La cornacchia invidiava al pettirosso

Giunto da poco in questo magnifico teatrino di polveri e riprendendo la penna dopo che tanto di quel tempo è passato da non accorgermi che la stilografica si è mutata in tastiera, risento come sempre alle spalle una nota e malcelata ritrosia allo scrivere. Non concepisco scrivere in altra maniera. Ne sono testimoni i miei “frammenti”. Del resto non saprei concepire in altro modo lo scrivere. E sopra tutto lo scrivere OGGI.

Come è possibile – mi chiedo – che si continui a scrivere poesie come si scrivevano secoli fa? Come è possibile, sopratutto scriverle senza cattiva coscienza? Eppure mi guardo in giro e vedo persone che continuano a recitare questa pietosa commediola.  Abbarbicate alla presunta illusione di dire ancora qualcosa che valga la pena di essere letto imperterrite continuano a ritenere che la poesia si faccia con gli “a capo”. Constato con disincanto che, giustamente, la gente non legge più, tantomeno poesie. Anzi, sono disposto a plaudire a tanta saggezza da parte del pubblico. La figura del poeta suscita dunque giustificate risa come nel magnifico pezzo di Guzzanti, citato e forse mal compreso, nel mio blog.

So che l’alzata di spalle sarà degna risposta a questo mio sarcastico dubbio. So però che esistono anche delle persone a cui sta a cuore il destino della poesia (quella con la maiuscola) e che pur di vederla rinascere sono disposti a scendere foss’anche un solo gradino dal fastoso e ammuffitto baldacchino che si sono faticosamente costruiti con le proprie mani.

So che la poesia non potrà rinascere senza un serio dibattito, senza anni di nuova gavetta (parola in disuso). So che perdere l’ultimo treno ci consegnerà. dimentichi, nel deserto dell’imbecillità.

Forse è un sogno, forse l’unica speranza che continua a tenermi sveglio, la notte, ad elucubrare tattiche contro il terrore dell’uniformità universale.

Non vorrei aproffittare dello spazio che gentilmente mi è concesso in un blog non mio. Era solo il mio modo di dare il benvenuto a quanti, qui, in questo sogno ci credono ancora.

Grazie

Carlo

25 pensieri su “La cornacchia invidiava al pettirosso

  1. E’ un piacere averti tra noi.

    Io francamente non so se sono poeta, né se basti scrivere poesie per essere tale.
    Dici che il tuo dubbio è sarcastico, io me lo sono però “ignorantemente” posto sul serio:
    “Cosa cambierebbe, esattamente, a parte l’estetica, se prendessi una poesia e la srotolassi su una riga, così, brutalmente? Cosa cambierebbe se il lettore, sul palco, con tanto di leggio, mi recitasse una poesia scritta in un verso, con tutte le virgole al suo posto, piuttosto che non scritta come si usa?”
    E’ ironico che ancora cerco la risposta e che testardo continuo a scrivere in versi, senza sapere il perché.

  2. Credi che il mio dubbio riguardi solo e unicamente la “forma” geometrica della poesia?
    Io invece intendo ben altro. Io dico che la poesia come l’abbiamo sempre conosciuta ha fatto il suo tempo come i libri. Che poi alcuni di noi vivano di revival beh, questo è comprensibile dal punto di vista umano. Ben meno accettabile però da una vera coscienza artistica.
    Grazie comunque del commento. Ogni riflessione, anche quella che può apparire a tutta prima come irrilevante, ci porta a compiere un passo verso qualcosa di nuovo.

  3. Ho dovuto riflettere molto su quello che hai detto prima di trovare una risposta.
    Io credo che la poesia non possa morire perchè va oltre “all’arte” in cui la si cataloga, semplicemente non è una cosa che in se stessa possa passare di moda e semplificata, etichettata… Se il poeta scrive i suoi versi PER FARE arte e far si che venga letta e amata dagli altri, evidentemente non fa poesia. Fa un prodotto, e avresti ragione te. Tuttavia per me è poesia anche i versi che uno scrive da solo, a casa, per se stesso, e che non li farà leggere a nessuno. Quella poesia non passerà mai di moda, sebbene nessuno la legga. E’ lo scopo della poesia l’essere letta? L’essere venduta? No. Direi che è viceversa, il suo scopo è l’essere scritta. Si deve smettere di scrivere poesie proprio perchè non vengono lette? No. Le poesie vengono scritte per vari motivi, con vari stili e finalità, ma tuttavia non è mai fuori moda.
    Per sintetizzare, non è la poesia fuori moda perchè non viene più letta,ma potrebbe diventarlo qualora non venga più scritta.

