Viaggiare: grande possibilità e grande pericolo

Guardi dall’oblò la terra avvicinarsi, senti il carrello abbassarsi, poi il grande uccello di latta tocca l’asfalto e comincia a frenare. Ci siamo, ti dici.
Sono arrivato.
E qualcosa dentro di te già si agita, una strana trepidazione prende spazio e si insinua nel tuo inconscio.
Stai per cominciare un nuovo capitolo della tua storia.

Viaggiare offre una grande Possibilità e nasconde al contempo un grande pericolo.

Si dice che gli altri siano degli specchi che usiamo per vedere noi stessi. Utilizziamo il loro feedback come strumento di autovalutazione del nostro essere. Se le persone che ci stanno attorno ci guardano con interesse o fanno degli apprezzamenti sul nostro aspetto fisico otterremo delle conferme del fatto che siamo belli. Questo vale anche col nostro carattere: negli altri analizziamo in continuazione, in modo consapevole o inconsapevole, la risposta se siamo simpatici, divertenti, riflessivi, pensierosi, inopportuni, educati…
Per questo, nel momento in cui ci si trova in un ambiente completamente nuovo, ci viene offerta un’incredibile opportunità di crescita, perchè le persone nelle quali ci specchieremo non conoscendo noi e il nostro passato, ci daranno una risposta nuova, un’immagine di noi stessi diversa, ma che più corrisponderà al vero perchè più libera dalle catene del passato, dai nostri sbagli, dalle etichette che nel corso della nostra vita ci siamo attirati addosso.
Per questo viaggiare ci permette di scoprire lati di noi che non immaginavamo avere, ci conferma il nostro cambiamento, ci conferma che il passato rimane tale e che il futuro è tutto da scrivere. Ci fa sentire nuovi, rinnovati, liberi.
E se questo è il più grande dono del viaggiare è anche il suo più grande pericolo. Perchè se da una parte ti viene data la possibilità di vederti e specchiarti in un modo nuovo, scoprendo parti di te stesso che ancora non conoscevi, dall’altro ti viene data anche la possibità, o il sogno, di scappare dalla tua vecchia vita, cancellare gli errori, i problemi, le cose che non vanno. Ti si mostra l’allettante possibilità di non risolvere ciò che andava risolto, di non fare quella fatica, e di ricominciare semplicemente di nuovo tutto, da capo. Così viaggiare può diventare invece che crescita, involuzione. Un modo per vivere facile e non affrontare la vita, scappando dalle decisioni difficili e dalle scelte sofferte del nostro cammino.

Giacomo

Melina (terza ed ultima parte)

Parte terza  

Era proprio vero. La stanza brillava della luce del mattino e Melina non poteva più dubitare di quel che vedeva riflesso di fronte a sè.

“Sono diventata una bambina colorata, caspitina!”

Effettivamente la pelle di Melina era tutta un intrecciarsi di colori caldi e luminosi, che si modificavano continuamente; a tratti sembrava fosse immersa in un mare di coriandoli, altre volte i colori si disponevano in losanghe e bandeggi più ampi (come il costume d’Arlecchino).

Melina sorrise contenta e lo specchio le restituì un sorriso arcobaleno.

Corse subito in cucina.

“Ta-dàn!”

Bi, Bo e Bu alzarono lo sguardo dalle tazze e rimasero esterrefatti.

“Sei bellissima” disse Bi.

“Sì” annuì Bo.

“Ng-ng-ng” fece loro eco Bu.

“Sì, sono bellissima” affermò radiosa Melina.

Mentre andava a scuola pensò un po’ spaventata a come l’avrebbero accolta, ma quando arrivò:

-        Gino il bidello le sorrise

-        Quelli della prima, seconda, terza A, B e C le sorrisero

-        Il maestro di matematica le sorrise

-        Praticamente fu accolta con un sorriso da parte di tutti quanti

-        E quando la maestra le chiese come stava, la risposta non fu il solito “Così così” ma “Molto bene, grazie, maestra”

Sembrava proprio che oltre ai colori avesse ricevuto in dono la capacità di rallegrare e rasserenare, forse i colori emettevano dei raggi magici, una cosa così insomma.

Fu ricevuta dal Presidente della Repubblica che le disse:”Brava figliola, continua così”.

Melina divenne più indaffarata di una rock-star: ogni lunedì andava a trovare i bimbi negli ospedali, il martedì parlava con un gruppo di nonnini, il mercoledì…

e poi ricevette inviti da tutti i paesi del mondo,

e poi organizzarono un grande incontro a cui parteciparono tutti i pittori più famosi, dentro il Louvre, per ammirarla e trarre ispirazione.

