sulla strada

Questa mattina, sul selciato di una delle vie pedonali più calpestate del centro di Milano, ho incontrato Venere.

2013-08-06 09.23.38

Sono tornato con la mente a quattordici anni fa quando, un po’ per gioco ed un po’ trascinato dalla curiosità, mi misi a fare il madonnaro per le strade di Dublino. Gessetti colorati al seguito, disegnai una mano che disegna, in perfetto stile Escher (credo per altro di averne ancora una foto, in un qualche cassetto). Raccolsi due pounds e qualche manciata di pence, ma soprattutto tanti volti, tanti sorrisi, tante chiacchiere, tanta birra, nonché altre mani che disegnarono insieme alle mie la prima immagine che capitò davanti agli occhi (era una cartolina raffigurante la locandina di un film di Almodovar).

Camminare per le strade di Milano, in questi giorni, è perdersi tra i colori dei madonnari, il ritmo di chitarre, armoniche e grancasse degli one man band, la plasticità dei mimi, la melodia ipnotica degli hang drum.
Camminare per le strade di Milano, in questi giorni, ha il sapore d’Irlanda.

Ospedale di S.Chiara.

Nella migliore tradizione del surrealismo boicotto-kabulliano (i soprannnomi storici mio e di Stefano), la storia de “L’autunno di sbieco” prende vie sempre più assurde e così all’Ospedale Santa Chiara di Trento si svolgono una serie di scene strampalate di pianti collettivi e di battaglie campali fra i carabinieri guidati da Alberto Tomba e un manipolo di Schutzen a difesa dell’autonomia tirolese contro le ingerenze statali.

Mitteleuropa e Balcani.

Decisamente due ambientazioni geografiche che sono sempre state fonte di ispirazione del mio amico Stefano. Il caro buon vecchio Cecco Beppe e la Sarajevo del 1914 rientrano quindi perfettamente nell’immaginario che sta dietro a “L’autunno di sbieco”. E visto che razionalmente non c’entrano una cippa deve intervenire l’elemento magico, che non guasta mai.

Il dottor Ottobrunn

Il dottor Ottobrunn, personaggio viennese ottocentesco trasportato a viva forza nel 2012 de “L’autunno di sbieco”. Per gli abiti mi sono ispirato ad alcune foto di Hermann Hesse e di Bertrand Russell, per la sua follia da invasato invece mi hanno dato spunto alcuni incontri fatti da me e amici con vari appartenenti a sette religiose con cui ci siamo trovati a chiacchierare per strada o a casa.

Piega

Ed ecco Piega, l’amico del protagonista de “L’autunno di sbieco”, che in effetti da anche il nome al racconto stesso, visto che il suo soprannome gli deriva dai racconti più o meno credibili di pieghe estreme eseguite con la sua Kawasaki sulla strada che va al passo del Cimirlo. Primi esperimenti di disegno di motociclette (un dramma, al pari degli aeroplani del Barone Rosso che mi hanno fatto momentaneamente desistere dal disegnare il seguito delle sue avventure) ma anche di ritrattistica ad acquerello.

Il berretto di volpe.

Questa è la prima illustrazione de “L’estate di sbieco”, un surreale racconto a puntate che sto scrivendo a quattro mani sull’onda de “L’estate dei mughi smarsi”, pubblicato anche qui.

Il personaggio è la voce narrante, non nominata (solo in seguito si verrà a scoprire il suo nomignolo “Natica”), che in una calda giornata di inizio settembre si mette senza alcun senso cappotto e berretto di pelo di volpe per uscire a passeggio.