  4. Hai perfettamente ragione nel dire che la poesia non morirà mai. Non era certo mio intento affermare una tesi così cinica. Dico solo che è morta la “forma” antica di ciò che si intende oggi per poesia. Dico che una poesia che oggi, si adagi nelle “forme” di secoli fa, è morta in partenza, improponibile. Allo stesso modo che è morta la pittura in senso tradizionale.
    Il mio pungolo è rivolto a chi si crogiola con mezzi superati, lontani dai comuni modi di comunicare. Dico che molti di noi giocano a rivestire un ruolo fuori da ogni realtà. Dico che se la poesia vuol fare sentire di nuovo la sua voce fra la gente deve riniziare da capo. Umilmente. Dico che se la gente non legge poesie non è per ignoranza ma perchè noi ci intestardiamo ad usare metodi antiquati.

  5. Leggiti il post sul mio blog “la poesia coi pulsanti” per capire meglio cosa intendo per nuove “strade” alla poesia. Sarei molto onorato se partecipassi al dibattito che intendo suscitare in questo piccolo e dorato angolino di sopravissuti.
    :))

  6. già! la funzione della poesia è quella di essere scritta, come dice mukele il modo in cui viene scritta è importante ma la funzione resterà quella che ha sottolineato Giacomo. Ma se la poesia langue e la sua funzione è quella che Giacomo ha detto con tutto quello che questo comporta (in termini di introspezione, di riconoscimento, ecc) non dovremmo parlare di asfissia emotiva? non dovremmo entrare nelle maglie di quell’asfissia? il computer porterà davvero nuova aria? il nesso con la comunicazione pubblicitaria che vende oggetti facili (anzi banali) è davvero adeguato a rappresentare la comunicazione poetica?

  7. Non sono un poeta, non merito tanto.

    A volte però necessito di sfogare le sensazioni su carta, di darle delle rime e dei suoni che più si avvicinano a quello che sento. Non mi sento un poeta, onestamente parlando non ricordo nemmeno i tempi verbali, la lingua italiana spesso la lascio a casa, però in quei momenti io devo scrivere le mie sensazioni, che chiamo poesie…

    Per me la poesia è la fotografia di una sensazione che si sta provando, GODO mentre la scrivo, mentre cerco rime e termini per dipingerla, godo tantissimo. Scrivere diventa un qualcosa di personale e intimo, il ricordo di una sensazione che si tramuta in un messaggio personale.

    Concordo che la funzione della poesia è quella di essere scritta, quando lo faccio vado in estasi…

    Poi la pubblico, e se altri come me ne rimangono estasiati tanto da far diventare proprio il mio messaggio personale, alloro GODO ancora di più!

    Non capisco però cosa intende MUKELE quando parla di metodi antiquati e di rinascita dal basso della poesia.

  8. beh credo che vicozzarecords abbia reso alla grande cosa guida il bisogno di scrivere, è una necessità creativa (poiesis in greco è generazione) una pulsione che proprio non puoi trattenere, è un refolo d’aria. Pensiamo davvero si tratti di mezzi espressivi se il linguaggio poetico è in abbandono o c’è dell’altro che è più difficile da vedere forse proprio perché ci siamo dentro?

    In quanto ai tempi verbali, se sono corretti meglio, adoro quando lo sono, ma tra un tempo sbagliato e una banalità scritta bene sottoscrivo la prima!

    http://cosechedimentico.blogspot.com/2010/06/fogli-di-poesia.html

  9. Non so. Mi sento molto legato al passato, alla poesia dei grandissimi. Dirò di più, mi piace l’endecasillabo ed anche il sonetto. Il tema che proponi qui è quantomai attuale:

    perché la poesia comunica solamente a pochissimi?

    Innanzitutto io credo, che abbia sempre comunicato a pochissimi. Molti grandi sono morti praticamente sconosciuti, ripresi e rivalutati in seguito. La poesia ha sempre comunicato a pochissimi e questo ha senso perché sono pochi gli esseri umani la cui sensibilità e chiave per dischiudere il messaggio poetico.

