Godersi la vita o giustificare l’esistenza

Mi pare che le persone si possano dividere in due macro-categorie: quelle che esistono senza necessità di giustificare la propria esistenza e quelle che, invece, hanno bisogno di trovare un senso al loro esistere che vada al di là dello stesso.
Chi appartiene alla prima categoria “sa godersi la vita” e pensa alla morte solo in termini di disgrazia e sperando che lo/la colga il più tardi possibile. Chi appartiene alla seconda categoria, invece, non sa o non vuole “godersi la vita” e si sforza di cercare una ragione alla sua esistenza, perché quest’ultima appare troppo dolorosa o misteriosa per potersi giustificare da sé. Chi appartiene alla seconda categoria pensa alla morte in quanto parte dell’esistenza nella convinzione che, come l’esistere, anche il morire debba essere giustificato.
Domande aperte: è possibile passare da una categoria all’altra e, se sì, come si fa? È più facile passare dalla prima categoria alla seconda o dalla seconda alla prima? A quale categoria vorreste appartenere?

Arianna 

 

 

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Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

11 pensieri su “Godersi la vita o giustificare l’esistenza

  1. Bella riflessione ari. Solo io slegherei la ricerca di un senso dal bisogno, dalla necessità umana di trovarne uno. Personalmente percepisco la presenza di un senso e quindi lo ricerco, ma non ho bisogno che questo esista e, se non esistesse, idea che mi pare ora per me superata e priva di interesse, vivrei comunque bene lo stesso. Passando da Nietzsche ho imparato ad accettare il nonsenso, ma poi ho trovato dentro di me le tracce del principio ed ora le seguo pazientemente.

    E’ come vedere le tracce di un leone nella savana, non è che posso fingere che non ci sia passato qualcuno! Tra l’altro, pur appartenendo principalmente alla seconda categoria, mi sa che mi godo la vita più di molti di quelli della prima 😛 E per questo mi sento fortunato.

    • Sì, in effetti penso che la categorizzazione delle persone sotto questo aspetto sia molto più complessa…
      Ad esempio, c’è chi ha bisogno di un senso e non lo trova, chi ne ha bisogno e lo trova, chi non ne ha bisogno e non lo trova, chi non ne ha bisogno e lo trova. Mi piacerebbe appartenere al gruppo di quelli che non ne hanno bisogno (che lo trovino o meno, forse, non è poi così importante). Chi ne ha bisogno non credo possa definirsi “libero”.

  2. Oh yeah, finalmente un po’ di gergo filosofico 😛 I like it. Dopo essere andato a documentarmi sul significato della parola immanente (bella parola, non la sentivo da anni) io provo a metter giù una risposta.

    Dipende da ciò che intendiamo per esistenza. Per me esistenza è tutto. Se c’è qualcosa che trascende il piano materiale o quello sensoriale, anche questo qualcosa è esistente e legato, indissolubilmente a quelli. Se esistenza è tutto, tutti i piani a tutti i livelli, il senso è racchiuso in questa esistenza stessa, perché dovrebbe starne al di fuori?

    Se esistente è solo quello che percepiamo, allora il significato è sicuramente trascendente alla stessa…però avete raggione voi, fa differenza.

    Fa differenza perché sono due tipi di senso diversi, uno ricercato nel conosciuto (immanente) ed uno ricercato nello sconosciuto (trascendente). Ha senso ciò che ho scritto, mi sono spiegato?

    Baci!G.

  3. “Se esistente è solo quello che percepiamo, allora il significato è sicuramente trascendente alla stessa…però avete raggione voi, fa differenza.

    Fa differenza perché sono due tipi di senso diversi, uno ricercato nel conosciuto (immanente) ed uno ricercato nello sconosciuto (trascendente).”

    Mi pare che, all’interno dell’opzione “senso all’esistenza” le alternative siano due:
    1. il senso ricercato all’esistenza può trascendere la mia esistenza individuale ma non il regno degli altri esseri che posso percepire. In questo caso posso far riferimento ad altre esistenze e dar senso alla mia sulla base di ideali quali ad esempio giustizia, uguaglianza ecc.
    2. Oppure posso cercare il senso trascendendo non solo la mia esistenza individuale ma anche quella degli altri esseri percepiti e rivolgermi a uno o più esseri appartenenti a un diverso livello di esistenza.

    Da un certo punto di vista, però, il senso che attribuisco all’esistenza è sempre trascendente (perché trascende la mia esistenza individuale) e forse Dio non abita uno spazio diverso rispetto a quello in cui vivono ideali “soltanto” umani.

  4. “Ogni ricerca che un uomo svolge su se stesso, sui suoi rapporti con gli altri e sul mistero della vita è una ricerca spirituale e, nel senso vero del termine, religiosa. Suppongo sia questa la mia filosofia”.
    (Federico Fellini)

  5. Io separerei invece, tra ricerca interiore e ricerca spirituale. Almeno così mi hanno insegnato a fare.

    RIcerca interiore come ricerca all’interno di se stessi, delle proprie meccaniche interne mentali, emotive e fisiche, scoperta di se stessi.

    Ricerca spirituale come ricerca di un contatto con il divino, afflato e spinta verso il mistero della vita e la comprensione dell’esistenza.

    La prima si può fare senza la seconda. La seconda abbisogna della prima perché la supera.

    Che ne dici? E Fellini?

    • Non so, sai… senz’altro separarei tra spirituale e religioso, ma ho l’impressione che se la ricerca all’interno di se stessi è profonda possa essere anche spirituale. Dove per “spirituale” io intendo ricerca di un contatto (e fin qui la vedo come te) con qualcosa che trascende l’individuo, ma questo qualcosa può anche non essere divino. Può essere un ideale, che si vede incarnato in un’altra persona (magari del passato), un sentimento, un progetto, un albero, un fiore. Naturalmente, si può scorgere del divino in tutto questo… ma anche no.
      Condivido invece ciò che scrivi rispetto alla ricerca spirituale che abbisogna della ricerca interiore.

  6. Wow che discorsone raga! Se posso riportarmi in tema del “topic” io non credo all’esistenza delle due categorie ma in una vastissima gamma di modi di vista e di prendere la vita tutti differenti gli uni dagli altri. Trovo sbagliato proprio l’approccio a categorizzare, specialmente riassumendo la filosofia di vita degli esseri umani in due essenziali e alquanto magri punti di vista, sebbene possa riscontrare veridicita’ in quello che e’ riportato ad esempio. Insomma, non e’ tutto li’. Piu’ interessante magari e’ fare una lunga lista, dove ci si dilunga in descrizioni piu’ precise di modi di vivere, di essere felici o di ricercare la felicita’.
    Una sorta “ognuno aggiunge la sua esperienza di quello che ha saggiato” e inserisce personaggi che sicuramente aprirebbero nuove “categorie” del tutto inedite.

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