Dalla parte delle donne

Ancora sulle donne. Alcuni diranno mbeh, è la prima volta che scrivi sulle donne ed è proprio vero, in questo cielo è la prima volta che porto alcuni pensieri che spesso però mi accompagnano nel quotidiano. Il mio discorso inizia con una provocazione: io mi auguro che un giorno vi siano più donne vere. Fatti gli stramaledetti caxxi tuoi, cretino! Potrebbe dirmi qualche esponente del pubblico femminile, quando mi arrogo l’implicito diritto di definire che cosa sia donna e che cosa non lo sia. Visto?, vi siete fatte fregare! Chi sia donna e chi non lo sia, avrei dovuto scrivere. Io non mi arrogo il diritto di sapere chi sia la donna, era una provocazione, ma quello che desidererei davvero è che la donna possa, al di fuori degli angusti confini in cui la società cerca di imprigionarla, esprimere la sua vera natura. Perché questo non accade ed è anzi la società, il mondo, un certo pensiero antico e stupido, che definisce invece chi la donna debba essere. E la società, maschile o femminile che sia, grida: un oggetto da consumare. Ed ora guardate a sinistra, qui in alto. L’avete già fatto, ma guardate nuovamente. Questo è un falso modello. E’ un modello orribile, un manichino privo di vita, un modello di donna svuotato del proprio contenuto, un involucro vuoto. Come uomo mi sento attratto da questo modello ed è questa la prova del fatto che questo mio gusto sia stato pilotato e cioè proprio il fatto che io venga attratto da un modello che in realtà, se guardo in profondità dentro me stesso, mi disgusta. Se tra le donne lettrici una solamente pensa che le piacerebbe assomigliare a questo modello, ecco una prova ulteriore di come le nostre menti, i nostri gusti, le nostre visioni, siano state decise dall’esterno.

Giusto ieri, durante la festa della donna, mi sono imbattuto, grazie alla mia compagna, in questo filmato, che ha suscitato in me un profondo disgusto, ma non come qualcosa di nuovo, bensì come qualcosa che conosco, qualcosa che già pensavo e che stava nei miei pensieri, negli scritti più vecchi di questo che non avete mai letto perché sono nati su un’altra terra. Ma prima di cliccare ed andare a dare un’occhiata vi avviso: è un breve documentario di venticinque minuti e per arrivare in fondo c’è bisogno di attenzione, di intelligenza e soprattutto di un po’ di voglia di capire uno dei tanti processi di sopruso e schiavizzazione in atto nella società in cui viviamo. Siamo schiavi, diventiamo schiavi. Puntualizzo, per arrivare in fondo a questo video bisogna sbattersi ed avere il coraggio di affrontare una piccola realtà. Se inizierete e lascerete da parte non ci sono scuse, significa che siete troppo superficiali, troppi stupidi o stupide, troppo ottusi o ottuse, troppo inglobati, mangiati, spolpati vivi da quello che è già stato per rendervi conto di quanto il vostro cervello stia subendo un lavaggio, che al confronto la pubblicità dei detersivi non è nulla. Mi espongo, se non cliccate o se non concludete e non riflettete, siete dei cretini o delle cretine.

