Fuoco amico

Donne ciecheScena 1

Una collega m’invita a cena. Chiedo di controllare gli orari del treno su internet e il suo compagno mi risponde zelante: “Non c’è problema, puoi usare il mio computer”. Perfetto, molto gentile. Ed ecco comparire sullo schermo l’immagine di una donna in costume da bagno, con i seni in bella vista. Proprio come immagine del desktop. La donna è bionda, occhi azzurri, pelle chiara. Non posso fare a meno di confrontare quest’immagine con quella ( reale) della mia collega, anche lei bionda, occhi azzurri, pelle chiara.

Scena 2

Un amico (fidanzato) pubblica su Facebook la foto di una modella, commentando che la sua (della modella) bellezza rappresenta per lui “uno dei pochi motivi per cui vale la pena di vivere”.Donna muta

Ecco, adesso vorrei che mi diceste – in tutta onestà – come dovrebbero sentirsi la collega della scena 1 e la fidanzata della scena 2.
Io mi dico che, al loro posto, la cosa mi farebbe un po’ incazzare. Essere attratti da altre persone è normale, però credo che un po’ di tatto non guasti, senza contare che si potrebbe evitare di contribuire al bombardamento mediatico che impone alle donne di conformarsi a un certo modello di bellezza. O, come minimo, si potrebbe risparmiare questo bombardamento (e il conseguente senso d’inferiorità/inadeguatezza) alle donne amate.

Arianna

Foto: Eva Munter

Come quelle piante

Come quelle piante.
E’ novembre, ma in casa fa caldo, magari con un po’ di luce, la posizione giusta, un po’ di attenzioni in più. Dici che il basilico crescerà?
Un’impresa impossibile, piantare i semi sul nascere dell’inverno, quando il resto muore. Eppure i semi sono lì, il vaso pronto e, tutto sommato, tra il termosifone e la finestra potrebbe funzionare. Luce e calore. Sembra il segreto per seminare qualcosa di prezioso, vederlo crescere, sorridere nel notare che sta succedendo, il verde spunta, qualcosa di vitale ce l’ha fatta.
E poi un soffio di calore in meno, una distrazione, non accorgersi che il sole non spunta da giorni e le nuvole gonfie si fanno sempre più pesanti, oscurando quel caldo nutrimento. Come quelle piante di basilico. Sembrava incredibile, lo stupore nello scoprire che è vero, che nasce, un germoglio minuscolo che potrebbe diventare una pianta bella, verde splendente, piena di profumi felici che sanno d’estate. Come quelle piante, un raggio di luce in meno, un poco di buio che s’insinua approfittando di un pensiero distrattamente sfuggito e i germogli cadono asfissiati sulla terra, dalla quale si erano distaccati di pochi, pochissimi centimetri.
Come quelle piante, seminare qualcosa di piccolo, fragile, con la consapevolezza di quanto sia prezioso e poi non avere la forza di scacciare la nebbia. Come quel profumo di basilico, che questo inverno, tra il termosifone e la finestra, non si sentirà.

Lucia

Liberamente in libero corpo

C’è una cosa che non capisco.
Ed è questa: perché alcune mie “amiche di Facebook” giocano a imitare le modelle, pubblicando foto che le ritraggono in pose ai limiti del pornografico? E perché altre “amiche” ma, soprattutto, “amici di Facebook” si prodigano in prevedibili apprezzamenti, moltiplicando i “mi piace” e i commenti su quanto “figa”, “gnocca”, “bona” o più tradizionalmente “bella” sia la fotografata? Perché ci riduciamo a utilizzare Facebook come vetrina per mostrare culi, seni, gambe nude ma anche pettorali, addominali scolpiti, scimmiottando veline e tronisti? Il fatto di mettere in mostra pezzi del nostro corpo deriva dal bisogno di venire rassicurati che sì, suscitano l’effetto sperato, piacciono? Se così è: perché continuiamo a drogare questo bisogno (indotto) invece di provare a liberarcene?

“Sei solo invidiosa, perché non hai bellezze da mostrare”, potrebbe dirmi qualcuno. È vero: anche a me piacerebbe poter esibire un corpo simile ai tanti che appaiono in televisione, negli inserti pubblicitari, sui profili Facebook. Però non voglio assecondare questo desiderio. Non voglio passare i miei pomeriggi in palestra, comprare creme anticellulite o rifarmi il seno. Vorrei invece liberarmi dalla dittatura del modello (modella) da seguire e vorrei smetterla di relazionarmi al mio corpo in maniera strumentale. Il corpo come mezzo per ottenere stima, apprezzamento, riconoscimento, forse anche – ci illudiamo – una pallida parvenza d’amore. Un bel culo, un bel seno, belle gambe, bei pettorali come chiave per aprire la porta del successo sociale e chiudere quella della solitudine, del senso di inferiorità, dell’insoddisfazione. Ma la felicità non è direttamente proporzionale alla bellezza. Se anche riuscissimo nell’impresa di assomigliare al modello, non diventeremmo per questo più felici. La bellezza del corpo non dura per sempre, invecchieremo tutti, ci ammaleremo. Inoltre, pensare la bellezza al singolare è un inganno: ciò che esiste sono le bellezze, molte e diverse, a cui però dobbiamo fare spazio. Perché non proviamo a smantellare i meccanismi che ci incatenano a un certo modello da imitare e da desiderare? Perché non proviamo a cercare la felicità anziché una sola, predefinita bellezza, nella consapevolezza che quest’ultima non è condizione necessaria né sufficiente per raggiungere la prima?

