La realtà virtuale come discesa negli inferi

Oggi mi dedico alla modernità. Parto dalla moda del momento, parto da Avatar. Qualche giorno fa mi sono confrontato con mio fratello, il quale mi ha spiegato come abbia provato, nei giorni successivi alla visione del film, la strana sensazione di essere ancora dentro ad Avatar, di svegliarsi la mattina due giorni dopo e pensare ancora a quella realtà inesistente, agli omini blu. Per quel che ho sentito dire in giro, questo non è un fenomeno isolato, ma una cosa accaduta frequentemente in tutto l’occidente. Lui ha riassunto il tutto dicendomi “sono sotto”. Ed aveva assolutamente ragione, poiché sotto per un attimo ci è finito davvero. Ma sotto dove?

Ve lo spiega uno che ha passato alcuni anni della propria vita molto più sotto di così, disperso cioè nella realtà virtuale di un gioco online in cui era possibile vivere una sorta di vita parallela in un mondo medievale fatto di maghi, di cavalieri e mostri enormi, draghi, anatemi, città da espugnare, animali bellissimi da addomesticare e cavalcare…un mondo da vivere, in tantissime delle sue sfaccettature. In questo mondo erano presenti i sentimenti e le menti di esseri umani veri e propri, agganciati ad un altro corpo fisico, un corpo fisico scelto durante la creazione iniziale del personaggio e quindi più vicino al proprio archetipo. Anche qui c’è un indizio, ma non mi ci voglio soffermare. Voglio spiegarvi cosa accade in un mondo del genere.

Accade di sviluppare una specie di scorrimento della realtà, una specie di separazione dei propri pensieri e dei sentimenti, come se una parte di questi finissero nel contenitore della realtà ordinaria ed un’altra parte finisse nel contenitore di una realtà virtuale. Quando non ero dentro a quella realtà virtuale, sperimentavo una specie di distacco dal mio secondo corpo (il mio avatar) che si era generato ed in quel corpo desideravo tornare quanto prima, in quella realtà desideravo vivere: era lì che volevo provare i miei sentimenti, lì che volevo corteggiare una ragazza, lì che volevo ritrovare un vecchio amico.

Identificazione. In quella realtà virtuale, così come in tutte le realtà virtuali, si sperimenta un processo fortemente involutivo, è cioè la discesa di un gradino ulteriore negli inferi dell’ identificazione, in una realtà ancora più effimera ed inconsistente di quella ordinaria in cui ci muoviamo. Ecco perché ero sotto, ecco dove. Mi sembra di capire dove stiamo andando. Se scrivessi un racconto di fantascienza in merito (e lo farò), potrei pensare ad un storia in cui una Guida debba intervenire sul piano della realtà virtuale per far riemergere un essere umano alla realtà ordinaria, in una specie di prima realizzazione, per poi portare quell’essere a scoprire che anche le realtà ordinaria non è altro che un ulteriore inganno che può essere trasceso. Mi seguite? Stiamo sprofondando ad un livello di identificazione ulteriore, con cui l’uomo mai prima d’ora nella sua storia ha avuto occasione di confrontarsi. Quindi il percorso di fa più difficile, ci allontaniamo dalla verità.

Ed in tutto questo, non abbiamo gli strumenti per difenderci. Siamo come topi da laboratorio, come un nonnulla su cui si applicano dall’esterno condizionamenti tanto forti che nella nostra visione drogata ci sembrano normali. Ed Avatar the movie era solo una scusa, perché il concetto qui espresso riguarda ciò che su vari piani accade a tutti noi quotidianamente, soprattutto ai più piccoli, che vedo sempre più moderni e sotto. Purtuttavia, c’è ancora una possibilità.

Giulio

5 pensieri riguardo “La realtà virtuale come discesa negli inferi

  1. Questo post mi è piaciuto molto; affronti un argomento attuale e quello che hai scritto, senza alcun dubbio in modo più che veritiero, mi ha fatto riflettere su questioni che avevo largamente sottovalutato.
    Un saluto.

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