4 pensieri su “Quando ci prendiamo finalmente un po’ di tempo per parlare…

  1. c’è poco ascolto io credo. anche quando ci prendiamo il tempo per parlare lo facciamo come un lavoro, della serie “ora lo ascolto, faccio questa cosa, e prima è finita prima ricomincio con i miei impegni”.
    (racconto 3)
    e quante volte ascoltiamo ma non ascoltiamo?
    (racconto 2)
    e quante altre chiediamo come stai così solo per abitudine, senza essere disposti ad ascoltare veramente i problemi dell’altro?
    (racconto 1)
    e quante altre pensiamo di aver già capito l’origine dei problemi degli altri?
    (racconto 4)
    quante volte abbiamo difficoltà di esprimerci? quante volte invece abbiamo dei sogni che non riusciamo a raggiungere e ci accontentiamo? quante altre non abbiamo la forza per cambiare una situazione che è diventata scomoda e non ci piace o ci fa soffrire? e perchè non riusciamo a parlarne?

  2. Belle domande. Abbozzo qualche risposta (ma mi riservo la possibilità di cambiare idea! 🙂 ).

    Partiamo dal fondo: perché non esprimiamo la nostra sofferenza? Forse perché abbiamo paura di risultare “pesanti” per gli altri, non vogliamo “rompere le scatole”. Come la ragazza del terzo racconto ci possiamo sentire “scocchi” perché (a volte) stiamo male senza riuscire a discernere quale sia la causa esatta del nostro soffrire, dove stia il nodo, il problema.

    Altra domanda: perché non ascoltiamo? Anzitutto siamo sempre di corsa (N.B: questa non è una giustificazione, bensì una spiegazione). Poi, forse, abbiamo paura di invitare l’altro ad andare in profondità perché a quel punto dobbiamo seguirlo, accompagnarlo, insomma, andare in profondità anche noi. E magari potremmo scoprire che nemmeno noi siamo felici, che l’insoddisfazione dell’altra persona non è diversa dalla nostra, che abbiamo fatto tacere ma non per questo è scomparsa.

  3. La tendenza nei rapporti convenzionali è quella alla superficialità. Facciamo come le bolle di sapone che quando si toccano rimbalzano l’una sull’altra, si sfiorano e se proprio proprio impattano con più forza trasportate dal vento…scoppiano!

    Interessante la seconda parte Ari, mi è piaciuta la riflessione sul dover seguire l’altro in profondità. Per chi non vi è portato naturalmente (e credo esistano persone di questo tipo) scendere sotto la propria superficie è come scendere sotto la superficie del mare, con le bombole, ma senza sapere come usarle…ci si sente soffocare, si sta male, c’è un naturale bisogno di venire a galla.

    Quindi si ritorna alle conversazioni…!

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