Sull’evoluzione umana

C’è una domanducola che bussa alla mia mente da qualche anno a questa parte, un punto interrogativo insoluto che però credo possa aiutare tutti noi a riflettere. Oggi voglio parlarvi di evoluzione umana. Questione spinosa. Il mio tarlo per ora insolubile ve lo proporrò un poco più in là, nel frattempo seguitemi nell’evoluzione canonica dal mammifero all’uomo. Leggo su wikipedia che i primi resti fossili di mammiferi bipedi, le prime scimmie, risalgono a circa 21 milioni di anni fa. Da lì è iniziato un percorso lungo e periglioso attraverso i secoli, attraverso babbuini e gorilla, fino ai nostri più simili fratellini i bonobo e gli scimpanzé. Circa sette milioni di anni fa è iniziato però qualcosa di misterioso e strano che, francamente, bene non si capisce. In questi sette milioni di anni la sequenza del DNA umano si è differenziato da quello degli scimpanzé di circa l’1,4%, rimanendo invariato per il 98,6% restante. Con questi animali condividiamo gran parte del DNA. Però la differenza tra uno scimpanzé ed un homo sapiens sapiens, un essere umano, è molta di più di un misero 1,4%. Non me ne vogliano i bonobo che leggono questo articolo, ma alla nostra specie è accaduto qualcosa di strano, qualcosa che non mi spiego con l’evoluzione così come me l’hanno insegnata e così come la trovo scritta sull’enciclopedia telematica del 21° secolo. Abbiamo sviluppato non solo un emotivo straordinariamente più ricco di quello degli altri animali e delle scimmie, ma anche una mente straordinariamente più evoluta…

…perché? Posso accettare il fatto che l’evoluzione naturale abbia premiato i bipedi perché dalla loro posizione più alta potevano scorgere meglio eventuali predatori, ma come abbiamo potuto, grazie alla sola selezione naturale, sviluppare un corpo emotivo ed un corpo mentale così raffinati? A che serve l’amore per la conservazione della specie? A cosa serve l’arte? Perché l’uomo ha iniziato a porsi delle domande su chi esso sia e su cosa ci faccia su questo pianeta? Perché l’uomo ha iniziato a pregare? Perché si è spinto tra le insidie della teologia, della filosofia e della scienza? A che cosa è servito tutto questo, in termini evolutivi? Basta quel numerello, quell’ 1,4% di differenza di DNA per spiegare, per rendere plausibile quello che è accaduto alla nostra specie? Su questo mi scervello. Mi scervello perché la risposta che io mi sono dato è che una differenza così minima (la differenza di DNA tra un ratto ed un topo è circa dieci volte maggiore di questa che ci separa dagli scimpanzé) non può da sola aver fatto tutta la differenza, tutta l’umanità. Non può essere stata la sola evoluzione naturale a fare l’uomo così come sono, così come siamo. C’è un processo che per me è evidentemente oltre quello evolutivo ipotizzato da Darwin per i fringuelli ed io non so quale sia. Questa è la mia domanda…perché?

Mi capita di sentir dire che l’uomo è una scimmia. Bisogna fare estrema attenzione all’uso delle parole. L’uomo si è evoluto da un ominide, l’ominide viene dalla scimmia, la scimmia da un pesce, il pesce è arrivato da un batterio, il batterio molto tempo prima era una proteina e la proteina ancora prima era materia inorganica. La materia inorganica viene dall’idrogeno…eppure all’inizio, subito dopo il big bang, c’era solo quello. Ma noi non siamo idrogeno e su questo penso che potremmo accordarci…ed allora da qui inevitabilmente risalgo la catena evolutiva: non siamo materia inorganica, né proteine, né batteri, né pesci o scimmie. Siamo uomini. Il nostro percorso è passato attraverso tutti questi stadi ma non per questo siamo quegli stadi. Siamo diversi e la prova più schiacciante è Chopin che sto ascoltando in sottofondo mentre scrivo. L’uomo è un essere umano, qualcosa di diversissimo da quello che c’è in giro per il pianeta e di molto raro anche in giro per il cosmo. E’ plausibile che ci siano altri esseri nell’universo, lo dice pure la Margherita Hack. E’ probabile, ma quello che aggiungo io, è che comunque gli esseri assimilabili a noi umani, o anche diversi, siano una percentuale irrisoria sul totale della materia presente nell’universo. Eppure esistiamo, siamo qui, su un percorso che nemmeno noi conosciamo davvero.

