Lavorando con i bimbi…

…vivo dei momenti che mai mi sarei aspettato. I bambini sono un mondo diverso, le leggi che lo regolano lontane dalle nostre. C’è più di tutto. Più emozione, più cattiveria, più stupore, più affetto, più sbadigli, più franchezza e sfacciataggine. In questa settimana mi sono capitati proprio due momentini in cui mi sono chiesto “Perché sta accadendo? Perché sto ricevendo questo dono non ricercato?“. Provo a raccontarvi i due episodi, per me fulgidi diamanti di umanità intesa nella sua accezione più alta: fascino misterico dell’essere umano.

Il primo con un ragazzo del liceo a cui do lezioni di fisica. Ha alcuni problemi caratteriali. Pensate che a volte arrivo a casa sua e mi grida contro: “Vattene, Via! Fila in camera, ho detto!”. Non mi guarda mai negli occhi, il suo sguardo vaga altrove, in mondi che non conosco ed in cui egli vive. Se mi soffio il naso durante la lezione si arrabbia, non mi ascolta spesso ed in generale, risucchia la mia energia come un gorgo. Mercoledì ero fuso, ma ci sono andato lo stesso, sapendo però di non avere energie sufficienti per reggere il confronto con una persona tanto difficile. Pioveva; invece lui era contento. Mi sorrideva di tanto in tanto e poi come se nulla fosse, circa a tre quarti della lezione, dispersi dalle parti del Ciclo di Carnot, mi ha appoggiato la fronte alla spalla, così, in un momento come un altro ed è rimasto. Per dieci secondi. Uno, due…dieci. Io non ci ho pensato, ho solo percepito quel contatto. Mi sono commosso perché quel contatto era una confidenza, era la rottura di una barriera, l’apertura di una porta proprio quando pensavo non fosse possibile. Mi ha ricordato quella scena del film Rainman, in cui Hoffman appoggia la fronte al fratello, alla fine. Affetto.

Il secondo con un bimbo davvero casinista durante una Battaglia Spaziale con Merenda al Museo. Interpretavo lì il prof. Edwin Asteroid, alla ricerca delle merende scomparse in una caccia al tesoro contro il tempo. Il mio pubblico: quattro bambini, due dei quali ancora incapaci di leggere. Ed uno proprio a metà del percorso, tra le grida ed i “forza bimbi, che sennò Lord Fener si mangia tutte le merende!” uno si avvicina e mi dice “Prof, io voglio restare sempre con lei” e mi si butta in braccio. Mi abbraccia. Me, uno sconosciuto fino a mezz’ora prima, che ora sta traghettando quattro bimbi verso una merenda e la conoscenza di base di alcuni concetti come luce, gravità e vuoto. Uno vestito da prof. Edwin Asteroid con la giacca e le bretelle rosse. Stop, un’altra volta. Affetto.

Perché? Imparo dai piccoli e dai diversi.

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Un pensiero su “Lavorando con i bimbi…

  1. Affetto. Davvero un dono prezioso, Giulietto, hai ragione. Ma perché tra gli adulti è così raro dimostrarlo? Perché ci siamo persuasi che gesti e slanci come quelli che citi possano appartenere soltanto ai bambini? Perché prediligiamo rapporti freddi e riserviamo le dimostrazioni d’affetto (nemmeno così frequenti, forse) a una stretta cerchia di persone ben note? Secondo voi è necessario e, soprattutto, positivo questo?
    Forse da un lato sì, perché se controlliamo le manifestazioni d’affetto controlliamo anche quelle di astio, però mi sembra si perda parecchio in questo modo… voi che dite?

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