Eri ieri

Non eri una rosa, una perla nel mare, margherite, la pioggia e l’arcobaleno
non eri

Non eri la luna, una stella, la bimba più bella, erbe e spezie in cucina  
non eri

Non eri una parola, anelli alle dita, dei pianeti il destino, lo zucchero e il miele 
non eri

Non eri le tue ferite, bicicletta, tra i capelli un fiore, una manciata di terra e il cielo
non eri

Non eri un’opera d’arte, una danza, gli applausi a teatro, libri e cioccolato
non eri

Non eri una canzone, fatiche, una storia d’amore, il fischio di un treno e il volo
non eri

Non eri i tuoi sogni, un cinema vuoto, i sandali ai piedi, lacrime e disperate carezze 
non eri

Non eri un sorriso, nebbia d’inverno, un viaggio, il dolore e la sua fine
non eri 

Eri però per ciascuno qualcuno.
C’eri.

Contempliamo le nuvole.

Arianna

 

Foto: Senegal 2009

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Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

12 pensieri su “Eri ieri

  1. Avevo scritto questo haiku, per un’altra morte.

    Aria contorta,
    mesto baluginare
    stella che muore.

    S’intitola “a miglior vita”, ma non lo so…
    …la poesia è…mi ha toccato nel profondo.
    Mi ha fatto piangere.

    Un abbraccio amica,
    G.

  2. La domanda non è tanto perchè. di quella abbiamo già la risposta: non c’è risposta, o ce ne sono tante, ognuno scelga la sua. è così, punto. o forse la risposta a perchè serve per rispondere a “come?” come fare? come fare per tradurre nel quotidiano “è così”, per accettare che non c’è niente di strano nel continuare a fare le solite cose, nel mangiare quel gelato che le piaceva tanto, nel passare per quelle strade, nell’ascoltare quelle canzoni. e soprattutto non c’è niente di strano nel ridere, nel cantare, nel bere, nel progettare il futuro. eppure non è così. eppure sembra tutto fuori luogo. sembra tutto impastato di un grigio molle e amaro. bisogno di celebrare la vita per ricordarsi che si è vivi, e voglia di prenderla a pugni perché ci ricorda che siamo vivi. ci ricorda che noi possiamo sentire il sole, noi possiamo. e allora da una parte c’è il dovere di farlo, di sentirsi vivi e vivere il più possibile perchè sarebbe un torto verso chi non può. e dall’altra c’è il senso di colpa del poter fare ciò che loro non possono più. e poi ci si sente banali…così banalmente mediocri…ciondolanti in una tristezza appiccicosa e sterile…eppure…eppure ma chi se ne frega. ma lasciatemi qui a lasciar dormire la mente.

    • E’ proprio così.
      Anche se a volte la domanda del perché riemerge: “Perché lei? Perché non io al suo posto?”
      Tuttavia, la domanda prevalente è proprio quella a cui ti riferisci tu: “Come faccio?”. Come accettare ciò che non si può cambiare? Come eliminare questa nausea nei confronti dell’esistere, come evitare che mi sembri un insulto qualunque cosa io faccia così come pure il “non fare”, aspettando che un altro giorno passi?
      E poi il senso di colpa del pensare: “Avrei potuto fare di più per lei”, chissà se sono riuscita a farle capire che le volevo bene, lo sapeva? Glielo dicevo ma… glielo dimostravo? Ho sprecato delle occasioni per starle vicino? Come fare ad accettare che il passato non si può cambiare ma che bisogna “vivere bene”, d’ora in poi?
      Purtroppo non credo ci sia “La Risposta”, ognuno deve – faticosamente – trovare la sua.

  3. “Quando noi ci arrestiamo
    per morire
    sa di polvere il mondo.
    La rugiada aneliamo
    e gli onori non dissetano.
    Danno fastidio al volto di un morente
    le bandiere
    ma un piccolo ventaglio
    mosso da mano amica
    è refrigerio.
    Quando per te pure verrà la sete
    mia sia l’incombenza
    di procurarti balsami dell’Ibla
    e madide rugiade di Tessaglia.”
    (E. Dickinson)

    Solo la poesia sa dire certe cose. Inutile aggiungere altro.
    Sarebbero “ragionamenti”, ma per quelli c’è sempre tempo domani…

  4. Forse cado nel banale. Ma quando “qualcosa di forte” si tende a non accettare e continua a tornare nella nostra mente sotto diverse spoglie, mi rendo conto, che tutto ciò che mi DA con la “D” e la “A” davvero maiuscole Energia e Voglia di andare avanti ed Oltre, è l’abbandono alla speranza che esista un Disegno per ognuno di Noi ed un Amore Divino onnicomprensivo, che magari è incomprensibile in certi momenti, opaco, magari grigio per la nostra prospettiva limitata, ma che è sempre pronto e disponibile a mostrarsi nella sua vera luce… con un atto di Fede profondo,con un “Si” alla vita viscerale, con il desiderio ( con il riconoscimento di tale desiderio ) di Volere accettare una volta in più la realtà così com’è, quindi estendendoci, comprendendo davvero, un pò di più noi stessi ed il mondo… e magari Dio stesso. E per fare ciò, venirsi incontro bisogna, ritrovare dolcezza con noi stessi e con gli altri, vincere il ghiaccio del buio con il calore della carezza..
    con il lasciarsi la possibilità che un Senso ci sia, e che, mentre una parte di noi piange, l’altra le sorride con estrema delicatezza e le indica di guardare ancora una volta verso il Cielo. Senza forzature di alcun tipo, le ricorda l’amore che, sempre, può sfiorarci, toccarci o …
    A presto,
    Fil

    • Grazie… purtroppo non riesco a credere nell’esistenza di un Dio, ma cercherò di trarre dalle tue parole ciò che la mia visione agnostica mi consente di recepire 🙂

      A presto!

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