Se vogliamo, possiamo liberarci. E potremmo cominciare da qui. Cancelliamo (donne e uomini) dai nostri profili Facebook quelle foto che ci ritraggono in pose seducenti, come fossimo veline o tronisti, ed evitiamo (donne e uomini) di elogiare i corpi che più somigliano al modello dominante. Poi, quando saremo un poco meno inquinati, proviamo a cercare la bellezza laddove ci dicono che non c’è: nei corpi vecchi, malati, troppo grassi o troppo magri, deboli, sfiniti. “Lasciamo le belle donne agli uomini senza fantasia” (e viceversa).

Arianna

Pioggia

Su questa terra piove come fosse Aprile
come fosse viola
come fosse un figlio,
Piove sui materassi marci
Piove sui comignoli rotti, sulle vostre tendine
socchiuse, speranze
sottese. E mentre piove
E mentre scrivo
E spendo i miei soldi
le scale poggiate ai muri mi fanno una tenerezza di
vertigo,
e ho solo paura di
non senso di
inafferrabile di.
Senza salirci, ci poggio i miei piedi marci
su quel sentimento spuma
che la tua bellezza è riuscita a regalarci.

AlexGonella

Velasquez

Il mio caso può essere paragonato a quel ritrattista che, commissionato del ritratto di una donna, la dipinge in studio prima di vederla, in maniera quindi completamente difforme dall’originale e una volta trovatosi di fronte alla persona vera, in carne ed ossa, non volendo abbandonare un quadro che reputa così ben riuscito in sé, procurasse di “modificare” la donna truccandola e deformandola con sfregi perché “somigli” di più al primitivo “ritratto”.

Carlo

Sei carino

Ultimamente ho iniziato a notare una cosa, da un certo punto di vista un po’ preoccupante. Per altri versi no, per altri versi ben vengano i complimenti. Però insomma… se fossi una donna, penso mi preoccuperei. O meglio, mi sentieri un po’ delusa. Sapete che mi capita? Che le persone mi dicano: “ma sì, vedrai che inizierai a lavorare bene qui, che sei carino, e quelli carini fanno strada in fretta.” All’inizio non ci avevo fatto caso, ma quando te lo dicono due volte in una giornata poi ci pensi. Innanzitutto penso: sono carino? Il termine “caro” mi ricorda le amiche di mia mamma, come mi chiamavano da piccolo “caro bambino” o simili. Carino è il diminutivo di caro. Sono carino. Canino? No, no: carino. Ah, beh, se sono carino avrò successo. Ma sono bravo anche? Lavoro bene? Per il mio lavoro l’aspetto fisico è importante. Buffo. Le persone carine fanno strada. Mica posso decarinizzarmi però, anche perché la mia carineria, questa specie di termine che mi hanno appioppato addosso in più d’uno e d’una, penso non risponda solo ad una carineria fisica. Almeno spero. Spero che sia anche il fatto che sorrido. Non che sorrida come uno scemo. Forse sorrido come uno che se la ride delle cose che vede, forse sorrido come uno che è felice, però sorrido parecchio. Rido anche, faccio battute e forse questo mi rende carino. O sarà il visino, il corpicino, carino? Dilemma.

Non so, mi trovo dilaniato da dubbi da prima donna, oppure è anche questa una questione di genere, inversa però, dove io, uomo, mi ritrovo per le mani strani apprezzamenti legati al mio lavoro…

…posso? Mi vien da ridacchiare anche di questo!

Giulio

Donne in saldo

Ne avevo sentito parlare, ma non le avevo mai viste.
E invece stamattina è successo.
È periodo di saldi e, così, un negozio di intimo ha pensato di attirare i clienti esibendo manichini in carne e ossa. Due giovani donne hanno trascorso qualche ora della loro vita in piedi dietro un vetro trasparente, in mutande e reggiseno, in equilibrio su un paio di tacchi a spillo.
Ho provato disagio, per loro e per me. Avrei voluto chiedere: “Perché lo fate? Non vi sembra umiliante?”. Incrociare il loro sguardo è stato imbarazzante, anche per loro, che l’hanno distolto immediatamente, sorprese e forse infastidite dal fatto che io cercassi un contatto. Quando si è avvicinato un giovane uomo, invece, hanno sorriso, lui le ha fotografate e poi ha mosso la testa in segno di approvazione, come a dire: “Complimenti!”. Complimenti: avete un bel seno, un bel culo, belle pance, belle gambe? Complimenti: siete in saldo, disponibili, a portata di mano, posso avervi? Questo voleva dire?
Mi sono vergognata. Ho proseguito oltre e, quando mi sono nuovamente trovata davanti a quella vetrina, ho tenuto gli occhi bassi.

Arianna

Ocean crush

Mi sono aperto all’acqua e ad essa poi fuso, oceano sublime, mio compagno di vita e di viaggio.

Erano le 5 e cominciava ad imbrunire in questo inverno alle porte, il cielo azzurro cristallo sfumava nel prussia nel grigio e poi nel viola prima di tuffarsi all’orizzonte nell’acqua, scura che si scioglieva poi in chiazze blu notte che ringiovanivano fino all’azzurro vicino ai miei piedi. La tempesta arrivava lenta e si faceva attendere, annusare prima nell’aria umida per poi scoprirsi, tra i suoi velli di nebbia bianca, lenzuola dell’oceano, di una fitta ma quantomai dolce e sottile pioggierella, carezza del vento.

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Lo conoscevo diverso
sempre illuminato
dal sole, una foto…
ed oggi mi si confida cosi’
mi racconta di lui
tra le nuvole scure
una tempesta alle spalle
un gabbiano sulle onde.

Mi si e’ aperto davanti
che non me l’aspettavo
mi ha detto di lui
cio’ che in pochi sanno
nudo nella bellezza di mostrarsi
se stesso, sono il suo amante;
oceano: solitario diamante.

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Giacomo