Le mirabili scoperte di cuore del dottor Bazzoli (1 di 7)

Pazzo. Pazzo, dicevano già le voci malevole mentre passava. Quel giorno effettivamente il dottor Bazzoli non appariva, almeno agli occhi dei suoi concittadini, nella sua veste migliore. Se ne andava, mezzo storto, con le gambe un poco piegate, facendo attenzione ad ogni passo, storcendo i piedi verso l‘esterno in una innaturale rotazione della caviglia. Aveva le braccia proiettate in avanti ed in quella tarda mattinata di primavera le mani si erano trasformate in scandagli, simili alle antenne delle formiche. Ogni tanto ne richiudeva una, la portava vicino al volto e la riapriva lentamente, con cura e premura. La osservava con estrema attenzione, con dedizione completa, mentre le dita si schiudevano una ad una: prima il pollice si separava dalle altre quattro, poi l’indice ed il medio, aprendo piano il palmo fino a distenderlo completamente. Il sole batteva sulla sua pelle anziana ed il dottor Bazzoli se ne stava lì, in un mondo tutto suo, ad osservare l’aria afferrata di recente, come se avesse un significato tutto nuovo e degno d’interesse. Chi tra i presenti provò ad avvicinarlo, a pochi passi dalla meta rinunciò all’intento, notando l’espressione del suo volto gioiosa, notando il grande sorriso che si allargava conquistando lo spazio dove prima v’erano, quasi sempre immobili, le sue guancie sbiadite e glabre. Guardandolo negli occhi era chiaro ai più che qualcosa quel giorno s’era rotto nella testa del dottore e che non sarebbe stata sufficiente una ordinaria prescrizione medica per far rinsavire il poveretto: le pupille erano infatti estremamente dilatate, l’iride marrone era come caduta dentro quei buchi neri e ne rimaneva solamente una corona assottigliata, un cerchio castano che cingeva l’oscurità come un fossato. Dai condotti lacrimali sgorgava copioso un pianto che scendeva giù a goccioloni, a fiumi, inondando le guance e quella smorfia di sorriso tanto pronunciata, fino al mento ed ancora giù, per cozzare, irrimediabilmente assorbite, sulla camicia bianca che aveva indossato nella meccanicità del mattino del giorno precedente. La cittadina dove il dottor Bazzoli viveva era uno di quei gioielli  architettonici fioriti durante il rinascimento italiano e, oltre ai monumenti, alle chiese, agli affreschi ed ai musei, a testimoniarlo vi era soprattutto un grande flusso di turisti di ogni genere, trasportati comodamente, particolare nient’affatto trascurabile per gli eventi che sarebbero accaduti di lì a poco, su calessi trainati da stanchi cavalli, a cui, per il rispetto del cittadino decoro, era stato vietato il più naturale dei diritti, e cioè quello di alzare la coda e espletare le proprie necessità fisiologiche in santa pace.

…to be continued.

Giulio

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