Era più facile amarti

Era più facile amarti
quand’eri morbido
senza spine.

Era più facile
quand’eri piccolo
e non c’erano parole
per dire la rabbia
bastava una fascia
la stanchezza
Il mio latte.

Era più facile prima
perché sei nato
una sera d’estate
quando tutto
era un po’ più intero.

È ancora estate
ma quest’anno gli alberi
le foglie
precocemente gialle
marroni cadono.

Vorrei amarti
d’un amore saldo
semplice e diretto
solo al bene.
Invece nuotiamo
in questo amore spaventato:
tu cresci e io
ho paura di pungermi.

Dammi la mano.
È ancora estate:
andiamo al mare.

Senza titolo

C’è un silenzio irricevibile
tra queste mura di palazzo
case alte pigiate alle case
un rione dopo uguale rione.

Fatemi tornare agli affetti
al chiasso a cascata dei bimbi
a quel daffare ininterrotto
che strema un giorno dopo l’altro.

Qui s’invecchia solo a respirare.

5 luglio

Era di pomeriggio
d’estate
un lunedì perfetto
sereno non afoso
piacevole perfino
in città.

E proprio quel giorno
hai deciso
ma forse no
non sei stata tu:
qualcosa ti ha spinto
da dentro
ti ha buttata
precipitata e questa volta
è andata a finire
così.

Un anno fa
un anno senza
però c’è stata
speranza
di trovarti in qualche modo
salutarti e sentirti
comunque sorella.

Mi sei apparsa in sogno
nel solstizio di quest’altra
estate
un abbraccio pieno
solo d’affetto:
nient’altro.

Tarte tatin

C’è forse modo, lo voglio sperare, di farti sapere che anche a me piace molto la tarte tatin.
Vorrei anche dirti, in qualche modo, che la preferisco con il gelato alla vaniglia, come la mangiavi tu, sebbene il gelato alla crema di oggi fosse buonissimo.

Ci sono poi altre cose che vorrei dirti.
Ma forse, a pensarci, no. Forse tornassi indietro parlerei di cose così. E basta.
Tornassi indietro non aggiungerei la mia alle voci giudicanti dentro di te,
con l’arroganza di conoscere
e distinguere il bene e il male.
Tornassi indietro resterei di fianco, con umiltà, ad aspettare che passi un altro pomeriggio, nel mistero d’una sofferenza che non si lascia guarire.
Tornassi indietro: io, oppure tu.

Adesso che tutto evapora (paure, rabbie, speranze) rimane soltanto
il cuore spezzato: dentro a un nocciolo duro, rizza il pelo un amore testardo. Fedele come questa spalla destra, sempre contratta.


Di te rimane

Di te rimane
qualche capello
scuro lunghissimo
tra le pieghe
dei maglioni.

Rimangono poi
mozziconi di sigaretta
bianchi con filtro
nelle tasche
dei pantaloni.

Rimane dentro
nello sguardo
nelle notti senza
sonno
questo dolore
ancora appuntito
vivo nei capricci
negli spigoli.

Rimaniamo noi
con la pelle
troppo sottile
a farci ferire
dal buio e dalla luce
dai mali del mondo
e dalla gioia
che non ci appartiene.

Patatine

Mi dispiace per i denti che non hai e per le patatine che non puoi più mangiare.
Mi dispiace per i tuoi maglioni fuori misura come per tutti i tuoi vestiti troppo larghi, perché il tempo ti ha fatto piccolo.
Sì.. ti sei fatto piccolo come con il tempo si è fatta piccola la mia paura di te.
Mi dispiace per la tua rabbia, così enorme da non permetterti mai di sentire che è bello il sole sul viso, che è bello avere un tetto, del cibo da mangiare e una compagna da ‘amare’.
Solo oggi mi dispiace e solo oggi riesco ad esserne felice.

Come me sei nata

Come me sei nata
con tanti capelli neri
con me sei cresciuta
hai imparato le cose
di tutte le bambine.

Poi è successo
qualcosa
oppure da sempre
e non l’abbiamo capito.

I nostri destini
(è stato questo?)
le nostre vite
hanno smesso di parlarsi.

In base a cosa
oggi festeggio
il mio compleanno
e tu invece per sempre
rimani altrove?

Ma la tristezza non è arrivata subito:
ci sono voluti i primi messaggi
per farla salire dal petto
agli occhi, per ricordarmi
che no, il tuo augurio
non ci sarà
non sei più
nei desideri.

Chissà perché non me l’aspettavo
questa tristezza di oggi
mi ha colta di sorpresa.

Bellissima

Non ti ha protetta
la bellezza
né il viso né gli occhi
il tuo corpo perfetto
per i canoni
della nostra società.

Non ti ha protetta
il talento
nella musica, nel disegno
né tanto meno io
sorella maggiore
in tante cose a te
inferiore: neppure io
neppure noi.

C’è una foto
in cui ti appoggi
al mio petto
(quattro anni, io sei)
il volto metà
in ombra:
sembri chiedermi sostegno.

Ma son pensieri di adesso
con lo sguardo
impastato di tristezza
leggo e cerco.
Piango.

Eravamo bambine

Eravamo bambine
due
sorelle, in casa
c’erano bambole,
Lego e pennarelli,
urla, morsi e pomeriggi
a guardare i cartoni.

Adesso che sono
rimasta unica
sopravvissuta
ti piango con rabbia
ancora incredula.

Veniamo al cimitero
e parliamo di rose,
vasi e marmi
per non dire
quanto fa male
la tua tomba perfetta.