Le cose
ognuno
le vede a modo suo
ma loro non sembrano
esser viste
differenti allo stesso tempo
tuttavia in effetti
non si sa le cose
cosa siano.
Mediterraneo
Mare di corpi
gettati per scelta
o destino
come morti senza
come adesso
bambini tuffati
nelle ansie materne
e mettiti la crema
aspetta a fare il bagno
speranze contrarie
come barche
in questo mare
di corpi umani.
Anestesia locale
Come rispondere “bene, dài”
come niente d’importante
come riesci, se hai tempo, del resto
come “chissà dov’ho messo”
come un livido che non sai com’è che
come gli organi, dentro, quando sani
gravità
di cose che cadono
senz’emozione.
Niente da fare
Le cose più belle
e brutte
non si spiegano:
vengono
vanno ma
non ci fai
niente
dopo tutto
niente
per sopravvivere.
In fondo
Non fa una grande differenza. I palazzi stanno al solito posto, dritti come di consueto, e pure gli alberi (quei pochi) son gli stessi di sempre. Fiori non se ne vedono – è vero - ma neanche prima, in fondo.
Il traffico del centro sembra, in fondo, lo stesso, e ai lampioni identica pesa la fatica dei giorni, da sudare fino a sera. L’asfalto non piange quei piedi che han smesso di corrergli dietro, né i semafori conoscono la nostalgia dei passaggi andati.
Le maniglie non lamentano la perdita delle dita, che le stringevano con dolcezza, o rabbia. Cosucce - queste ultime - di cui, in fondo, nemmeno s’accorgevano. Alle sedie non manca il calore d’un tempo, né i letti si disperano per il vuoto troppo leggero, d’un corpo che non torna.
Soltanto una minoranza tra gli esistenti si affligge per le cose passate ad altro stato (se migliore o peggiore, in fondo, non fa differenza). Ma quei pochi farebbero bene a imitare i molti: la maggioranza vince e, in fondo, con ragione.








