La fine della gru

Dopo anni di rigoroso servizio20141212_084758
di carichi e scarichi precisi
e d’obbedienza al manovale,
la gru prese a sognare:
si mise a contare le case,
ad orientarsi alle linee degli aerei,
a stendere il collo del traliccio
per  respirare l’aria pura;
a contemplare i comignoli
a sorprendere i gatti sulle scandole dei tetti
a spiare alla finestra del decimo piano
(che era quello sguardo lungo – dietro il vetro?).

Fu per poco.
Fuori controllo, inservibile
fu smontata il giorno dopo.

Epperò si scoprì
dopo
che i comignoli spiati
avevano preso anch’essi a sognare:
passarono l’inverno a scrivere
poesie di fumo
evanescenti
intraducibili.

Poi venne il caldo,
le caldaie spente,
le poesie dimenticate.

Giulio

Attesa

È tanto che aspetto
qui, fermaDSC_0075
spero sapendo che non
tornerai.
Silenzio
la tua assenza
uno spazio vuoto
e tu non torni
non torni.
Mi dico devo andare
devo vivere ho aspettato
tanto poi se per caso
mi chiamerai.
Vero?

Eppure non riesco a partire
ed è ancora attesa
silenzio
e questo vuoto davanti.

Arianna
Foto: Nadia Lambiase

Violenza, a partire da me

Ieri era la giornata contro la violenza sulle donne.
Inutile dire che lo è anche oggi. O per lo meno dovrebbe esserlo.
Oggi, domani, dopodomani, dopo dopodomani.
Tante parole sono state spese quindi forse non serve aggiungerne altre.
Però una cosa la vorrei dire: la violenza, in generale, e quella contro le donne, in particolare, ci tocca da vicino. Non riguarda solo gli altri. Non sono “mostri” i mariti, i compagni che picchiano, umiliano e uccidono. Non sono “stupide” o, peggio, “corresponsabili”, le mogli, le compagne che subiscono. E magari giustificano, si sentono in colpa, e poi però odiano, hanno paura, si contraddicono.
Sono persone “normali”. Può capitare anche a noi, e purtroppo capita.
E forse quando cominceremo a parlarne di più, a partire dalle esperienze concrete, a partire da noi, forse qualcosa, forse, si spera.

Quindi comincio, parto da me: ho avuto paura, diverse volte nella mia vita.
Ho avuto paura una volta sul pullman, a Torino, di sera. Un uomo si è seduto dietro di me e ha cominciato a parlarmi nell’orecchio. C’era pochissima gente. Mi sono alzata, ho cambiato posto, ero terrorizzata. DSC_0095Ho chiesto a mia mamma di venirmi a prendere alla fermata. E poi però non sono riuscita a non chiedermi: “Come mai si è seduto proprio dietro di me? Magari ero vestita in modo sbagliato? Sono stata imprudente?”.

Ho avuto paura tante volte a Parigi, l’anno scorso. Quando tornavo a casa in bici (o in metro) e dovevo passare davanti a un gruppo di uomini che puntualmente stazionava davanti a un piccolo supermarket aperto fino a tardi, proprio sotto casa. A volte mi squadravano. A volte (loro o altri uomini incontrati lungo il cammino) mi dicevano qualcosa, tipo: “ça va?”; “vous allez où?”. A me dava molto fastidio, e se questi commenti arrivavano di giorno magari rispondevo e mi arrabbiavo; però di sera, di notte, stavo zitta, subivo, avevo paura.
Non ho indossato gonne per un anno, per tutto il tempo in cui sono stata a Parigi. In particolare la sera, facevo molta attenzione a non indossare niente che potesse dare nell’occhio. Sapevo che era un comportamento stupido, che vestirmi con giacconi larghi e scarpe da ginnastica non mi avrebbe protetta né dagli sguardi né dai commenti e che, per converso, se avessi indossato una gonna e avessi ricevuto commenti non sarebbe stata colpa mia; eppure mi sono comportata così. Desideravo rendermi invisibile, speravo di non essere guardata da nessuno, volevo solo che mi lasciassero in pace.

Credo che anche questa sia violenza.

Arianna

Foto: Nadia Lambiase

Ciò che è giusto conta

Ciò che è giusto conta.senza titolo-1-2

Mi avevano detto che no

che la formica

e la cicala

e poi i soldi ed il potere,

accumulare beni:

sant’accumulo.