    In questo senso posso prendere per paragone le equazioni di Navier-Stokes, descrivono il comportamento di un fluido. Per molti sono proprio arabo, alcuni le possono leggere ed usare senza capirne il significato profondo, altri ancora, pochissimi, ne capiscono proprio il senso profondo, oltre al linguaggio in cui sono espresse.

    Così per me la poesia è estetica e bellezza nel linguaggio, ma anche superamento del linguaggio stesso verso una profondità lasciata solo all’intuito ed alla sensibilità, subito velata nuovamente, come in quella poesia di Montale “Forse un mattino andando in un’aria di vetro”.

    Tuttavia io desidero comunicare, desidero scovare la chiave per aprire lo scrigno anche di esseri di sensibilità non così spiccate. E’ possibile? Questa è la sfida, la novità. Quale forma, oggi, rappresenta il vero ponte verso l’altro? Così ritorno all’intervento iniziale di Mukele…!

    A presto, G.

  10. Bene, per lo meno vedo che ci sono in voi almeno delle aperture al dialogo. Sono coscente che è un tema vasto e che non potrà essere risolto nel giro di alcune repliche ad un post.
    Che la poesia sia sempre stata una questione d’elite è indimostrabile dal punto di vista storico. Ricordiamoci la tragedia greca (cui partecipava tutta la popolazione di Atene, quasi fosse il nostra San Remo), ricordiamoci che molte delle poesie del Dolce stil nuovo erano in realtà dei testi di canzoni popolari. Quindi sempre, quando la poesia si è avvicinata alla gente, non è stata da questi evitata, anzi. Ciò semmai è successo con l’avvento dei libri. Ricordiamoci che i libri costavano cari ed erano merce che solo i ricchi potevano permettersi. La poesia, dall’epoca dei libri è stata dunque cibo aristocratico e poi borghese.
    Io sono sardo e so che da noi è sopravissuta la poesia degli aedi, persone che si sfidano su di un palco improvvisando strofe e rime baciate su un argomento. E la gente (almeno quella che capisce il dialetto) partecipa e gode nello stesso modo che gode ascoltando la musica. La musica e la poesia è un bisogno della gente.

  11. La poesia e l’arte in generale affascina da sempre qualunque uomo ( a dispetto della sua comprensione spesso). Si sente piccolo nei confronti di qualcosa che percepisce più grande di sè.
    La mia tesi è dunque che se la gente si è allontanata dalla poesia non l’ha fatto per presunta cattiveria culturale, ma perchè lo iato fra il suo mondo e quello comunicato dai poeti, è diventato talmente ampio da scoraggiare qualunque tentativo di avvicinamento.
    Impossibile sognare che la mentalità popolare possa capire e sottigliesse intellettuali insite nella produzione avanguardistica moderna o anche degli ormai classici “ismi”. La sensibilità artistica della gente si è fermata, nel più roseo dei casi, alla pittura del neoclassicismo o algi epigoni di quest’ultimo.
    Inutile però prendersela con questa sensibilità artistica e pretendere che si affini tanto da capire filologicamente cose e concetti tanto astratti. Eppure manifesto dichiarato di ciascuna avanguardia è proprio quella di essere “astratta”. Ma astratta da che? “Dalla vita”, è ciò che risponde il pubblico

    • Ti rispondo qui Mukele. Poesia è un contenitore che contiene troppe cose per poter affermare se sia o non sia qualcosa di adatto al grande pubblico. Esiste molto probabilmente una poesia adatta al grande pubblico, perché questo già ne possiede la chiave, ed una non adatta, noiosa, astratta, come la matematica, di cui buona parte degli uomini non hanno la chiave di comprensione. Ora, che poesia vuoi fare tu?

      Io desidero che la poesia sia un canale di comunicazione che però trasporti verso l’alto. Per me la poesia è esplicitazione del “mondo dietro al mondo”, di quando emerge un particolare che sconvolge l’ordine apparente delle cose. Quindi sono nel mezzo, poiché desidero raggiungere le persone e da lì portarle verso una sfumatura sconosciuta.

  12. Poesia

    Sensazione in parole
    Viaggia sul binario dell’artista
    Vola alto, vola basso, vola.

    Come chimica elementare
    Interagisce con il lettore
    E crea nuova sensazione
    Sensazione che non è poesia
    La poesia non è nulla!