L’evoluzione naturale della specie per conto mio non spiega nulla su come la parte più peculiare di noi si sia formata, su come abbia preso vita la nostra umanità. Rimane, per me, il mistero dello sconosciuto, un mistero che non si accontenta delle risposte studiate a scuola, un mistero per cui la mia visione odierna della vita divora il semplicistico approccio del siamo scimmie un po’ particolari. Rimane, anche per voi, la domanducola che vi rigiro: perché? Da dove veniamo? Come siamo nati? Oltre alle risposte, spero di aver suscitato in voi una goccia di stupore.

Giulio

13 pensieri riguardo “Sull’evoluzione umana

  1. La domanda che ti poni non ha risposta, e lo sai.
    Ad un certo punto ci è stata data la “mela” della conoscenza, la consapevolezza di noi stessi.
    Da una modifica della struttura del cervello? Da qualcosa presente nel DNA?
    Da un Signore con una grande barba bianca? Da esseri di Luce venuti dallo spazio?
    Probabilmente nulla di tutto ciò, ma non lo sapremo mai.
    Siamo l’unico essere vivente che ha coscienza della morte, per cui anche della vita, del suo senso, del suo significato. Ma non esistono risposte…….forse…….

    Um abraço romano

    1. Dear Romano, è un piacere ed un onore averti qui! Una cosa in particolare mi ha incuriosito all’interno del tuo commento, quella parola cioè “data”. Se la conoscenza e la coscienza ci sono state date, io credo che sia naturale che chi o cosa ce le abbia offerte debba per forza contenere quella coscienza o quella conoscienza. Ed offrirla in modo senziente…quindi, come dire, mi sembra che quella parola “data” mal si adatti ad una modificazione del cervello o del DNA…una modifica del DNA ci può dare la conoscenza pur senza contenerla? Le altre possibilità, gli esseri di luce ed il barbabianca sono metafore che utilizziamo per parlare di una coscienza altra…può esistere una coscienza ed una conoscienza che ci abbiano donato la nostra?

      Sulla coscienza della vita e della morte scriverò un appunto più avanti, in risposta a Mina…la discussione si sposta lì!

      Un abbraccio a te!
      G.

  2. Il problema secondo me è cercare le risposte per somiglianza.
    Abbiamo l’1,4% di diverso con le scimmie? Ebbene solo da questo possiamo dire che noi ci siamo evoluti dalle scimmie? E’ probabile, è possibile, tuttavia non è ancora dimostrato e forse non è nemmeno dimostrabile. Cioè, per me potrebbero essere state le scimmie a evolversi dall’uomo, un paio di combinazioni genetiche andate a male, un paio di uomini nati superpelosi che poi instupidiscono…
    Chi l’ha detto? E’ importante capire, secondo me, che la storia è quella che è perchè dedotta da indizi. Tuttavia ci sono indizi che non sono stati ancora scoperti, e altri che non lo saranno mai. Dobbiamo aver chiaro in testa che le nostre deduzioni dagli indizi di cui disponiamo possono benissimo NON essere la verità.

  3. E’ bello puntare gli occhi al cielo e.. sognare.
    A volte “sapere” ci fa dimenticare la magia..
    .. e molte volte “sapere” è un’illusione.
    Amo queste domande perchè amo viaggiare con la fantasia.
    Amo queste domande perchè amo fare delle scoperte.
    Un’intuizione mi dice che proprio perchè amiamo l’ignoto, un Essere Trascendete( o più di uno.. ) contengano il nostro Universo affinchè noi possiamo meravigliarci ad esplorarlo ( e non mi riferisco solo a quello fisico.. ) e a non avere limiti nel farlo. E, forse chissà, è proprio attraverso la nostra fantasia che Noi lo estendiamo..
    La scienza parte dai numeri, da convenzioni.
    A me piace partire da ciò che non è frutto di un elaborato mentale, ma che è Base reale che consente anche l’elaborato mentale( come porre delle convenzioni sulle quali poi costruire teorie o filosofie).
    Per certi aspetti considero la fantasia più reale di una teoria scientifica e questo perchè non sono sicuro che i corpi o tutti i corpi risponderanno sempre alla legge di gravità. Credo di più all’eccezione che alla regola.
    Quel che uno deve fare se vuole risposte più ferme è scoprire il mattone dell’universo, ma anche qui non sono sicuro si tratti di.. materia.
    Anche la scienza, ultimamente afferma che tutto è fatto di energia.. ma questa energia che cos’é? Esistono modi non convenzionali per conoscerla?