Voglio fare una puntualizzazione per il pubblico femminile. Non fate di questa questione una facile battaglia femminista, perché qui non c’entrano gli uomini e le donne, o meglio c’entrano, ma non è una lotta sesso contro sesso. Qui è una lotta tra differenti sensibilità, tra una vecchia che prima o poi deve lasciare il pianeta come una pelle morta di un serpente ed una nuova di cui sono e mi sento pioniere. Quella sensibilità vecchia la fa oggi da padrona e, spaventata dal nuovo vento, un vento che vive anche di rispetto e parità vera tra i sessi, si impegna con ogni mezzo rimastole a disposizione per decerebrare le persone, per renderle delle bambole balbettanti un unico messaggio: quello imparato. Qui gli uomini nuovi si devono schierare insieme alle donne nuove ed affermare che tutta questa spazzatura, che lo schifo in cui viviamo deve avere una fine. Io lavorerò tutta una vita per cercare, tra le altre rivoluzioni non violente di cui mi sento promotore, di fare in modo che l’uomo e la donna diventino due mondi che riconoscano nel rispetto il reciproco potere, la reciproca bellezza e la reciproca diversità. Questa è per me l’epoca in cui la donna riacquisterà il suo ruolo ed il suo potere, ma per fare questo deve purificarsi, così come l’uomo, dallo schema mentale a cui è stata assoggettata per millenni. Questo schema è uno schema messo in atto non dall’uomo, ma meglio attraverso l’uomo da forze superiori e malefiche che hanno fatto leva sulla debolezza di entrambi i sessi per creare una visione di schiavitù generale. Così la donna è schiava della propria immagine, alla rincorsa di una bellezza vuota, finta, prefabbricata, simile a quella di un manichino, senza vita e senz’anima, mentre l’uomo è schiavo di una dipendenza smodata, studiata, imposta a tavolino da quel simbolo di potere che è la vagina. Ripenso a quel dipinto, l’Origine del mondo.

Io vorrei chiedere ad ogni uomo e ad ogni donna di purificare se stessi da una visione distorta dei sessi, da una visione vecchia ed abbruttita dai secoli, per abbracciarne una nuova estremamente più elegante e potente: una visione di rispetto reciproco in cui la natura dell’uomo e della donna possano emergere naturalmente per quello che sono, nel loro equilibrio, nella reciproca interazione e fusione, nell’amore, anche fisico, non come passatempo vuoto, ma come momento di sublimazione della affascinante duplicità dell’esistente. Qui sotto, tra i commenti, vorrei due parole da tutte le persone che hanno visto questo video o che hanno letto questo scritto, dalle persone che anche se non hanno capito un cacchio di ciò si cui si parla, appoggiano questa visione perché sentono che quella che ci propinano è una menzogna schifosa. Mentre qui soffia il vento nuovo.

Giulio

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20 thoughts on “Dalla parte delle donne

  1. Onestamente non credo che di tutto quello di cui hai parlato si possano incolpare “forze superiori e malefiche che hanno fatto leva sulla debolezza di entrambi i sessi”. Le nostre “debolezze” non sono delle ingenue complici quanto piuttosto le vere colpevoli. Ma concordo completamente sul resto, e per quanto mi riguarda “Il corpo delle donne” è solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso troppo pieno di scene patetiche e umilianti. Come la regista, “per anni ho pensato che la Tv non mi riguardasse”. Pensavo di essere pulita, io. Ma è inutile fingere… quello che esce da quella scatola contribuisce pesantemente a riplasmare e rimodellare continuamente la nostra quotidianità, tra cui la relazione uomo/donna. E allora, di cosa ci stupiamo?

    • Hai ragione Sil, le nostre debolezze sono le colpevoli in primo luogo. Su quelle principalmente dovremmo lavorare per superare questa impostazione, questo obbrobrio a cui siamo tutti soggetti. Quando scrivo di forze superiori e malefiche intendo anche cose molto banali come…la tv, chi la indirizza, chi, consapevole o meno, ci vuole portare nel gorgo facendo leva sulle nostre debolezze.

      Un abbraccio, G.

  2. La dignità di Essere appartiene all’ Interiore.
    Cosa Sono ?
    Chi Sono ?
    Cosa Cerco ?
    Perchè ?

    Soltanto la Ricerca di Sè restituirà alla donna ed all’ uomo di oggi ( come di allora ) il Lignaggio che ci appartine,
    da sempre.

    Paolo

    • Ieri sera, durante una discussione a tema con alcuni amici, è emerso un piccolo frammento di questo documentario, quello in cui gli autori riflettono sul binomio essere-apparire e sul rischio di non conoscersi per tutta la vita…tematiche che vanno ben oltre questo singolo aspetto.