    Ponte, canale, goccia dall’alto
    Bagna dove tocca

    Poesia è ciò che decidi sia poesia
    Vi è poesia nel leggere non poesie
    Salti, spazi, note, colori, ritmi, confusioni, rimescolamenti, suoni e armonie

    Poesia che danza
    Danza senza forme
    O formandosi in un abito
    Vechhio o nuovo

    E poi si spoglia
    E ancora, ancora

    Solo sensazione

    Filippo

  13. Trovo alcune considerazioni interessanti.

    1) La poesia è sempre stata compresa da pochi? Dipende. Con “poesia” si intendono cose molto diverse. Qualcuno, qui, ha inteso la Tragedia greca come Poesia. Quanto ciò sia giusto, non so dire, non essendo un esperto. Ciò che si può dire è che la poesia, come sottolineava qualcun altro, è un linguaggio codificato (soprattutto nel passato) tale per cui senza il codice essa risulta incomprensibile. Nel lettore contemporaneo, ciò non può che destare fastidio, come desta fastidio la matematica. Ci sono generi poetici più vicini al modo di esprimersi, altri più lontani, ma la storia della letteratura italiana sembra confermare la tesi qui proposta da alcuni secondo cui essa è stata fatta e consumata da Elite. Anche oggi si può leggere Dante in pubblico, ma è discutibile che Dante abbia scritto per esser letto col microfono.
    2) In generale, la poesia si è distanziata dal lettore perché esprime sentimenti sempre più egocentrici e fissati dall’interiorità del soggetto. Sebbene alcuni sentimenti sono universali, non tutti lo sono. Dunque, se io esprimo solo ciò che sento è, in particolare se la mia sensibilità è raffinata, è molto facile che non avrò un grande uditorio. Chi annoia di più se non colui che parla solo di se stesso? Il fatto, poi, che questi pensieri siano spesso espressi in un linguaggio oscuro, fa sì che il lettore medio-superficiale non lo legga.
    3) Perché scrivere poesia oggi? E’ un’ottima domanda. Ancora più interessante è “perché scrivere oggi?” Se solo di scacchi ci sono 100.000 libri, la maggior parte pessimi, pochi capolavori si può ben immaginare quanti libri esistano nel mondo. Ma ci sono almeno tre motivi per scrivere (qualunque cosa): (A) scrivere per chiarire a se stessi ciò che si pensa, (B) scrivere perché si può far meglio di altri, (C) scrivere per guadagnarsi da vivere. Questi tre motivi sono quelli che guidano i più che scrivono, non quelli che io ritengo per me fondamentali.

    • Sai non sono proprio in accordo con il punto uno! La poesia non è propriamente un “linguaggio codificato di cui capisci il senso mediante una chiave”, almeno non solo. Ci sono nella poesia risonanze molto profonde. Perché amo un grande poeta piuttosto che un altro? Cosa mi comunica questo rispetto a quello?

      Non è la codifica che fa la differenza bensì…le porte interiori che la poesia apre. Mi piace quella poesia di Emily Dickinson che scrissi qui poco più indetro, dal titolo “Io abito la Possibilità”. La poesia è una finestra aperta sull’ignoto.

      A presto, G.

  14. per Giulio:

    “Io desidero che la poesia sia un canale di comunicazione che però trasporti verso l’alto. Per me la poesia è esplicitazione del “mondo dietro al mondo”, di quando emerge un particolare che sconvolge l’ordine apparente delle cose. Quindi sono nel mezzo, poiché desidero raggiungere le persone e da lì portarle verso una sfumatura sconosciuta.”

    La mia posizione è identica alla tua, anche se io mi sono limitato solo al “dovere” della comunicazione, senza specificare poi in che cosa questa dovesse consistere.
    Ovvero, prima cerchiamo di comunicare, troviamo dei mezzi che siano validi. Inutile voler comunicare se si usa un “linguaggio” da specialisti, una “forma” che non ha contatto con le forme utilizzate e non si apre ai sistemi di comunicazione adottati dalla stragrante maggioranza delle persone.

    • Qualche giorno fa per la prima volta ho recitato alcune mie poesie in pubblico e devo dire che è stato un esperimento molto interessante…nella voce viveva una chiave di lettura ulteriore, che ha permesso un avvicinamento…

      …ma questo è un ritorno a quella forma antica ed orale della poesia, quale il destino della poesia scritta?

  15. per Giangi:

    “1) La poesia è sempre stata compresa da pochi?”