    Fatte tutte questa premesse, ritengo molto possibile l’esistenza di altre forme di vita e chissà cos’altro. Mi piace pensare che l’Universo sia perfetto come un fiocco di neve… così il piccolo, così il grande.. e sia stato consapevolmente disegnato da un Gran Sognatore.

    Raji

  4. Io non sarei così sicura del fatto che gli animali non hanno coscienza della morte, e quindi hanno coscienza della vita….cioè…come si fa ad esserne sicuri?
    Non potrebbe forse essere che hanno, eccome, coscienza della morte, ma non ne hanno paura! Cioè…non hanno paura di invecchiare, e accettano con naturalezza tutti i processi della vita…in questo senso, avrebbero molta più coscienza di noi, o forse una coscienza molto più sana ed equilibrata!
    E non sono neppure tanto certa del fatto che non abbiano una sorta di cultura, che non abbiano una religione, d’accordo, non costruiscono chiese, ma perchè dobbiamo giudicarli con i NOSTRI parametri umani?

    Non so se avete familiarità con il concetto indigeno boliviano di PACHAMAMA cioè, MADRE TERRA, che è la prima e più grande istanza venerata dalla popolazione indigene. Per loro tutta la società è retta da quest’unico grande principio, che ispira e irradia tutto. Si deve amare e rispettare la Pachamama e in cambio lei ci amerà e ci rispetterà. Questo grande disegno include anche gli animali, che l’adorano, ciascuno a modo suo. Non è cultura questa?

    Personalmente credo che la religione, sia un’involuzione, uno sfogo per insicurezze e timori che gli animali non hanno…dal punto di vista Darwiniano questa è davvero un’involuzione, siete d’accordo?

    D’altra parte ribadisco che non credo che tutto il resto, l’arte e la cultura…entri nell’1,4% di differenza. Anche gli animali ce le hanno…però sono diverse dalle nostre, e nella nostra profonda ignoranza tendiamo a non riconoscere tutto ciò che non si confà ai nostri standard…altra involuzione.

    Insomma, qull’1,4% contiene solo i peli meno, i diversi colori della pella…ecc…tutto il resto è anche nelle scimmie, così come in qualsiasi altro animale, ma ciascuna specie lo ha sviluppato a modo suo.

    Mina

    1. Effettivamente è un punto di vista da un’angolatura davvero interessante. Su certi aspetti non posso che darti ragione, siamo molto più bestie noi che molti animai. E forse nemmeno così diversi… Però abbiamo quell’1,4% credo, che se messo a frutto, davvero ne può dare di ottimi e che fanno la differenza…

    2. Ho una cosa interessante da riportare riguardo agli animali e riguardo alla coscienza. Un documentario che ho visto circa dieci anni fa, ma che mi colpì moltissimo. Era un documentario sulle scimmie, su un esperimento: veniva posto uno specchio di fronte a differenti tipi di scimmia e…veniva ripresa la scena. Le scimmie meno evolute vedono in quell’immagine riflessa un nemico che attaccano ed attaccheranno per sempre. Alcune specie evolute invece, chi prima e chi dopo, capiscono che quella è la propria immagine riflessa e d’incanto…iniziano a studiarsi, a specchiarsi. Il tema dello specchio mi da molto da riflettere ultimamente. Le scimmie si riconoscono e si guardano, si osservano i punti che solitamente non possono vedere, i denti e via dicendo. Quelle immagini mi avevano colpito perché…mostravano delle scimmie coscienti. Autocoscienti, con una protocoscienza della propria esistenza. Assistevo ad una dimostrazione di un tassello evolutivo.

