Nuove idee artistiche

In tempi di guerra sono state fatte le più importanti scoperte a livello informatico, comunicativo e tecnologico. In tempi di crisi economica sono state fatte le più azzeccate scelte di impresa, sono nate idee e si sono aperti nuovi mercati. Non è un’invenzione che quando si presenta una crisi, sia sociale che individuale, questa metta inevitabilmente ad un bivio, o ti fermi e vieni sconfitto, o ti cambi, innovi, e cominci a crescere.
In quest’ottica il dover affrontare difficoltà è quasi auspicabile, aiuta il genere umano a fare i dovuti “salti” necessari per la sua crescita in tutti i campi e settori immaginabili a seconda di dove colpisca, appunto, la crisi.

Oggi…
beh, oggi ne abbiamo diverse “cose” in crisi.
Economia.
Tutela ambiente.
Politica.
Valori umani, etica.
Religione, fede.
Cultura.
Arte.

Arte.
Siamo in piena crisi artistica.
Ecco, sono arrivato al punto.
Mentre lascio gli altri campi aperti a discussione e dibattito, o a futuri post, mi concentrerei un poco dove questa crisi artistica ci stia conducendo. Ora non vorrei fare un trattato sull’arte contemporanea, non sono ne il personaggio giusto ne avrei lo spazio su un post per scrivere tutto quello che ci sarebbe, ma mi piacerebbe fare degli esempi di come le persone si stiano muovendo.
Stanno nascendo nuove forme di arte, tra l’innumerevole spazzatura prodotta, che contengono idee originalissime che potrebbero davvero essere il nostro futuro per i prossimi decenni.
Invito tutti e incoraggio maggiormente gli esperti in materia a dire la loro e ad arricchire il post con altri link e-o immagini di simili idee originali in tutti i campi artistici di interesse.

Giacomo

Quadri:
Quadro-scultura di Federico M., 2010. Opera appesa all’aperto.
L’opera d’arte non è più perenne e nemmeno mai uguale a se stessa. Opera che in base alle intemperie cambia, si scolora, si rovina. L’opera d’arte ha una durata nel tempo affidata al cielo, ha una vita, una morte.


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9 thoughts on “Nuove idee artistiche

  1. Eh il discorso-arte è veramente complesso, più mi ci addentro e meno mi sembra di avere appigli.
    Ad esempio l’opera che linki se può essere importante non lo è sicuramente per l’originalità; con questo non voglio dare un giudizio di qualità, la vedo soltanto in foto e comunque non mi piace giudicare, alla fine non ne ho il diritto. Però per quanto riguarda le idee originalissime questa non è esattamente un’idea originalissima:
    – la superficie pittorica estroflessa, non piana è già stata usata da molti da Fontana in poi (Bonalumi Castellani).
    – l’arte nella natura neanche parlarne (Penone e Land Art).
    – la rinuncia dell’artista a parte della propria azione e l’affidarsi al caso anche (da Duchamp in poi, John Cage per la musica).
    – l’opera d’arte come elemento vivo sottoposto allo scorrere del tempo (ancora land art, Manzoni che autografa modelle viventi dicendo che queste sono una sua opera)
    e via così…

    Le nuove forme d’arte sono già nate, dopo che nel 1912 Duchamp prese un orinatoio, lo girò e disse che quella era una scultura è stata un’escalation continua, per molti un’escalation verso il fondo, sempre peggio.
    Non si finisce mai di stupirsi ma dopo quasi un secolo si è visto quasi tutto (e non ci si stupisce più) all’estremo ad es. Chris Burden che organizza una performance consistente in lui che si fa sparare un braccio e un altro di cuia desso non ricordo il nome che muore dissanguato in seguito ad un tentativo (riuscito) di body art estrema…

    Tutta sta pappardella per domandarmi se in fondo questa corsa all’originalità sia proprio necessaria, o meglio, se sia necessariamente sinonimo di qualità. Affidarsi a linguaggi nuovi oggi non rappresenta più una sorpresa o uno shock per il pubblico, quindi anche l’effetto sorpresa che fino agli anni ’70 poteva determinare già di epr sè l’importanza storica di un’opera oggi non conta più molto.
    Poi forse (ma effettivamente non ne sono totalmente convinto) uno stesso messaggio può anche slegarsi dal mezzo con cui viene espresso. In questo modo si può guardare al contenuto senza farsi distrarre da linguaggi molto chiassosi ma magari vuoti. Mi piacerebbe che una bella idea potesse venire espressa ugualmente attraverso un film, una performance, un dipinto, una scultura, una foto ecc ecc.
    In questo modo la bellezza di un’opera non dovrebbe essere valutata in base agli elementi materiali del mezzo ma in base al contenuto: l’artista ha qualcosa di interessante da dirmi? mi fa provare qualcosa? comunica? mi shocka? mi rilassa? ecc ecc.

