Epilogo

È dunque questa
la fine
della speranza
della paura
per future cose
terribili, è la fine
delle tue mani
a stringere la testa
come preghiera
è, infine, silenzio:
tacciono le voci.

È successo tutto
oggi
un pomeriggio qualsiasi
oggi
sappiamo quando
e come
sappiamo
che non è possibile
una fine diversa.

Congedo

È uscito sangue
dal naso:
con questo, forse,
avrei dovuto pensare
al cuore
come campane
in una chiesa vuota.

Il cuore batteva
ma tu non c’eri
e da subito
non c’era la voce
cattiva
che ti ha spinto.

Invece io
mi sono arrabbiata
credevo la vita
più dura
la morte no
non l’immaginavo.

Ho un buco adesso
qui, nel petto:
sei andata
senza salutare.

Il sogno della circolare

Nell’alba la nebbia si stacca da terra
nell’alba
prega il torrente al confine
la preghiera dei sassi.
E’ lunedì e si sente il suono dell’acqua.
Vedremo il perché.
Ancora riposa la sega
e la pialla
già sveglia aspetta le mani.
Aspetterà ancora a lungo,
vedremo il perché.
I tronchi e i pacchi di travi
sembrano un vicolo cieco
solo da sopra si scorge il disegno
o da dentro
da dove quel sogno proviene.
Come a saperlo
stamane distilla ogni legno
un sudore di ambra comune
non è proprio un pianto
piuttosto un dialetto
un modo per annunciare
la morte del segantino.
Questo dedalo d’assi
macchinari, muletti
è lasciato alla terra
è lasciato agli eredi
sporco di fango e fatica
di cui
la famiglia non sa più che fare.
E’ ancora presto e d’inverno
il lavoro inizia con calma.
Oggi però
la calma è protratta
e sogna ancora la sega
di tronchi d’ebano e oriente
e nel sogno
strano le pare
che non sia ancora tempo
di spaccarsi la schiena.

Mi si stringe il cuore

Mi si stringe il cuore
si fa piccolo per far fuori
i non voglio
i non ancora
che però sono dentro
da prima, e lì restano.

Mi si stringe il cuore
proprio adesso
che dovrei allargarlo
per fare spazio
a quel poco
che pure, e invece.

Mi si stringe il cuore
come un lavaggio sbagliato
zuppo e pesante
di tristezza.

Insegnami la felicità

Insegnami la felicità
quella semplice
degli animali
stretti insieme
in fondo alla tana.

Insegnami la felicità
quella piccola
come la tua testa
appoggiata
a respirarmi contro.

Insegnami, bimbo, voglio
imparare: a due anni
tu Maestro
io garzone di bottega.

Di chi è la colpa

Di chi è la colpa
si capirà, dici
nel delirio cupo
di questo giorno
con luce
senza calore.

E scavi, scavi
la stessa ferita
che si fa nuova
e ancora spruzza
lo stesso dolore
senza riparo.

Restiamo così
tremanti su gambe
a chiederci come
si fa
tutto, un piede
dietro l’altro,
senza sentiero.

Stanotte ho sognato

Stanotte ho sognato
di abbracciarti
proprio adesso
che non si può
nemmeno arrivare
a te.

Proprio adesso sogno
di raggiungerti
e dire cose come
è difficile, capisco, cose
che confortano.

Tornerai presente
qui, con noi?
Da qualche parte
qualcuno
ci parla
di sconfitta. Fa male
ma se noi tutti siamo
vinti, dove festeggiano
i vincitori?

Rimane così poco,
è che
rimane
così poco di te.


Babbo Natale

Per la prima volta
siamo stati noi
a mangiare i biscotti
(tranne uno),
a lasciare
i regali incartati
sotto l’albero.

Stamattina dicevi
è passato
Babbo Natale, eccitazione
e sollievo: forse un dubbio
ma no, per fortuna, è arrivato.

La cosa più commovente
è la tua fede
semplice
nella domanda: adesso dov’è?

Grazie, piccolo,
perché ci fai
credere
alla parte più fedele,
più luminosa
di noi: stella cometa.

22 mesi

22 mesi:
chi mai li conterebbe
se non un genitore?
(né cifra tonda
né tappa significativa
dello sviluppo)

22 mesi
che ti ascolto, ti tocco
ed è cambiato
il mio sguardo:
adesso noto ogni cane
e mi entusiasmo
gioiosa
al passare dei camion.
Cacco!

Sei diventato timido
non lo eri
lo sei: quindi?
Distogli lo sguardo,
ti nascondi,
afferri i giochi
desiderati, solo
con la mia mano.

Sento crescere
ombre dense
dentro:
il passato che dice
del futuro, ma questo
è un pezzo
tutto mio.

Una cosa invece
vorrei dirti
nella timidezza
di questi due anni
non ancora.

Non si vive di lato
e neppure prima
neppure dopo
o, meglio, sì
però meno
e si perde tanto
a non prendere
il volo
una mano tesa.