Esiste la realtà?

Dunque, filosofeggiamo un poco se vi va.

Vorrei sapere da voi se credete nell’esistenza di UNA verità o se per voi sono esse molteplici, se esiste per voi UNA realtà o se esse siano molteplici.

Mi spiego. Noi guardiamo il mondo che ci circonda ed esso sembra reale. Tuttavia sappiamo bene che lo percepiamo attraverso i sensi e quindi tutto arriva al nostro cervello nella forma di tantissimi impulsi elettrici. Supponendo che alla base i nostri impulsi elettrici funzionino allo stesso modo, a parte rari casi ovviamente, c’è da chiedersi anche se la nostra mente si comporti in modo uniforme tra gli esseri umani. Quanto influisce la mente su ciò che percepiamo? Quanto i condizionamenti, il nostro passato, il nostro stato emotivo influenzano ciò che definiamo “la realtà”?

Se la mente distorce ciò che percepiamo come essere reale noi stiamo costruendo una realtà tutta nostra, e viviamo nel nostro mondo che sarà differente da quello di tutti gli altri. Non vi sembra una sorta di sogno? Costruiamo un sogno che assomiglia al reale in base alla nostra esperienza. E se ci pensate questo sogno in cui viviamo assomiglia proprio ad un film, dove il protagonista si perde ogni tanto nei suoi pensieri, si commenta da solo ciò che vede e distorce, si crea idee…E’ come se oltre a crearsi un sogno lo amplificasse dandogli credito con tutto quel mondo di pensieri che riesce a generare nella sua mente. Moltiplicate questo per ogni essere umano ed avremo sei miliardi e mezzo di realtà diverse.

Vi chiedo a questo punto: esiste la verità unica, la realtà che è uguale per tutti? Questa è la domanda, se ognuno distorce e percepisce in modo differente è ancora possibile parlare di verità incondizionata, incontaminata? E se esiste è possibile raggiungerla? E’ possibile svegliarsi, e trascendere il limite umano della propria mente? Può la mente osservare se stessa e capire se sta distorcendo la realtà?

Giacomo

8 pensieri su “Esiste la realtà?

  1. secondo me sì, la mente riesce a osservare sè stessa, ad autocriticarsi quando si spinge troppo oltre il limite della realtà perchè se si lasciasse andare ne risentirebbe. difendiamo tanto l’irrazionale ma ci sentiamo più sicuri quando agiamo in un campo d’azione il più possibile oggettivo e vicino alla realtà. secondo me esiste una realtà oggettiva, ma è più difficile captarla. ci lasciamo trascinare dal nostro istinto, dalle emozioni, da quello che la nostra mente percepisce in apparenza perchè è più semplice e sembra soddisfarci…ma prima o poi i conti con la realtà vanno fatti. e come?con il confronto. parlando con le persone che abbiamo attorno, condividendo diversi punti di vista riusciamo a trovare la strada che conduce una visione il più possibile attinente a quello che è reale ma pur sempre “sporco” di qualcosa di soggettivo. la realtà, quella vera, è irraggiungibile perchè non esistono menti “pure”…e che tristezza se esistessero..viva le sei miliardi e mezzo di realtà diverse!

  2. La verità, per quanto riguarda l’ambiente fisico che ci circonda ( alberi, strade, cielo etc… ) è uguale per tutti e tutti la recepiscono allo stesso modo, questo è indiscutibile. Quello che può cambiare è l’interpretazione delle situazioni dovuta a differenti stati d’animo o meglio al “peso dei peccati” che è in grado di interferire con la nostra lucidità mentale nel momento in cui dobbiamo decidere di fare qualcosa che danneggerà la nostra esistenza. Per concludere, a mio modo di vedere, la verità è una ed è rappresentata da Dio; solo noi possiamo pensare vi siano più realtà ma è in quel momento che non riusciamo a vedere. 🙂

