangi, ti metti
e togli gli occhiali, provi a leggere,
aggiusti
la posizione di gambe braccia testa
sul cuscino sul materasso,
vai in bagno, bevi acqua con pastiglie
(medicine) in bocca, e deglutisci.
Scrivi brevi messaggi al cellulare che dicono
poco
del niente che fai e niente
del niente che capisco, capiamo di questi giorni
uguali.

Arianna
Foto: Parigi 2013

50 sfumature di giallo – (capitolo primo)

Originally posted on Hotel del Disinganno:

PROEMIO OMERICO

 

Nella ferace Sardegna, isola cara al dio contrabbandier di droghe, v’è una contrada nomata appo le genti Gonnospè. E genti gonnospediche l’abitano, famose nel mondo per l’odoroso formaggio e la sagace andatura. Ivi s’erge una torre che uom vede da lungi, a meno che la vista non abbia monca e bisogni di sagge lenti molate in quel d’Olanda, o RayBans poggiati su naso aquilino a dimostrar conoscenza dell’ avvenenza maschile.

Ivi i possenti morti hanno riposo, che furono santi e nobili gesta fecero apostolicamente di Dio spargendo buona novella. E fra dessi il Santo patrono, Gonario da Torres, che meraviglie fece fra i gentili e sommi miracoli sparse pel mondo: moltiplicar di pani, di pesci e di spermatozoi, sermoneggiar sermoni a miscredenti, dare da bere ai ciechi, guarire gli assetati, risollevar pulzelle disfiorate, mettere carri davanti (ma financo dietro) ai buoi.

Tale turrita torre è sita in…

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Sola

IMG_4395Sola e piccola
così t’immagino
oggi che non t’ho vista
t’immagino
sola sebbene circondata da esseri
(almeno) un po’
umani nel senso normale
cioè sani (limitatamente malati)
(solo lievemente fragili)
(o molto, ma in modo accettabile).

Solitudini
di quelle che non solo dentro
ma attorno: nessuno ti (ri)conosce.
Siete pazzi, cose
pericolose
da sedare e scacciar via, lontano dal resto
dai pensieri mi chiedo
avete forse brillato un giorno, c’è stato
mai
ma tanto nessuno risponde, qui, e fuori
nemmeno domande.

Sono sola
con te.

Arianna

Foto: Parigi 2015

Questo punto

IMG_4226Quando com’è che
si arriva al punto a questo
punto
quando
(ma allora un tempo e non un punto?)
quand’è
che si sente si dice si fa
qualcosa
si diventa, ecco, si diventa
(tutti o in parte?)
qualcosa
con
(riempiti o rivestiti)
cose, cose
al punto
che a volte, a quel punto
(un altro punto, dopo questo)
si pensa: “Ma come?
Come è arrivato?”.

Questo punto.

Arianna

Foto: Lanzarote 2015

Perché sono tornata

Per caso, e per amore, è capitato, qui gli affetti, gli amici più cari.
Per rabbia, nei confronti dell’Italia che va come sappiamo, e io lontana, non ci provavo nemmeno, a cambiare le cose (qualcosa), provavo solo a scappare, solo per me.
DSC_0058_2Per rabbia nei confronti degli italiani che vanno all’estero e poi si vantano di com’è tutto più bello, più facile, più meglio, e disprezzano chi resta, perché evidentemente meno brillante, intelligente, capace, perché – dicono – “se vuoi, puoi, partire, invece che stare, a lamentarti”.
Per rabbia nei confronti degli italiani che vogliono star bene, e se ne fregano di chi rimane, di chi – magari nel piccolo, magari a fatica – ci prova, anche per gli altri.
Per rabbia nei confronti degli italiani che si vergognano di fronte agli svizzeri, ai francesi, ai tedeschi, e quando ti presentano pare quasi una scusa: “Sì, beh… è italiana anche lei”.

A volte me lo chiedo, se ho fatto bene.
Certo sarebbe meno dura, se anche chi va, e non torna, chiedesse: “Cosa posso fare?”.
Perché qualcosa, anche da lontano, volendo, si può.

Arianna

Foto: Nadia Lambiase

Basta poco

2012-06-16 09.18.30

Ho scoperto che basta poco
basta pensare di saperne di più
(a volte basta anche meno)
basta averne già abbastanza
basta credere che hanno sbagliato
– ché sempre il merito è dei belli, dei sani, dei ricchi –
basta farsi assorbire da piccoli mondi
basta respingere la sofferenza che non ci è capitata
basta tacere, parlare, fissare o distogliere lo sguardo
basta cambiare discorso.

Arianna

Foto: Nadia Lambiase