E’ andata così
Dunque, è andata così, come le cose che si dicono, senza pensare. Come le cose che si dicono, così son dette, e non bisogna pensarle. E’ andata come sapevi che poteva ma, tra i timori e le speranze, si fan belle le seconde: un tocco di cipria e voilà.
E’ andata così, come le cose che prima chissà, poi massì finché, di colpo, vanno in un modo. O in un altro. E’ andata con una frase in macchina, e una mano che si lascia stare, lì, per trattenere la fine, non ancora finita.
E’ andata così, come le cose che sai e puoi, ma non vuoi. E’ andata a guardare l’asfalto giallo di notte, battere i denti e parlare per ore, del niente, che resta da dire.
Notturno rosa
Mi manchi
in quest’autunno industriale
tra i palazzi che dormono
con gli occhi sbarrati e i camini
di rosa fumanti.
Una stella
una sola.
Un po’
Avrei dovuto, se soltanto, però anche tu, sarebbe bastato e invece. Niente.
O, forse, tutto.
Ma tra le cose che si dicono, e le altre, restano silenzi, di rabbia, e silenzi assenti.
E poi quei pensieri, che non devi.
Adesso dirai la solita esagerata, io dirò il solito egoista e così, una volta di più,
non ci capiremo. Basta capirsi una volta, sai. Una di meno, però, non basta.
Come contare le ore sulle dita delle mani, e dei piedi, come perdere il poco tempo che,
come vedere chiaro, di colpo, quel che non è stato: niente.
Non è stato niente, e neppure tutto.
E’ stato un po’, la solita via di mezzo tra giusto e sbagliato.
Un po’ di errori: né tanti né pochi. Un po’ di errori e cose, che adesso
tra gli errori, ma prima da altre parti.
Fa un giorno
Pare buffo eppure
ieri è prima
solo d’un giorno.
Uno come tre
meno
per fare due.
Oggi è l’assenza
di quelle cose piccole
e stanche, appoggiate
cose come
un braccio
il tuo braccio attorno.
Logico
Eri una presenza
sei un’assenza.
La verità
a volte presente
condizionale, ovviamente,
sarebbe contenta
oppure delusa
a volte (con più onestà)
passato irreale
le sarebbe piaciuto
se
fossimo sinceri però
diremmo
la verità del fatto:
assente
ignoriamo chi sarebbe
se ancora fosse
certamente diversa
e allora
la verità
è allo stato presente
indicativo
passato, ovviamente.
Chiedo un miracolo
Non ci sei.
E’ proprio vero che sei morta, allora. Non è come quando ti arrabbiavi, sparivi per un po’ e poi ti passava. Questa volta è diverso.
Ti cerco, dimenticandomi che non posso trovarti. Ti cerco nei cassetti: non ci sei. «Forse dovrei provare nell’armadio», penso. Ma niente, neppure lì ti trovo. Ti cerco nei capelli arruffati di una bambina che mi chiede: «Dove dormi?». Ti cerco stasera a teatro, appena prima di commuovermi, e nel riflesso di una candela, diventate due nel bicchiere.
Non ci sei, va bene, lo devo accettare. Ma chiedo un miracolo: sopravviverti senza tristezza. Chiedo di trovarti nel modo in cui puoi esserci e godere della tua esistenza, passata – è vero – però reale. C’eri.
E fanno tre mesi.









Mi piacciono molto! Notturno rosa, in particolare: perfetta.
ma grassie!