Camminavo da un po’ di tempo fuori dal sentiero che solitamente battevo.
Sotto i miei piedi foglie secche cadute copiose dal mio passato formavano un morbido tappeto colorato che ricopriva ogni cosa attorno a me. Mi sentivo perfettamente solo, nonostante la mia mano fosse tenuta stretta da un’altra.
In quel periodo la mia solitudine era rotta da frequenti apparizioni di pensieri che mi turbavano la mente, già avvolta da quella nebbiolina sottile che sale spesso dal fondo del bosco al mattino. Non comprendevo ancora che dovevo aprire un altro sentiero, anziché cercare di ritrovare quello ormai perso per sempre. E ciò mi turbava l’anima perché non avevo più alcun punto di riferimento.
Durante il breve sonno notturno mi aggiravo attraverso strani sogni che mi nascondevano qualcosa che non riuscivo ad afferrare. Desideravo ardentemente che accadesse qualcosa, uno shock che mi scuotesse dal quel torpore.
Ma niente.
I giorni passavano e a me sembrava di continuare a girare attorno, senza giungere mai da nessuna parte.
E allora, in un preciso istante, decisi con volontà di fermarmi.
Stop.
Tutto sarebbe stato diverso da prima.
Cambiamento.
Nuovo.
Vita.
Demetrio
Il dolore si frammenta, come le facce d’un prisma che riflettono ciascuna la sua parte di luce, e la sua parte soltanto. Può derivare da eventi condivisi, ma poi si trasforma in un vissuto personale, che separa e divide: nessuno può capirti, nessuno. E tu, del resto, non puoi capire gli altri. Siete tanti, ciascuno solo.