      Come potrei non essere d’accordo. Solo la ricerca di sè stessi ci fornisce gli strumenti per cambiare, per non essere più schiavi, per trovare un centro che non possa essere contaminato dall’esterno, ma che vada anzi a contaminare…

      …conosco un gruppo di sovversivi del genere, nella mia città 😛
      Un abbraccio, G.

  3. Bel post e ottimo documentario, grazie. Per approfondire, suggerisco la lettura di “The Beauty Myth. How Images of Beauty Are Used Against Women” (Naomi Wolf).
    Ci sarebbe molto da dire sull’argomento ma mi limito ad un paio di commenti. Verso la fine il documentario pone queste domande: “Perché accettiamo [noi donne] questa umiliazione continua? Di che cosa abbiamo paura?”. La mia impressione è che abbiamo paura della solitudine. Credo che le donne (me compresa!) si adeguino al modello dominante perché sono convinte che siano pochissimi o addirittura inesistenti gli uomini che riescono a sentirsi attratti da donne che non corrispondono almeno in parte a quel modello.
    In effetti, il potere del condizionamento è enorme. Tra le donne: chi non desidera assomigliare alla ragazza della prima foto? E quante volte i miei amici, che si vogliono illuminati, anticonformisti o addirittura “femministi” mi raccontano dei loro amori o avventure e poi chiudono con il solito “Eh ma non sono convinto…” “Perché?” “Beh, non è proprio una strafiga”. Di solito il mio “commento” a tali esternazioni è una sberla! 😉
    In ogni caso, concordo con Giulietto quando afferma che l’unico modo per uscire da questa imposizione di ruoli e identità è trasformarsi insieme, uomini e donne.

    • Ari, puntualizzo una cosa. Io non accetto il fatto che sia solo la donna a doversi indignare di fronte a quello che accade, io chiedo il mio diritto di indignarmi anche se sono uomo…proprio ieri sera mi sono trovato a discutere di tutto questo con degli amici ed anche tra i maschietti, c’era molta indignazione.

      Questa umiliazione non riguarda solo le donne. RIguarda tutti attraverso le donne e riguarda anche il modello di uomo. I nostri presentatori tv, lo stupido arrogante del video, gli ubriaconi, i buffoni, gli appassionati di solo calcio urlanti come babbuini, i cocainomani ed i partiti di testa, i volgari e coloro che umiliano le donne sono coloro che dovrebbero rappresentare in sesso maschile. Anche questa è una umiliazione, una umiliazione che non riguarda il corpo fisico, la riguarda quello mentale e quello emotivo. Perché gli uomini non si sentono umiliati?

      Per quanto riguarda gli amici e le sberle…fai bene, sebbene lì capisca, come capisca me stesso, come capisca le donne che vogliono assomigliare alla falsità della prima foto. Siamo cresciuti drogati in questo campo, allevati ad ammirare ed a ricercare un falso colossale…anche se siamo e ci dichiariamo femministi o prendiamo posizione, fino a quando non cambieremo noi stessi, inevitabilmente, quel modello dentro di noi si farà sentire e condizionerà la nostra vita.

      Un abbraccio, G.

      • Nemmeno io accetto il fatto che sia solo la donna a doversi indignare… per fortuna vi indignate anche voi! Soltanto insieme potremo liberarci 🙂

        Grazie, Giulietto.

  4. Aggiungo ancora un commento dopo aver discusso con un mio amico sull’argomento. Il problema è: se siamo (come siamo) tutti condizionati (chi più chi meno), come facciamo ad essere certi di promuovere una nuova visione? Come possiamo dire quale sia la vera natura della donna e dell’uomo? Ognuno lo stabilisce per sé? Ma allora possiamo promuovere solo una rivoluzione personale…?
    Insomma, la questione è complessa…

    • Fiko! Sai che questo stesso discorso è uscito sempre ieri sera? Franz chiedeva: dire che questo modello è sbagliato, prevede che voi sappiate che ne esista uno corretto! E quale sarebbe questo modello? Se non sapete darmi una risposta, significa che non si può nemmeno dire che questo modello è sbagliato. Interessante.

