Le mirabili scoperte di cuore del dottor Bazzoli (2 di 7)

Questi cavalli avevano dei sacchi, legati con qualche laccio misterioso alle natiche, a raccogliere le erbacee feci puzzolenti e così trainavano il calesse, peso della proprio sterco e turisti compreso. D’altra parte, se ci è permessa una riflessione, quella era una città di grande cultura e pregio artistico e l’uomo ama i cavalli ed i giri in calesse solo fino a quando non gli insozzano il selciato, fino a quando la civiltà non perde la sua pudica e morale rispettabilità. Le feci, per quanto siano per ognuno una realtà quotidiana, rimangono per tutti sgradevoli e private. Ecco un calesse con a bordo una intera famiglia, a giudicare dai berretti e dalle macchine fotografiche provenienti dall’Asia lontana o da un altro pianeta, che si fermò di colpo, proprio a pochi metri dal nostro eroe che, non dimentichiamolo, se ne andava per le vie della sua città fuori di senno. I cavalli affaticati battevano la fiacca ed il cocchiere li incitava com’è solito avvenga nelle città d’arte, con un frustino ed una valanga di improperi d’ogni genere. Uno dei cavalli in particolare, quello di destra, sembrava non volersi muovere di un solo passo ed il cocchiere nuovamente a convincerlo ad insulti e frustate. Il dottor Bazzoli per un istante guardò stupito la scena, come stupido ma soltanto stupito, per poi andare incontro alla bestia con i suoi premurosi passi storti, con gli occhi pieni di lacrime e quel sorriso stravagante. Il cavallo nitriva di dolore ed ecco che egli si avvicinò fino a sentire l’odore del pelo bagnato, allungò con calma le braccia e, sempre masticando l’aria con le mani, strinse il collo dell’animale in un lungo, tenero, amorevole, dolce e compassionevole abbraccio. Se lo strinse a sé come in gioventù aveva stretto qualche ragazza per cui aveva perso la testa, con affetto ed intimità. Appoggiò poi la guancia al pelo marrone e bianco e scoppiò poi in un pianto nuovo, questa volta smodato e rumoroso, come un lamento carico di sofferenza. Gli asiatici stupiti fecero decine di fotografie. Fotografarono quello sconosciuto abbracciato al cavallo, fotografarono i passanti che finalmente si decisero ad afferrare il dottore, strappandolo dal collo del nuovo inseparabile compagno, fotografarono gli uomini in bianco giunti dopo alcuni minuti sul posto e con gli ultimi scatti rubarono un ricordo di quando l’uomo ormai legato ad una barella veniva portato via su una piccola ambulanza. Pare che in queste foto, sullo sfondo, si notasse un importante monumento cittadino, a cui la famiglia non fece stranamente caso riguardando a posteriori quelle foto del viaggio in Italia. Misteri del turismo che a noi cittadini ordinari non è dato di comprendere. Nel frattempo il dottor Bazzoli era stato portato al più vicino ospedale psichiatrico per degli accertamenti ed ulteriori esami. Anche immobile sul lettino, il sorriso stravagante rimaneva dipinto sul suo volto, così come le lacrime continuavano senza pausa a comparire agli angoli degli occhi, come se qualcuno dall’interno stesse spremendo i bulbi come limoni maturi. Quel che accadde in seguito non è dato di sapere.

…to be continued.

Giulio

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