Summa performativa

La distanza. Che cos’è la distanza? C’è un modo per prepararla? Altrove ho già parlato dell’essere diasporico, ma è un discorso che non ha fine. Non può averne. Le domande sono troppe, e interessanti assai: ci si può preparare alla distanza? Si può preparare la distanza? Il segreto di una relazione, affettiva su più livelli, dilatata nello spazio, qual è? Se consideriamo la relazione come una performance, basata su un’idea di fiducia e reciprocità ritualizzate (ma non per questo semplice vuoto contenitore), dobbiamo considerare importante e quanto importante la localizzazione del suo svolgimento?

Personalmente credo che la distanza abbia un effetto notevole sulle relazioni, soprattutto quando questa distanza viene riempita di significati inerenti alla distanziazione, all’estensione e all’allontanamento, ossia quando il suo annullamento è celebrato riempiendo il tempo della compresenza di specialità legate all’evento. La strategia può quindi essere quella di disimpegnare la distanza, vivere il riavvicinamento (d=0) in uno spirito di quotidianità, salvando dell’eventualità del momento le cose buone.

È difficile, so, passare dalla distanza alla compresenza senza pensare che sia un evento. Però il fatto che sia un evento in sé non necessariamente ha da tradurre in un evento continuo. E baggianate varie

Forse è solo un modo di pararsi il culo dalle nostalgie future. Sì, ho detto culo.

Gianmarco

4 pensieri su “Summa performativa

  1. Forse banalizzo un po’, ma mi sembra che ci siano due tipi principali di distanza: fisica ed emotiva. Vi sono poi una serie di coppie possibili:
    distanza fisica e vicinanza emotiva
    vicinanza fisica e distanza emotiva
    distanza fisica e distanza emotiva
    vicinanza fisica e vicinanza emotiva

    Ora, il problema che giustamente poni è se, per quanto tempo e in quali condizioni sia possibile la coppia distanza fisica/vicinanza emotiva. Dalla mia (limitata!) esperienza della distanza mi sembra che ciò sia possibile se:

    1. Tutte le persone coinvolte nella relazione riescono ad esprimersi (almeno parzialmente) attraverso almeno uno dei seguenti mezzi di comunicazione: scrittura di e-mail, telefono, chat.
    2. Tutte le persone coinvolte sono disposte a sostenere i sacrifici legati alla distanza fisica e quindi accettano di: viaggiare, rendere partecipe chi è distante della propria quotidianità (raccontando ciò che accade) e delle proprie emozioni
    3. Un altro aspetto importante è, secondo me, che le persone coinvolte siano creative a sufficienza per inventarsi nuovi modi di “stare insieme” nonostante i chilometri che le separano

    • Secondo me no, però è senza dubbio una situazione che mette a dura prova la creatività e l’affetto reciproco delle persone coinvolte nel rapporto.
      Possiamo restare emotivamente vicini a una persona che abbiamo visto una sola volta e poi mai più…? Forse sì, però il problema è che quella persona si trasforma, cresce e noi rischiamo di stare vicini soltanto al ricordo che abbiamo di lei, se non sappiamo nulla di ciò che vive.

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