      Raji gli ha risposto. Il modello sbagliato è quello che viene imposto dall’esterno, quello giusto quello che emerge spontaneamente dall’interno. Io concordo con lui. Non è necessario stabilire un nuovo modello a tavolino, bisogna semplicemente lasciarlo emergere dall’interno a seguito…di una rivoluzione interiore. Una rivoluzione interiore non è “solo” è moltissimo.

      Io vedo due piani. Primo: una rivoluzione interiore dei singoli. Interna, non violenta, ma decisa a cambiare le cose. Secondo: una rivoluzione esteriore dei singoli. Esterna, non violenta, ma decisa a cambiare le cose.

      Come ho scritto bisogna partire da sé stessi. Ne avremo la forza?

      • Ok, bisogna partire da se stessi… ma è un bel casino, perché quel “se stessi” è condizionato! Comunque in qualche modo bisogna provarci 🙂

      • Dipende a quale strato di “sé stessi” ci riferiamo, penso sia quello il punto! Io sto scoprendo che esistono degli strati molto profondi, gli strati dell’essere, che sono incontaminati da ciò che è esterno, incontaminati anche da ciò che è personalità. C’è come una base solidissima nel profondo interiore su sui possiamo appoggiarci senza avere paura che crolli. La ricerca di quel sé e la ricerca del pilastro su cui fondare…tutto. Forse ora mi sono spiegato meglio!

        Un abbraccio, G.

  5. Finally posto anch’io il mio commento.
    A delle compagne di università di mia sorella i genitori per il compleanno gli hanno regalato l’intervento al naso…all’amica di questa è capitata la stessa cosa ma col seno.
    tanto per dire come girano le faccende in quel di milano…
    Il rifarsi, interventi chirurgici… sono totalmente contro.
    anche usiabusi di mascara fondotinte e robe varie, che cambia? sempre coprirsi e nascondersi è.
    parlando di immagine…
    …a me piace ed è sempre piaciuto più di tutti il viso NON-truccato, non per seguire il modello del bastiancontrario, ma proprio per essere onesto coi miei gusti.
    come il seno, non mi piace grande, non mi è mai piaciuto grande. sarò in controtendenza, ma sono i miei gusti e li rispetto.
    Però fino a che punto sono comunque influenzato non lo saprei dire.
    E la cosa mi spaventa un poco.
    Anche perchè oggi quello che mi sembra bello o brutto non mi pare sia una cosa cui io posso andare contro. se non sono attratto da una ragazza non so che farci, non riesco mica a farmela piacere lo stesso! e viceversa la stessa cosa, se mi piace mi piace, e punto.
    rivoluzione dei singoli dite?
    si, certo, sono d’accordo.
    ma arriva fino ad un certo punto io credo.
    non può cambiare ciò che ti piace o non ti piace!
    come potrebbe?

    • Riflettendo sul perché noi donne (non tutte… ma forse la maggior parte?) ci trucchiamo e in generale cerchiamo di nascondere le caratteristiche fisiche che ci hanno insegnato a considerare “imperfezioni”, “difetti”, “brutture” mi viene in mente che forse non è la paura della solitudine (come invece ho scritto ieri) ciò che ci spinge ad adeguarci al modello dominante, bensì la paura di mostrarci vulnerabili. Siamo vulnerabili perché imperfette, un po’ sbagliate rispetto al modello, “criticabili”, insomma. Ciò che ci “agisce” e ci fa compiere azioni che magari razionalmente non condividiamo mi pare sia la paura di affrontare uno sguardo che ci potrebbe considerare brutte, perché “imperfette” rispetto al modello. Il problema forse è questo: se non tutte di certo molte donne hanno bisogno di sentirsi belle per stimarsi (e questa è già una bella schiavitù, secondo me), ma per sentirsi belle hanno bisogno di adeguarsi al modello dominante, dunque devono cercare di trasformare il proprio corpo (col trucco, con la chirurgia, con diete o con la palestra) in modo da renderlo più simile al modello e, pertanto, più “bello”. La posta in gioco è la stima di sé, quindi si è disposte a (quasi) tutto pur di apparire “belle”.
      Insomma, di strada da fare ce n’è parecchia…

