Miriam ha il volto corroso dall’acne

Miriam è un volto

corroso dall’acne.

Prende la tazzina del caffè

con grazia infinita

con la premura spontanea

della mano che si chiude sul glande

- può esserci delicatezza

e amore nella mano

che si chiude sul glande? -

Oppure la sua grazia

è dello scrittore che scivola

la sue note sul foglio.

Miriam si dona

generosa nel gesto.

Si dona nella pezza sul tavolo

si dona dietro al bancone

nel battere il fondo del caffè

e si dona mentre

dietro al bancone

canta una canzone

di parole semplici

come sciocche

quasi non vista.

Si dona a ognuno in modo privato

come fosse l’unico

o almeno l’ultimo.

Poi entro

e al mattino, al pomerriggio e alla sera

Miriam non c’è più.

Altrove

raccoglie e dona la vita,

altrove dispensa

il delicato delle sue mani.

Giulio

Museo

Guardo.

Guato.

Loro guardano opere d’arte,
io li guardo guardare opere d’arte.
Seduto con la mia seggiola nera
ad un angolo del salone.

Il primo giorno sedevo
davanti ad un Matisse,
anch’io,
come loro,
ero concentrato,
attento,
anche se non ho studiato.

Niente.

Io le tele non le capisco.

Ma poi osservo le persone, i loro volti
che si colorano, illividiscono, si fanno cupi,
come invecchiano, avvampano,
tutto d’un colpo ridono.
Allora tutto si fa più chiaro,
e forse capisco.

Tsunami

Un uomo e una donna.

Una piccola casa.

Un figlio

e una briciola d’amore.

Due figli

e una briciola d’amore.

Un’altra piccola casa,

un’altra ancora.

Una stradicciola in terra battuta.

Qualche albero

e un campo coltivato.

Gli attrezzi del contadino

il pozzo, il secchio

l’acqua fresca sulla pelle del mattino.

Altre case e stradicciole

molti uomini e donne:

un piccolo villaggio sulla costa.

Un porticciolo

dieci barche grandi come conchiglie

dieci vele rammendate.

Uomini che fanno colazione di riso

e salpano al primo sole.

Le risa dei ragazzi che giocano a palla

le botte dopo le risa

le piccole ingiustizie.

Un mazzolino di fiori di campo

occhi timidi, sguardi divergenti

e una briciola d’amore.

Un’altra piccola casa

riso e sorrisi di tutti

invidie di alcuni.

Il giorno dopo

i rumori di sempre

di terra e animali

di uomini e donne

che si fanno la vita.

Poi un giorno come altri dal mare

l’acqua si alza in un muro di pietra

e corre verso la costa.

Sbiancano i cuori di tutti

mentre i corpi, le case, i figli, le stradicciole in terra battuta, gli alberi e i campi coltivati, gli atrezzi del contadino, il pozzo e il secchio e l’acqua dolce e fresca del mattino, altre case, il villaggio, il porticciolo, le dieci barche e le dieci vele rammendate e le reti, i ragazzi e il pallone, i fiori di campo e le invidie e tutte, tutte le cose di sempre

vengono cancellate dalla faccia della terra.

Persino la briciola d’amore.

Gli usignoli perdono il canto

quando il mare recede e scopre la terra:

ogni cosa è distrutta, scomposta e ferita.

I superstiti vagano

tra le macerie sconvolte dal lutto.

Niente, nulla, nessuno

è più come prima.

 

Poco dopo

dal sole e dalla terra germoglia

una briciola d’amore.

Questa poesia è dedicata a tutto ciò che viene costruito a ridosso dell’oceano interiore e che vive costantemente il rischio del maremoto. A ciò che di superbo di fa senza considerare di quanto in fretta può scomparire.

