Le mirabili scoperte di cuore del dottor Bazzoli (5 di 7)

Uscì di casa leggero ed in strada si sentì libero, al punto che accennò un breve passo di danza, prima di ricordarsi il suo nome ed il suo ruolo di professore, che gli fecero riprendere la cadenzata camminata canonica, lasciando però trasparire una eleganza nuova. Guardò in alto ad osservare il cielo e camminò un poco con il collo reclinato all’indietro, come fosse ad un passo dal perdere l’equilibrio e cadere a terra. Vedeva in quell’azzurro una strana solidità, come una presenza materiale più pronunciata. Alcune nuvole che si stavano allontanando all’orizzonte gli parvero di un biancore brillante, nuovo, ne osservò le forme con rinnovato entusiasmo come fossero statue itineranti immense che a breve sarebbero sparite dalla vista, forse cadendo a terra, forse disperdendosi in vapore: andavano osservate nei dettagli e nell’insieme, prima che mutassero per sempre. Forse per il bel sole che incideva a terra ombre nette, la realtà tutta gli parve più ricca. Mi sembra quasi di poter distinguere i mattoni con cui è costruita la realtà, pensò per un attimo e poi, Che sciocchezza!, ma sorrise. Si gettò in libreria una decina di minuti prima del lavoro e, tamburellando un ritmo sconosciuto con indice e medio sulla coscia, si diresse verso i libri di poesia. Ecco, sfilò dalla mensola una raccolta di poesie di Quasimodo, pagò di fretta e letteralmente corse al lavoro. Si stupirono gli studenti, nel vederlo arrivare in ritardo e trafelato, alcuni minuti dopo i ritardatari. Ma non disse nulla, si sedette e per un attimo ebbe intenzione di riprendere il filo delle proprie lezioni. Non era dell’umore per le interrogazioni o forse non era dell’umore per insegnare la filosofia. Nella borsa, come incandescente, vibrava quella raccolta di poesie, la sfilò dall’interno senza dire nulla e lesse. Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole. Si fermò, sorrise. Non era ancora sera dopotutto, non era il caso di continuare. Lo prese però una gioia strana, guardò verso gli studenti attoniti che scomposti si giravano in avanti ed indietro verso i compagni, gettavano a lui una occhiata fugace nel bisbigliato silenzio che era calato a seguito di quell’azione senza significato apparente, temendo fosse un tranello, un altro tentativo di inserire un segno positivo o negativo vicino al nome di qualcuno. Il dottor Bazzoli, vedendoli così impacciati, scoppiò in una risata sonora, e la sua voce greve risuonò e rimbalzò tra le pareti della piccola aula al secondo piano dell’edificio. Scusate, disse, oggi è un giorno differente, ogni minuto scorre come nuovo, vive di una nuova luce. Mi rivolgo a voi come non avrei pensato. Ma adesso, arrivederci. E così detto stette in silenzio.

…to be continued.

Giulio

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