    Tanto più che anche nel ‘900 ci sono stati un sacco di grandi artisti che son tiusciti a scrivere la storia e comunicare qualcosa, attraverso media tradizionali come la pittura e la scultura, in anni in cui i linguaggi più in auge erano altri…

    pensieri a caso scritti male!
    ciao!

    • Invece secondo me non sono pensieri a caso, ne scritti male. Secondo me è fondamentale interrogarsi sul significato dell’arte, più che sulla sua forma. Se l’arte nasce dall’esigenza di trasmettere qualcosa, allora è arte, ma se nasce invece dall’esigenza di “produrre arte” allora non è arte.

      Questo è il problema: concentrarsi troppo sulla forma artistica significa perdere di vista i contenuti e soprattutto non riuscire a capire chi abbia i contenuti e chi non li abbia. Non necessariamente contenuto concettuale, anche contenuto emotivo, contenuto culturale o altro, ma contenuto.

      Nell’arte la forma e il contenuto si incontrano, ma se manca l’uno o l’altro non c’è una reale possibilità di comunicazione! Potrebbe essere altrimenti? Cosa comunicare e come comunicarlo.

      Io non sono sicuro se il messaggio sia completamente scindibile dalla forma artistica, perché non sono due cose separate, ma l’anima (contenuto) e il corpo (forma) dell’arte stessa. Forse la stessa anima può prendere forma in corpi differenti, lo stesso messaggio essere veicolato da un racconto, così come da una statua o da una canzone. Forse ogni arte permette vantaggi e svantaggi, su tematiche particolari. Forse bisognerebbe sperimentare qualcosa del genere e vedere che ne viene fuori.

      Hai ragione anche su un altro punto: abbiamo visto di tutto, da chi attacca cavalli al soffitto a chi balla un valzer omosessuale nudo. Bisogna fare pulizia ed interrogarsi in profondità sul significato dell’arte.

      ciao!

  2. Sì sicuramente il mezzo non è così indifferente rispetto al contenuto che vuole trasmettere, o meglio, alcuni contenuti “fuonzionano” meglio se realizzati attraverso un particolatre linguaggio piuttosto che un altro.
    Detto questo non ci si può affidare solo al linguaggio iper-innovativo (che spesso non è neanche così perchè come si diceva ormai si è fatto quasi tutto) in modo da fare il compitino con il minimo sforzo e avere un’opera bell’è pronta. Se ci si pensa al giorno d’oggi è molto più complesso riuscire a dipingere qualcosa di contemporaneo, riuscire, utilizzando un medium tradizionale, a dire qualcosa di valevole per le persone oggi. Perchè prima uno deve capire perchè ha ancora senso dipingere nel XXI sec, quando c’è la fotografia, la tecnologia digitale ecc. e poi deve confrontarsi con il peso della tradizione, che sicuramente è opprimente.

    è sempre difficile capire cosa vale realmente la pena di essere visto o esperito: da una parte ci può essere il pittore o lo scultore o insomma l’artista “tradizionale” che utilizza quelle tecniche semplicemente perchè si è sempre fatto così; dall’altra l’artista iper-sperimentale che prova qualsiasi cosa non è stata ancora fatta pur di poter dire “sono stato il primo”. Entrambi gli approcci mi sembrano poco onesti…
    è difficile, che dire…

    Forse questo libro parla proprio di questi argomenti, devo ancora leggerlo ma lo lggerò: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201005articoli/54646girata.asp
    L’altro famoso di Bonami e Lo Potevo Fare Anch’io, un’altra lacuna da colmare per me 🙂