  6. 1) Le donne si truccano in tutte le società del mondo. In tutte le ere. I maggiori reperti dell’età etrusca, di cui ignoriamo anche la lingua, sono indiscutibilmente monili. Tutte le donne di tutte le ere sono state influenzate dalla società? Retrospettivametne, si può credere sul serio che le donne del neolitico fossero costrette all’assoggettamento del maschio in modo da non essere lasciate sole? Tenuto conto della demografia dell’epoca, ciò appare quantomento controverso.
    2) Molte specie di animali, soprattutto i mammiferi, hanno differenziato comportamenti assai diversi per la selezione del partner. Si potrebbe dire che essi assumono dei comportamenti prefissati soggetti a valutazione per prestazione. Mi pare che non si possa dire che gli animali sono vincolati da variabili sociali anche solo paragonabili a quelle dell’uomo. Evidentemente, in tutte le specie c’è il bisogno di distinguersi perché la femmina deve mostrare la sua fertilità al maschio così come il maschio deve mostrare la sua forza. La selezione naturale mostra abbastanza limpidamente come questo fenomeno sia proprio di tutte le specie con riproduzione sessuata.
    3) Anche le donne femministe si truccano.
    4) Cosa significa “società”? Chi decide i modelli? Non esiste la massa, se non in termini astratti. Infatti, se si tende a considerare l’universo umano come un tutto, si finisce per ricadere nello stesso pregiudizio dell’industria del divertimento o della moda, cioè di chi riduce l’uomo ad un coacervo di istinti primordiali universali e indistinti.
    5) Il fatto di “essere uno schiavo” e non un “uomo libero” non ha mai convinto lo schiavo a divenire libero. Di ciò c’è testimonianza nella storia: esistono solo tre rivolte di schiavi dall’era dei tempi: quella di Spartaco e una seconda sempre nell’impero romano e una nel 1700 in asia contro i Francesi. Infatti, ciò che l’uomo brama è la possibilità di migliorare la propria condizione, cioè il proprio possesso degli oggetti e il riconoscimento sociale. Il problema della “libertà” in generale si pone solo se il proprio desiderio è frustrato da un vincolo e di ciò si deve essere coscienti. Non altrimenti. “L’essere se stessi per divenire se stessi” non dice cosa sia “l’essere se stessi”.
    6) In linea di principio sono d’accordo con l’idea di fondo dell’articolo. Tuttavia non bisogna disconoscere la realtà, prima di pensare a come questa dovrebbe essere. Dire che il corpo della donna è “pensato come un oggetto” è vero, ma sottintende l’idea che “il corpo della donna non dovrebbe essere pensato come unoggetto”. Dunque, in primo luogo è fondamentale capire i principi forti che stanno dietro alle azioni: mica è detto “perché” le donne castrano il proprio corpo e la propria immagine di sé. Per esempio: se vedo un calciatore IO non penso che dovrei essere come lui, altri si. Perchè? In secondo luogo, bisogna sempre stare molto cauti ad attribuire cause sociali a fenomeni individuali. Come distinguere una causa sociale da una non-sociale? Come differenziare la donna che si trucca per istinto da una che si trucca perché indottrinata? Etc.
    7) IMPORTANTE: non sono certo un difensore dei pregiudizi sociali e, come ho già detto, penso che la riflessione in termini generali sia valida. Però mi piace sempre puntualizzare e scendere nel dettaglio.