Giulio

messaggi promozionali preterintenzionali

Cos’è questo esaurimento della scrittura? Come se la stessi abbandonando, come se non sapessi più come si fa a volerlo fare. E se mi stesse abbandonando lei, se le parole non volessero più farsi scrivere dalle mie mani (o le dita, fate voi)? Tutto quello che digito è per me solo un esercizio di stile. È disponibile un mio nuovo libro di poesie, il secondo e credo l’ultimo: raccoglie le righe che non erano state incluse nel primo, righe scritte e finite, niente di nuovo. Non ho creato niente, ho solo vomitato quello che avevo digerito, come un pasto mai veramente goduto. Così esaurisco il mio archivio creativo? Cos’altro ho da dire? La notte serve a scrivere romanzi, cantavano i Bluvertigo stamattina nelle mie orecchie, ma ho perso il dominio sulle ore piccole, c’è solo il riposo e la pace del letto. È questo il sacrificio della vita adulta? Travolti dalla necessità filosofica di darci un impegno quotidiano remunerativo, siamo costretti a tralasciare (tradire?) la nostra parte creativa per godere dei benefici di una vita salutare? Allora è vero che l’artista è quello con le occhiaie e che l’arte applicata al tempo è tormento fisico e mentale. Forse non ci sono istruzioni per l’uso (Perturbazione) e nessuno si ricorderà di me, se non per quello che scrivo, come il cronista dei Mambassa. Forse fare non è tempo, è solo azione senza durata, ha bisogno di fermare. Guardo quell’altro mio blog e vedo sempre più musica e meno parole.
Forse ho solo bisogno di ascoltare, ancora per un po’.

Gianmarco

L’ultimo inganno

 

L’ultimo inganno è la vita così intesa,
di chi si crogiola nella sofferenza
e si incorona, d’arte, altissimo poeta,
triste incompreso genio trafitto,
per darsi una chance di esser grandi,
per sentirsi meglio nel peggio,
e non esser banali uomini sofferenti.

Giacomo

Insieme 1 e 2

Insieme 1

Legati nel cuore.
Come i rami del faggio
all’abete intrecciati
come un’alba al tramonto
o le foglie d’autunno
a riposo sul prato.
In questo e altri cicli
e per sempre vicini.
Indivisibili.

Insieme 2

Legati nel cuore.
Come i rami del faggio
all’abete intrecciati
come il crepuscolo e l’alba
o le foglie d’autunno
riunite sul prato.
Per sempre vicini
in questo e altri cicli.
Indivisibili.

Queste poesie, sono la stessa poesia. La seconda è la poesia originale scritta circa un annetto fa, la prima è una poesia revisionata oggi. La mia domanda è: sono uguali secondo voi? Le immagini hanno lo stesso effetto? Il ritmo è lo stesso? Cambia qualcosa a livello di sensazione? Tutto il cambiamento è a livello metrico nei versi centrali. Ha senso un cambiamento di questo tipo?

Grazie! Giulio

Portovesme

Sopra il blu, gli scogli le case
tra il mare e il cielo svetta
l’oblungo collo bianco e rosso
che pare una galera
della ciminiera invecchiata.

Sopra, lo sguardo della luna
che indaga le speranze
di bauxite, i sogni stanchi
mutati in allumina
degli operai di Portovesme.

Nell’intrico di celle e rulli
lo zinco ed il piombo
sono gli dei dell’altoforno
e la loro immagine
è oggetto di un culto segreto.

E’ qui che l’anima devota
distilla a quegli dei
un percolato denso d’odio
misurato a container
soppesato chiatta su chiatta.

Non credere a chi ti racconta
dei travi d’alluminio:
sono solamente uno scarto.
L’oro di Portovesme
è l’elettrolisi del cuore.

http://it.wikipedia.org/wiki/Portovesme

Giulio

E in quel profumo…

Quanto desiderio di non essere solo.
Non è poesia, è traccia in me.
Desiderio di sentirmi parte di un amore sconfinato.
Luce, tra Luci, vere di vita vera.
E in quel profumo…
Ho visto per qualche istante i prati elisi,
e c’eravamo tutti e tutti nel sorriso d’oro del Raggio…
Che il Sole illumini ovunque, dice l’anima.
Che il Cielo, l’ascolti.

Raji

Verità

Come,
parlare di verità.
C’è un disegno,
ne vivo il respiro.
Dove, quando, e perchè…
Non trovano eco.
In una melodia evocativa,
ricordo…
un linguaggio che parla all’anima.
Quel giorno,
se ne uscì dal dojo,
improvvisamente.
Voler essere, fa compagnia.
Nonostante tutto.
Ancora, guardare…
Ma un punto preciso c’è?

Raji