Me lo hanno detto

con l’esempio

e non con le parole,

da crederci,

da darsi subito daffare.

Invece no.

Invece qualcosa di più umano

da dentro dice cose universali

dice il giusto conta

fare il giusto

avere il giusto.

La povertà è un valore

non come mancanza

ma come equidistanza.

Perché ciò che è giusto conta

e fanculo agli escrementi

di cui s’adorna il mondo.

Giulio

Un amore felice

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Uno di quelli di poche parole. Poche, ma ripetute: “Amore?” “Amore!”, e han già detto tutto.
Uno di quelli canterini, che cambiano i testi delle canzoni e cantano cantano canticchiano, anche se stonati.
Uno di quelli che, se sanno fischiare, fischiettano pure.
Uno di quelli che si raccontano in due, io e te, ma in pubblico diventan timidi, e tutti rossi.
Uno di quelli che si scrivono su bigliettini da nascondere nei cassetti, in frigo, sotto al cuscino.
Un amore di quelli con la testa appoggiata, attorcigliati per farsi più piccoli e chiedere: “Mi porti con te?”.

Arianna

Foto: Nadia Lambiase

E non c’è niente da capire

ammennicolidipensiero:

caro aironi, siccome è da un qualche tempo che ribloggeherei tutti i post in cui iomemestessa racconta, a suo modo, il nostro tempo, approfitto di questo per farvi conoscere, sempre che già non lo seguiate, il blog di una delle menti a mio modo di vedere più lucide, critiche ed informate della nostra generazione. per l’occasione, si racconta di un diavolo che, se non veste prada, quantomeno fa da spalla al suo AD bertelli (nonchè, secondo forbes, il quinto uomo più ricco d’italia nel 2013. e un motivo che passa da questo post, mi vien da dire, forse ci sarà)

Originally posted on Io, me e me stessa - Historia de una mujer:

La vicenda Report/Moncler è ormai talmente nota che manco val la pena farci un post.

Ma c’è stato un epilogo, che mi sento di definire interessante. Non tanto in sé, ma per dare un sentore del lezzo che emana questo paese che ormai è davvero solo più un paese per vecchi.

Quel bel figuro di Patrizio Bertelli, pensa bene di dare della ‘stupida’ a Milena Gabanelli. In concreto ‘La Gabanelli si è dimostrata stupida’ (lui, invece, un genio oltre che un gentleman).

Intravedo la cosa sul Fatto quotidiano, ier sera, mentre leggevo altro.

La notizia è stata misteriosamente bucata da Stampa, Corriere, Messaggero. La Repubblica ci offre la notizia a pagina 27. Naturalmente il fatto che Bertelli, con Prada, sia un fortissimo inserzionista pubblicitario, non ha alcuna correlazione col fatto che la notizia sia stata bucata.

E men che meno che nessuno, a parte AGI (perchè poi mi son incaponita…

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Guardie e ladri

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Sono le sei di sera, a Milano, in periferia.

Dalla fermata del tram vedo due uomini, separati da una cancellata di metallo.
Il primo cammina più veloce, il secondo gli sta dietro a fatica, ma non lo molla.
Il secondo indossa una felpa e un gilet rossi, è un po’ calvo.
Il primo tiene in mano un sacchetto di plastica, pieno. Sul sacchetto c’è scritto “Conad”.

“Restituisci la roba che hai preso…”
“Non è roba tua, non ti permettere”
“Restituiscila, ti ho visto dalla telecamera!”.

L’uomo col sacchetto attraversa le rotaie del tram, corre.
L’uomo con la felpa e il gilet rossi dietro: lo segue.

Due ragazzi alla fermata commentano:
“L’hanno visto dalla telecamera, l’hanno visto rubare… hanno chiamato i carabinieri”
“Speriamo che arrivino presto”.

Io resto in silenzio, ferma. Guardo i due uomini che si allontanano.
Sono triste.

Arianna

Foto: Nadia Lambiase

A te

flowers-72235_640A te, che a me nascondesti il sonno.

A te,

che di noi lasciasti l’ombra piegata

e di ombre

versanti aperti all’orizzonte.

A te,

che d’amore ho visto il punto

la mia anima ti gradisce sottopelle

disincastro le mie porte davanti alla

tua involontaria bellezza, lasciando

che la linea brillante delle convinzioni

si rianimi sotto un cielo sterminato

oceano di parole che ci ha

seppellito millenni fa.

© Amor et Omnia