    • 4) La società la definirei come la maggioranza. La maggioranza vota berlusconi. Questo è un dato di fatto. Seppur io non mi sento rappresentato è e rimane un dato di fatto. Quello che la maggioranza fa, vuole, veste, si trucca è sempre un dato di fatto, statisticamente dimostrabile (basta far sondaggi con un minimo di criterio…)

      5)Schiavi che diventano liberi?
      Secondo me la storia è costellata di determinati esempi. Tutta la storia dal mio punto di vista è riassumibile in storie dove c’è l’oppresso e l’oppressore, quando l’ultimo esagera e l’oppresso non ce la fa più questo sbotta, si ribella e scoppiano rivolte, rivoluzioni, carneficine, guerre…
      Gli schiavi odierni, che non sanno di esserlo, stanno accumulando tensione, e su questo non ci piove. Il problema è quando questa tensione arriva al culmine cosa accade…Verrà identificata la causa? Indirizzata l’energia per cambiare qualcosa? Quandola tensione raggiungerà i più alti livelli e le masse sbotteranno per questa cosa ci sarà la rivoluzione. Un casino.

    • Ciao!! Mi fa molto piacere leggere questo commento, hai puntualizzato alcune cose interessanti. Ti chiedo due cose. Il fatto che i mammiferi e gli animali in genere si comportino in un certo modo e che questo sia naturale è una motivazione valida per fare allo stesso modo? Nel senso…io concordo con te, questi sono comportamenti animaleschi…ma non è che se le scimmie fanno così mi vien da dire, allora facciamolo anche noi!! Che ne dici? Per me l’essere umano è una creatura particolare, completamente diversa dal mammifero, diversa in un modo che a livello evolutivo non si capisce ancora, per me.

      Secondo. L’essere uno schiavo non ha mai convinto l’uomo a diventare un uomo libero. Ma quanto hai ragione, questa affermazione mi ha fatto venire in mente il famoso quanto profondissimo “mito della caverna”. Aggiungo una cosa in tema. L’essere schiavo generalmente ti porta a pensare che la schiavitù sia “il migliore dei mondi possibili”, ma se così non è, per quanto mi sia liberato io da una sola mezza catena e sia ancora lì con tutti gli altri, non posso fare a meno di dirlo: “mi sono liberato da una mezza catena! we ragà, è possibile vi dico, ho una mezza catena in meno di voi!”. Che uomo sarei se dopo essermi liberato anche un solo polso ed avere imparato a muover la mano sinistra mi tenessi questa scoperta me me? A me stesso innanzitutto, devo rendere conto.