E poi il famoso pianista Mussorggisky compose una sinfonia che si chiamava “Colori ad un’esibizione”.  E così insomma.

Ho incontrato Melina qualche settimana fa, stava danzando, mi ha riconosciuto, mi ha sorriso e mi ha detto “Saluta tutti quelli che leggeranno la mia storia” e poi, leggera, ha ripreso il suo giro di valzer.

Qualche giorno fa ho scoperto che Melina si è sposata col Clown Masino, il figlio di Arlecchino.

Fine

Melina (parte II)

Parte Seconda

Erano le otto. La sveglia suonò, faceva il rumore di un picchio che becchetta la corteccia di una sequoia canadese (così le aveva detto la nonna Ba regalandogliela).

Melina si destò e prima ancora di aprire gli occhi sentì che c’era qualcosa di strano. “Molto stranissimissimo” pensò.

In genere al mattino si sentiva così così, invece quel giorno avvertiva tutta una energia dentro che la faceva stare bene.

Per andare al bagno passò davanti allo specchio e di sfuggita le parve di avere delle macchie sulla pelle.

“Ohibò” sobbalzò “non mi sarò mica presa il morbillo o la varicella?”
Ma questo pensiero di malattia contrastava col suo benessere (che pian pianino si diffondeva sempre più nel suo corpicino).

Alzò la tapparella e ritornò a guardarsi allo specchio.

“Mah… ma…mah ???”

Melina si stropicciò ben bene gli occhi un paio di volte, poi tornò alla finestra per fare ancora più luce.

“Melina ti sei svegliata? Fai tardi a scuola”, sentì sua mamma Bi che la chiamava, intenta a preparare la colazione.

Tornò davanti allo specchio.

“E’ proprio vero. Mannaggia!” pensò la bimba.

E le sue labbra si schiusero in un largo sorriso che lo specchio le restituì tutto intero.

Fine parte seconda

Melina (parte I)

“La vita è una cosa così”   Clown Masino

Avvertenze per i lettori che hanno più di 10 anni di età (per i più piccoli non è necessario):

-          questa è una fiaba, dunque una storia assolutamente vera, non abbiate paura

-          in questa fiaba ci sono tanti colori, non abbiate paura

-          in questa fiaba succedono cose magiche, non abbiate paura.

-          Insomma, non abbiate paura

Bene, ora possiamo cominciare.

Parte prima

Melina era una bambina di 10 anni, con capelli neri lunghi lunghi ed un colorito della pelle che passava dal bianco marmoreo estivo ad una quasi trasparenza invernale. Alta un metro e una scatola di corn-flakes, portava sempre delle scarpette viola. Viveva in una cittadina in mezzo ad una pianura che non si capiva esattamente fin dove si spingesse, anche perchè spesso le giornate erano appannate da una nebbiolina sottile e tenace, la cittadina si chiamava Qua, ma noi per intenderci meglio la chiameremo Là.

I genitori di Melina (che per praticità chiameremo Bi e Bo) non erano severi (la sgridavano solo se la combinava veramente grossa e questo accadeva raramente) ma non erano neanche dei genitori modello (per esempio, non le raccontavano mai nessuna storia): erano dei genitori così così.

Se incontrate Bo, il padre, per strada lo riconoscete sicuramente perché è arancione, di quella tonalità che spesso hanno i trattori; Bi, invece, è  verde, verde lampione.

La famiglia si completava con Bu, il fratello minore, la cui occupazione principale era rotolare per la casa emettendo strani versi.

Anche Melina era una bambina così così, non si può dire che fosse triste, ma certo non era nemmeno felice. Quando le chiedevano come stava o come andava lei faceva quel segno con la mano rotandola prima in giù e poi in su per un po’ di volte e non c’era bisogno di molte parole.

Una sera Melina, il pigiamino grigiolino indosso, andò a dormire (erano le 22e30 come d’abitudine) e sognò.

Sognò uno strano personaggio vestito in frac, molto ma molto rotondetto.

“Sono il mago Baba”  le disse.

“Babbà?” fece la bimba che non aveva capito e subito le era venuta una golosa acquolina.

“No, Baba.”

“Ah, occhei, scusa”

Il Mago Baba roteò la sua bacchetta magica a forma di baguette e Melina fu catapultata in un congegno che sembrava molto simile a quei tunnel pieni di spazzoloni rotanti dove si lavano le automobili. Inizialmente si spaventò, poi fu tutto un piacevole solletico e uno strofinio e si lasciò cullare…

Melina si svegliò. Erano le 8.00 del mattino.