    • Permettimi, non sono d’accordo. Per i daltonici il mondo è colorato in modo differente da come lo percepisci te, per un miope tutto è sfuocato (e per fortuna che esistono gli occhiali se no sarei fregato!). Un cieco lo percepisce in un modo ancora diversissimo, non vede, si basa su tutti gli altri stimoli.
      Questo solo per fare degli esempi, inoltre i sensi sono cinque (o sei a detta di alcuni), quindi potremmo davvero citarne molti di questi casi seppur rari ma che rompono la regola.
      Inoltre ti tiro fuori il caso di tre che guardano il tramonto. Il primo è agitato e non vede l’ora di tornare a casa che comincia la partita. Il secondo invece è un fotografo professionista che sta valutando la possibilità di una foto particolare, l’altro è un emotivo che il solo fatto di guardare il tramonto gli ha fatto venire in mente tutta una serie di ricordi legati alla sua infanzia.
      Che gli stimoli arrivino in modo uguale al loro cervello è indiscutibile (fatta la premessa che siano tutti sani ed in gran forma). Ma come il loro cervello li elabora? Il primo probabilmente non sarà attento ai dettagli, lo guarderà in modo molto sommario e veloce, il secondo lo esaminerà nei dettagli dei colori, della luce, ma tutto in funzione della sua prossima foto, il terzo invece non noterà questi dettagli ma lo guarderà da un punto di vista interno, evocativo e potrà magari costruirci sopra una poesia.
      I dettagli del paesaggio sono stati captati in modo diverso e sempre in modo diverso la stessa situazione è stata vissuta.
      Direi quindi che il mondo non è percepito allo stesso modo, perché pur arrivando lo stimolo al cervello se tu non te ne rendi conto quello stimolo è perso, è come se non fosse mai arrivato, quindi non è stato percepito. Non trovi?

  3. Esatto. La realtà fisica del tramonto è una sola ed è logico che un daltonico o un miope la vedano leggermente in modo doverso, ma la realtà è sempre una sola; se un daltonico guarda un albero vedrà i colori alterati, ma vedrà sempre un albero (la realtà la percepisce). Queste sono sfumature ….. si parlava solo di recepire la realtà, o sbaglio?
    Siamo miliardi su questo pianeta, ma i problemi comuni vengono recepiti da tutti e tutti recepiscono il bene e il male; la realtà è comune ad ogni essere umano, certo le sfumature sono un’altra cosa.

  4. Mah, la possibilità di diverse percezioni della realtà mi pare innegabile. Il problema però, mi sembra sia il seguente: esistono diverse realtà corrispondenti alle differenti percezioni? Forse bisogna anzitutto definire il termine “realtà”, perché se questo coincide con “elaborazione/interpretazione degli stimoli esterni” allora sì, esistono più realtà. Anzi, forse non esiste affatto la realtà, esistono solo le interpretazioni. Oppure si può definire “reale” lo stimolo esterno. In questo secondo caso occorre però precisare, secondo me, che è impossibile cogliere il reale non mediato dalla percezione e, quindi, di fatto la realtà è inattingibile, un’idea-limite. Ciò a cui abbiamo accesso è la realtà percepita e soggettiva.

  5. Bravissima, hai esattamente colto il problema (e spiegato meglio!).
    Io amo pensare che con un immane lavoro su se stessi la mente possa riuscire a trascendere se stessa fino a percepire la realtà quale essa è, senza influenzarla.
    Voglio pensare che esista questa possibilità, o meglio, per fare il furbetto e collegare questo post al “volo del calabrone”, siccome non è dimostrato che non esiste un metodo per poter infine percepire la realtà-vera, o come certi filosofi la chiamano, la realtà oggettiva, io voglio sperare che esista un modo e mettermi alla ricerca di esso per poter trascendere l’influenza della mente stessa. E’ un po’ contorto…

  6. Ue’ Giacomo! Ma ti ricordi il nome del mio blog? theinventedreality: la realtà inventata! E’ passato qualche annetto ma allora mi facevo le tue stesse domande! Vuoi la conclusione?

    Ce l’aveva già dettà il Buddah:”L’unica certezza e che non ci sono certezze”.

    Spiacente, nessuna realtà oggettiva. E in fondo, a che servirebbe? Sul serio.

    • Concordo. Si può tentare di cogliere la realtà oggettiva riducendo l’influenza della mente ma nella consapevolezza che non si arriverà mai a trascendere del tutto i condizionamenti a cui siamo sottoposti o, meglio, non potremo mai essere certi che non ce ne siano di inconsci, di nuovi… Non potremo mai dire “Sono certo di percepire la realtà quale essa è”.
      In ogni caso, anche se l’orizzonte resta irraggiungibile, è importante avere un punto di riferimento verso il quale avvicinarsi, perché esso conferisce senso e direzione all’azione (come le idee regolative di Kant).

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