      Un abbraccio, Giulio

  7. 1) Le rivoluzioni non sono state fatte da schiavi, se per schiavi si intende una serie di persone prive di diritti politici. Né sono state fomentate da schiavi. Se si intende con “schiavo” chiunque non ci appaia libero, allora devo concludere che nessuno è uno schiavo. Oppure che anche una scarpa è libera. La cosa diventa molto arbitraria. Se qualcuno mi dicesse che APPAIO libero ma NON LO SONO, mi dovrebbe indicare delle ottime ragioni per crederlo.
    2) La Storia è l’insieme delle società e la loro evoluzione. Senz’altro. I “dati di fatto della maggioranza” sarebbero da accertare. Il problema rientra nella “distinzione” da ciò che rientra come fatto condizionato e cosa no: io mi vesto con i jeans perché devo pur avere dei pantaloni. Al lato pratico, giudico un buon vestito se è comodo, ma se mi vede qualcuno potrebbe pensare “ah, questo è un x e y”. Ma la mia “intenzione” non era quella di scegliere un vestito che usano tutti, piuttosto quello che mi è più comodo. Dunque, ricadrei nella statisca “persone condizionate” anche non essendoci perché la mia azione era intenzionale, determinata solo dalla mia mente. Inoltre, esistono dei siti internet sui consumi (ISTAT). Sarebbe interessante sapere se le vendite di cosmetici sono più alte in alcune fasce di età. Se si, ci sarebbe da domandarsi perché. Se, come io penso, le signore anziane consumano meno cosmetici, si potrebbe dire che sono meno condizionate delle giovani o forse che, assopiti certi istinti, non hanno più necessità? Se così fosse, allora devo concludere che più che la società sia la “animalità” a spingere certe persone ad agire.
    3) Per quanto riguarda al problema libertà/schiavitù, mi rifacevo idealmente proprio al mito della caverna. E rimane un problema stabilire in che misura si è liberi e in che senso ciò ha significato. Riagganciandomi ad un punto importante:
    4) Che l’uomo sia un animale, non mi pare ci siano molti dubbi. Il problema risulta piuttosto definire in “cosa NON lo sia”. Io stavo solo rilevando che esistono comportamenti prestabiliti geneticamente e ai quali non si può sfuggire. Se si sfugge, spesso rimaniamo frustrati: un esempio chiaro è il caso della castità. Tanti pensatori, non solo cristiani (addirittura i celti della Gallia romana), la elogiavano. Ma se qualcuno sa cosa significhi non procedere in alcun modo nell’espletazione di funzioni organiche sessuali minime, allora non potrà sostenere che castrare gli istinti sia cosa indolore.
    4.1) Siamo responsabili solo di azioni scaturite dall’intenzione, volontà, cioè di comportamenti di cui siamo coscienti. Ma se un piccione maschio fa la danza alla piccione femmina nel modo che tanti hanno visto (l’uno si ingrossa e la femmina vede se ci sono anche altri maschi in giro) e lo fanno per ragioni di sopravvivenza della specie, è evidente che un qualche istinto del genere deve esserci anche nell’uomo. Stavo solo suggerendo che DIETRO il fatto sociale del “trucco” sta, forse, qualcosa di molto più antico.
    5) Il fatto che io riduca molti comportamenti sociali a fatti molto più radicati nella fisicità-biologica dell’uomo non significa che non sia anche io d’accordo sul fatto che ci siano degli eccessi. Ma una cosa che noto non è il fatto che ci siano gli eccessi, quanto al fatto che le persone non elaborino alternative. Non sono interessate ad averle solo perché sin da piccoli sono cresciuti nella convinzione che qualsiasi cosa essi imparino istintivamente sia la più corretta. Inoltre, la capacità razionale è comune a tutti ma pochi la usano perché è dispendiosa e procede in senso inverso al piacere del momento. Perciò la libertà, sebbene sia per tutti relativa, è ciò che ci distingue dagli animali, però chi NON si distingue dagli animali IN QUESTO non è né tonto né da disprezzare, semplicemente perde ciò che l’uomo ha di meglio. In ultima analisi, chi ci perde è lui.

    • Il fatto che l’uomo sia un essere evolutosi a partire da un animale non significa che SIA un animale. Se usiamo questa linea di ragionamento, allora siamo anche delle stelle perché le fusioni nucleari possono avvenire solamente nelle stelle ed inevitabilmente tutti gli atomi che ci compongono che non siano idrogeno si sono formati in una stella…però non siamo stelle. Siamo esseri umani. La materia delle stelle si è evoluta e quindi…

      …!

  8. Una puntualizzazione. Molti hanno espresso dubbio nei confronti della “foto della fica” (così l’han chiamata). Agli stessi molti ho spiegato, e lo scrivo anche qui per sicurezza, che quella foto non è una foto, ma il quadro che cito nell’articolo “l’Origine del mondo”! Insomma, l’idea non era quella di mettere in mostra una vagina qualsiasi per fare spettacolo…lo scrivo per sicurezza, confidando anche nel vostro buon cuore.

    Un abbraccio, G.

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