    Questo è un preconcetto: Tutta l’epica omerica era ascoltata e amata dal popolo perchè esistevano gli aedi, ovvero gente che non si chiudeva nei libri (che per fortuna non esistevano ancora) ma che usava la “voce” per cantare e gesta di uomini e dei.
    Capire la poesia poi che significa? Forse allora la capiscono solo i critici?

  16. 1) Be’, uno dei problemi principali in una discussione è cercare di definire di cosa stiamo parlando. Ora, c’è un senso “ampio” di Poesia in cui tutto ciò che è bello strutturato in una forma è poetico. Mi pare però troppo ampio perché anche un film diventa “poetico”. Se usiamo la parola in senso metaforico, allora è un’altra questione. Ma non volevamo un termine così astratto. Il punto è che anche il senso “ristretto” di Poesia è molto ampio. Però se si discute della “Poesia” bisogna riuscire a distinguere cosa vogliamo significare perché, altrimenti, si rischia di intendere ciascuno ciò che già crede.
    1.1) Il discorso era riferito al fatto che non si può intendere la stessa cosa con l’Otello e i Sepolcri. Indipendentemente dal contenuto, c’è una forma “convenzionale” che distingue i due generi letterari.
    1.2) Siccome uno dei punti del dibattito era proprio comprendere come la poesia possa ancora avere un senso e se oggi con gli strumenti attuali sia legittimo ancora comporre versi, ho sottolineato che uno dei problemi è proprio nelle convenzioni linguistiche adottate. Oltre a questo, c’è da dire che ai tempi di Omero ma anche di Ariosto, la Poesia era non solo materiale scelto ma anche di consumo come diversivo. Questo, oggi, non è più così. Almeno dalla poesia romantica che, guarda caso, coincide con la produzione culturale di poeti che scrivono non più per “divertire” quanto per esprimere se stessi e basta. Da qui, le difficoltà di un genere difficilmente vicino ai gusti del pubblico medio, che è difficilmente interessato a cose che si discostano dalla produzione culturale mediocre.
    1.3) Uno dei problemi del dibattito era chiarire come la Poesia abbia ancora un senso ma c’era difficoltà nel comprendere perché oggi non sia molto di moda. Ho solo cercato di tirare le fila del discorso, aggiungendovi qualche commento.
    2) Si badi bene che ho detto che il genere letterario poetico, con le sue convenzioni, è stato codificato soprattutto prima del 2000 d.C. Ciò non significa che le convenzioni siano sempre state un ostacolo. Ai tempi di Omero esse erano più manifeste all’uditorio di oggi. Ma noi ereditiamo una vasta produzione poetica con le regole di allora senza poter capirne il significato perché non abbiamo (senza uno studio e un lavoro cospicuo) piena padronanza. Il lettore del 1500 probabilmente aveva familiarità con la lettura di versi come quelli di Ariosto, ma un lettore contemporaneo no. Perciò, la convenzionalità è un problema per chi non la possiede.
    3) Sono convinto che la presenza del Poeta e della sua capacità di “affabulare” l’uditorio sia una possibile e intelligente proposta. Anzi, bisognerebbe che ci fossero più attività del genere.

  17. Ok, non vorrei che tutto finisse, come al solito con fraintendimenti o immancabili risse personali. Non è mia intenzione difendere o attacare la posizione di nessuno.
    Detto questo, però la discussione rischia di diventare troppo accademica. Lasciamo per un attimo stare cosa sia stata la poesia e quale movimento l’abbia portata nelle condizioni attuali.
    Se fosse più o meno vicina alla gente comune. Questi sono problemi filologici (interessanti certo, ma che rischiano di sviarci dal tema).
    Che la poesia e con essa l’arte in generale viva uno scollamento, non solo con la realtà ma anche con il suo pubblico mi sembra condivisibile da tutti, o no?
    Se si io direi di partire da qui. Per cercare non i motivi di questo scollamento ma se sia possibile uscire dall’impasse venutosi a creare.

  18. Non essendo un poeta, non so quanto ancora abbia senso comporre versi al di là della necessità di comprendersi e di esprimersi, il che, non è poco importante. Quanto alla fruizione, la recezione degli intenti da parte del pubblico non colto (e non solo) rimane difficile e limitata.
    Dunque: secondo me, il Poeta può fare a meno del pubblico, nella misura in cui scrive per comprendersi. Altrimenti, deve accettare che, in questo momento culturale, avrà a disposizione pochi lettori.

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