      Non siamo sicuri che gli animali non abbiano coscienza della vita e della morte, il maiale grida a squarciagola prima di essere ucciso, però…credo che gli animali non abbiano coscienza di esistere. Esistano cioè ed abbiano anche alcune emozioni (anche se basilari e differenti di specie in specie), ma che non sappiano di esistere. E’ possibile?

      Questo non è un giudizio, ci tengo a precisare. Solo una indagine curiosa! Interessante il tratto sulla divinità boliviana…ancora una volta, però, una divinità vissuta e definita dagli uomini. Solo gli uomini pregano, per la mia esperienza questo è un fatto. Io mangio e gli animali mangiano, lo riconosco. Mangiano a modo loro, ma capisco che quella è la stessa azione comune. La preghiera no, non la vedo nel mondo animale. Nemmeno l’amore. Forse qui le nostre idee divergono un po’!

      Sul fatto che la religione sia una involuzione…nemmeno qui posso seguirti. Credo che la religione sia qualcosa di stantio e di ammuffito, ma non che sia involuzione…il fatto che l’uomo abbia bisogno di cercare un legame con il divino è qualcosa che, come dici, gli animali non hanno e che non abbiamo acquistato…quell’afflato verso il divino è evoluzione, la religione così come ce l’hanno insegnata no.

      Un abbraccio Mina!

      1. Quanti spunti interessanti! 🙂
        Un commento breve: non mi piace – personalmente – parlare di “involuzione” perché ci vedo implicito un giudizio di valore. Se prendiamo il termine “evoluzione” inteso come sinonimo di “trasformazione, passaggio verso uno stadio più complesso (ma non necessariamente migliore!)” allora mi sta bene. In generale, in riflessioni di questo tipo amo sottolineare due paroline che garantiscono l’evolvere (appunto!) delle ricerche e del pensiero: “non so”. Al massimo posso credere, supporre, ipotizzare, dimostrare, avvalorare tesi con dati e statistiche… ma sapere è un’altra cosa.

  5. Qual’è “il succo” dell’esistere?
    Dal mio punto di vista è Percepire, Sentire qualcosa.
    E appare abbastanza evidente che anche gli animali sentano a loro modo e reagiscano poi in maniera abbastanza istintiva a degli stimoli dettati da un “desiderio” inconsapevole di piacere. Il Piacere muove, smuove, mobilita. Il desiderio di esso, se cosciente, Muove più Intensamente. Nell’uomo, spesso, tale desiderio è cosciente, negli animali non lo so, non penso.
    Ma ciò che conta è attivato anche in loro:sentono, chi più chi meno. Anche una pianta. E chissà, forse anche una pietra. E dal mio personalissimo punto di vista è più intelligente una CAREZZA ( a un uomo o ad una bestiola ) che fare tante chiacchiere banali ( ma non è il nostro caso! ). La natura Sente e laddove tale sentire è connesso alla coscienza è benedizione pura a mio avviso, e dovrebbe essere fonte di estremo rispetto verso ogni creatura del globus.
    Ciò che è meraviglioso è la religiosità più che la religione, dedicare cioè ad un Gesto la presenza necessaria per esprimere una vera Parte di noi e quindi Sacralizzare l’atto che se, invece, fosse compiuto inconsapevolmente non avrebbe alcun valore.
    La religione tende ad essere cieca e perciò anti-religiosa. Pone regole ad un fiume che scorre ed anzichè insegnare a navigarLo, lo fotografa e sulla base di un’istantanea tira delle conclusioni generali che vuole far applicare in tutti i casi. Per fortuna il respiro del fiume non conosce repliche…

  6. La domanda ha una risposta ampia, articolata e tangibile.
    Studio Evoluzione. Ogni effetto odierno ha cause remote. Tutto è spiegabile in termini di Evoluzione! L’uomo è una scimmia, secondo la classificazione tassonomica riconosciuta! Se vogliamo però ignorare questa realtà, che sia! Ma ricordate “Uno scimmione è uno scimmione ed un valletto è un valletto, anche se vestiti di seta rossa” (D. Morris)

    1. Se tutto è spiegabile ti ripropongo la mia domanda: come si è evoluta la preghiera all’interno dell’essere umano? Da dove nasce, da quale necessità evolutiva?

      Magari mi dai una mano a risolvere la faccenda!
      Giulio

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