Il tempo ritornato – Lost mode on

Il tema del ritorno ha a che fare con il tema del tempo, con la questione del senso del tempo per ciascuno. Io sono tornato domenica, e mi sembra di non esserci. O meglio, di non essere ritornato, come se tre mesi in un altrove non siano nemmeno successi. Eppure il tempo dovrebbe succedere. Non sono successi. Ero qui la mattina del 28 febbraio e poi sono uscito di casa e sono rientrato che era il pomeriggio del 30 maggio. Tutto qui. Mi sento davvero come un naufrago di Lost, ho come dei flashback di una vita da un’altra parte, la mia linea temporale è complessa, non riesco a mettere in ordine gli spezzoni. Non so se, oltre a viaggiare nello spazio, ho anche viaggiato nel tempo – in ogni caso, non saprei in che direzione. A Barcellona si fumava ancora nei locali, e da poco si discute di una possibile legge perché si smetta – quindi ero indietro rispetto al tempo di Milano. A Barcellona ci sono i trasporti pubblici notturni, che qui mancano o forse ero solo in un avanti rispetto all’esperienza italiana?

Il tempo lo fa l’abitudine, quindi credo che un modo per non tornare possa essere: non perdere le abitudini che hai costruito altrove. Quelle buone, mantienile: oggi sono andato a piedi a fare la spesa quotidiana; quelle cattive, riproducile: mangiare in continuazione, pica pica. Non so a cosa sono tornato, ma so che non voglio tornare a Milano, non voglio essere qui come se fosse quel giorno di febbraio in cui ho aperto la porta con una valigia. Quanto ci vuole per ricordarsi di quell’altra vita, affinché influenzi questa?

Gianmarco

3 pensieri su “Il tempo ritornato – Lost mode on

  1. E’ difficile tenere insieme frammenti di vita vissuti in luoghi, modi, tempi diversi. Forse quello che dovremmo chiederci è: qual è la vita che piu’ mi rappresenta? E poi cercarla, costruirla in ogni luogo, in ogni tempo. Dobbiamo essere resistenti e fedeli, per non perderci (almeno cosi’ mi pare :-P).

  2. I frammenti che ci compongono, le nostre esperienze, sono come le facce di un diamante, come la superficie della luna. Qualche volta ci compongono e ci disegnano la faccia, quella che si vede in primo piano, illuminata dal sole, altre volte stanno dietro, compongono il solido nella parte che non si vede, di modo che non sia solo facciata, ci sia profondità. Ma vengono scoperte solo da chi si avventura fino sulla luna, considerale un edificare te stesso affinchè tu possa essere un dono vero a chi ti ama e ti vuole conoscere sul serio.

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