Blue marble

Su questa terra meravigliosa
corroborata da prove scientifiche inconfutabili
le nuvole si spengono come sigarette
nel posacenere del cielo.
Aria di vetro
terso dopo la pioggia
tra queste strade alberate
invase dal suono del traffico
e di una chitarra lontana.
Tu vieni al mondo.
È un bel giorno per nascere:
metti occhi e radici
su di un pianeta quasi perfetto
anche col suo frastuono di strade
anche col suo contraltare di merli.

Stanca e scomparsa

Delia è una giovane madre
arriva al bar trascinando
il passeggino come un sasso.
Depone il gran peso da parte
e stanca s’arrende alla sedia.
Infermiera nei modi
la cameriera s’affretta a servirla
ché sono coetanee e quel volto
somiglia a una supplica.
Delia è stanca di notti
a singhiozzo e svuotate
di pianto e di seno.
Si sente sparire
e anche lei piange
ma a casa e da sola:
qui al bar solamente una pista
di nero ne parla negli occhi.
Accanto a una vita che inizia
e venendo
adombra la prima
Delia si sente
stanca e scomparsa.
Gli anni di Delia e del bimbo
gli anni trascorsi e quelli davanti
una vita che oscura una vita
e i conti che tornano male.

Dopo spremuta e caffè
pare un po’ meglio.
La cameriera sorride
lei prende coraggio e risorge
e adesso il bimbo da pietra
si fa nuovamente respiro
e la guarda.
Anche Delia lo guarda.
E’ ancora infelice
ma il peggio per oggi è passato.

Avevi i capelli corti

Avevi
i capelli corti
le mestruazioni
quando sei partita
sei saltata
e abbiamo imparato
la discrezione
degli angeli.

Non è venuto nessuno
a prenderti in braccio
invertire la rotta
oppure infilare
qualcosa di morbido
tra il tuo corpo e
l’asfalto.

Di te è rimasta
una macchia
scura, poi
ti ho rivista
ferma e fredda
con la pelle liscia
da accarezzare, come
non facevo da tempo.

Mi mancavi anche prima
era difficile
vederti altrove, solo
adesso
non torni.

Non torni più.

Epilogo

È dunque questa
la fine
della speranza
della paura
per future cose
terribili, è la fine
delle tue mani
a stringere la testa
come preghiera
è, infine, silenzio:
tacciono le voci.

È successo tutto
oggi
un pomeriggio qualsiasi
oggi
sappiamo quando
e come
sappiamo
che non è possibile
una fine diversa.

Congedo

È uscito sangue
dal naso:
con questo, forse,
avrei dovuto pensare
al cuore
come campane
in una chiesa vuota.

Il cuore batteva
ma tu non c’eri
e da subito
non c’era la voce
cattiva
che ti ha spinto.

Invece io
mi sono arrabbiata
credevo la vita
più dura
la morte no
non l’immaginavo.

Ho un buco adesso
qui, nel petto:
sei andata
senza salutare.

Il sogno della circolare

Nell’alba la nebbia si stacca da terra
nell’alba
prega il torrente al confine
la preghiera dei sassi.
E’ lunedì e si sente il suono dell’acqua.
Vedremo il perché.
Ancora riposa la sega
e la pialla
già sveglia aspetta le mani.
Aspetterà ancora a lungo,
vedremo il perché.
I tronchi e i pacchi di travi
sembrano un vicolo cieco
solo da sopra si scorge il disegno
o da dentro
da dove quel sogno proviene.
Come a saperlo
stamane distilla ogni legno
un sudore di ambra comune
non è proprio un pianto
piuttosto un dialetto
un modo per annunciare
la morte del segantino.
Questo dedalo d’assi
macchinari, muletti
è lasciato alla terra
è lasciato agli eredi
sporco di fango e fatica
di cui
la famiglia non sa più che fare.
E’ ancora presto e d’inverno
il lavoro inizia con calma.
Oggi però
la calma è protratta
e sogna ancora la sega
di tronchi d’ebano e oriente
e nel sogno
strano le pare
che non sia ancora tempo
di spaccarsi la schiena.

Mi si stringe il cuore

Mi si stringe il cuore
si fa piccolo per far fuori
i non voglio
i non ancora
che però sono dentro
da prima, e lì restano.

Mi si stringe il cuore
proprio adesso
che dovrei allargarlo
per fare spazio
a quel poco
che pure, e invece.

Mi si stringe il cuore
come un lavaggio sbagliato
zuppo e pesante
di tristezza.

Insegnami la felicità

Insegnami la felicità
quella semplice
degli animali
stretti insieme
in fondo alla tana.

Insegnami la felicità
quella piccola
come la tua testa
appoggiata
a respirarmi contro.

Insegnami, bimbo, voglio
imparare: a due anni
tu Maestro
io garzone di bottega.

Di chi è la colpa

Di chi è la colpa
si capirà, dici
nel delirio cupo
di questo giorno
con luce
senza calore.

E scavi, scavi
la stessa ferita
che si fa nuova
e ancora spruzza
lo stesso dolore
senza riparo.

Restiamo così
tremanti su gambe
a chiederci come
si fa
tutto, un piede
dietro l’altro,
senza sentiero.