Fine parte prima

Senza nome

Il mondo non ha nome. Ascolta l’acqua.
Non ha nome la montagna.
E nemmeno il cielo ha nome.
…guarda la luna…
Non ha nome il tuo sorriso.
Nessun nome ai tuoi occhi e ai tuoi molteplici sguardi.
Non ha nome il vento. Ascolta il vento.
Il suono non ha nome.
Io sono-senza nome.
Dici molte cose belle,
ma non esistono più.
Quando dici per affermare, stai dormendo.
Quando dici per toccare, sei nel cuore che non ha nome.
Nessun nome al sangue e alle tue emozioni.
Nessun nome a questo giorno di festa, sorto con un’alba senza nome e che è andato a dormire nel silenzio.
Non dirmi le cose per convincermi perchè non amo la matematica.
Parlami con la musica, parlami rimanendo in silenzio. Ascolta il silenzio.
Sei senza nome, per me. Ogni giorno, ogni istante… una scoperta!
Il mondo non ha nome, sai?… e queste parole galleggiano sul nulla. Ascolta il vuoto e..
Abbracciami, se vuoi.. questa è verità!
Ma non dire, ti prego, che questa è verità.
Nessun nome al mio respiro che ancora mi tiene alzato…
 
Raji

In fondo

Non fa una grande differenza. I palazzi stanno al solito posto, dritti come di consueto, e pure gli alberi (quei pochi) son gli stessi di sempre. Fiori non se ne vedono – è vero - ma neanche prima, in fondo.
Il traffico del centro sembra, in fondo, lo stesso, e ai lampioni identica pesa la fatica dei giorni, da sudare fino a sera. L’asfalto non piange quei piedi che han smesso di corrergli dietro, né i semafori conoscono la nostalgia dei passaggi andati.
Le maniglie non lamentano la perdita delle dita, che le stringevano con dolcezza, o rabbia. Cosucce - queste ultime - di cui, in fondo, nemmeno s’accorgevano. Alle sedie non manca il calore d’un tempo, né i letti si disperano per il vuoto troppo leggero, d’un corpo che non torna.
Soltanto una minoranza tra gli esistenti si affligge per le cose passate ad altro stato (se migliore o peggiore, in fondo, non fa differenza). Ma quei pochi farebbero bene a imitare i molti: la maggioranza vince e, in fondo, con ragione.

Arianna

Buon compleanno

Te li faccio lo stesso, gli auguri di compleanno.
Perché oggi ti penso più forte, e perché il 17 novembre resterà sempre il tuo compleanno, l’anniversario del giorno felice in cui sei nata.
La seconda data - quella che nei vivi si omette - non cambia il significato della prima: 28 anni fa, all’improvviso, esistevi. Questo rimane vero anche oggi, che è da allora il primo 17 novembre senza di te.

Ti mando l’augurio di sempre, immutato nel mutare degli stati, dei passaggi ad altre forme. Ti auguro di sentirti bene dove stai, di vedere il senso e la bellezza, di poter esprimere il meglio di te stessa, e di esserne consapevole.
Invio quest’augurio a quel che ora sei diventata, alle parti di te trasformate in terra, funghi, nuvole. Per esser certa di non tralasciare nessuna molecola, nessun atomo dei tuoi, mi rivolgo a tutti i viventi, e a tutto quel che esiste: buon compleanno. 

Arianna

Che cos’è il caldo del cappuccino appena fatto?

Questa mattina ho sorseggiato il mio tiepido cappucino al bar Pasi e mi sono soffermato ad occhi chiusi sulla sensazione di calore che lambiva la lingua, il palato e la gola, nonché lo stomaco. Insomma mi sono osservato, gustando appieno il percorso, la discesa della sostanza liquida quale è il caffè all’interno del mio corpo. E’ accaduto, in un certo momento, di dimenticare quel che stavo facendo, ero – come dire – tutto assorbito nella sensazione di calore…
quella sensazione senza nome, non era nulla che conoscessi già. E si è fatta grande…
Non era un cappuccino, non era un idrante, non era una foresta incazzata, né l’alberello Pino..
Era una dolce novità! Solo sensazione…
Spegnendo la mente-che-definisce (che i guru indiani amano chiamare la mente-che-mente) per qualche istante, solo il nuovo esiste… è un fatto moooooooolto interessante! In effetti, anche da un punto di vista scientifico, non esistono due cose uguali tra loro… basti pensare ai fiocchi di neve:  identici-appaiono e differenti-nella sostanza!
E che bom che l’è stà QUEL cappuccino!  Slurp! Peccato (o fortuna) che non tornerà più… identico!
Raji