  3. Secondo me c’è un punto in cui il ragionamento non è stato sviscerato.
    Condivido riassumere secondo i due punti (riprendo il discorso di gabrio):
    -si è sempre fatto così
    -sono stato il primo
    e predo atto che le forme artistiche oggi si raggruppano principalmente sotto questi due “filoni”.
    Però, quello che “inventa”, apre una porta. Quello che dico io, perchè non varcarla in massa questa porta?
    Condivido dire che non bisogna ricercare l’originalità sempre e comunque, essere i primi per inventare al solo scopo di dire “ho inventato io questa cosa” snatura lo scopo dell’arte e genera un prodotto che non è arte ma l’esaltazione della fantasia, una specie di gioco per i fantasiosi che si sfidano nella creatività allo stesso modo di matematici che si sfidano su problemi di serie numeriche. L’arte è altra cosa. Sono pienamente d’accordo con Giulio anche, se all’arte manca il contenuto è come una torta senza lievito. Quello che noto però è l’esistenza di molte idee originali, alcune bisogna ammetterlo di veramente buone e purtroppo mal pubblicizzate, nessuno che le conosce o solamente pochi eletti che hanno visto la mostra o è da sempre che sono appassionati di arte. Perchè non diventa, una nuova “forma” di espressione, nuovo filone artistico?
    Una volta che si apre una porta e si vede un corridoio anzichè un muro, perchè non percorrerlo? Perchè deve diventare “inflazionato” solo perchè altri due artisti l’hanno usato prima di te?
    Due!!
    Inventarono il cubismo, inventarono l’astrattismo, inventarono il puntilineismo… dove sono le idee valide tra le tante che possono fare il nuovo “filone” contemporaneo?

  4. discorsi lunghi che continuano a ramificarsi e non portano a nulla… i migliori!
    replico:
    – Intanto continuiamo a parlare di arte ma in definitiva nessuno può dare una definizione di arte, è una cosa che sappiamo esistere, se ci chiedono “questo oggetto è arte o no?” sappiamo rispondere; ma in realtà non c’è un sistema obiettivo per decidere cosa è arte. E neanche cosa dovrebbe essere: alla fine ci sono stati grandi artisti che si sono rifiutati di esprimere qualcosa, grandi artisti che hanno vissuto abbattendo le barriere, grandi artisti che hanno fatto la stessa cosa dall’inizio alla fine nella tradizione.

    – Da qui la domanda chi decide cosa è arte e chi decide qual è l’arte giusta. In realtà si ha a che fare con scelte “politiche” in senso lato (non partitiche, scelte che comunque veicolano una scelta personale una propria visione). Quando un artista diventa popolare in realtà è già stato scelto da un ristretto nucleo di persone (e qui anche la risposta a “perchè alcune cose non vengono pubblicizzate e altre si?”). Quindi il successo non è decretato dal popolo ma rpinipalmente da tre figure: un critico che sviluppi un teoria o un movimento attorno all’artista; un collezionista importante che spenda soldi per quelle opere; un’istituzione, un museo che sancisca il successo in una prospettiva istituzionale appunto. Da qui poi si crea un effetto esponenziale che poi crea anche i Picasso, i Pollock, i Kandinsky.
    Più sono influenti, più hanno potere e con maggiore facilità possono lanciare il loro protetto. Quindi il riscontro popolare è se mai la conseguenza (secondo me) di un successo molto di nicchia, da addetti ai lavori.

    – Ora il discorso aprire nuovi filoni, nuovi movimenti. E’ molto bello in effetti vedere la storia dell’arte come, attraverso processi di reazione, opposizione, assimilazione si sviluppi in modo coerente e alla fine lineare. Questo purtroppo difficilmente adesso potrà accadere per vari motivi:
    a) sono finiti gli idealismi, la volontà di associarsi su un’idea comune, non si scrivono più manifesti; ognuno va un po’ per la sua strada e quindi è più difficile per gli osservatori individuare movimenti e ordinare la situazone.
    b) i movimenti del passato avevano sempre un rapporto diretto con la tradizione, erano quindi filoni che si diramavano dal filone principale; in questa maniera era anche più facile seguire le cose: il realismo come opposizione all’accademia, l’impressionismo come sviluppo del realismo, il simbolismo che guarda all’invisibile prima che alla realtà; il tutto sempre in pittura o scultura quindi in un ambito abbastanza facile da confrontare e descrivere. Ora non è così non c’è più un unico filone principale da cui si possono diradare filoni secondari che mgari un giorno lo sostituiranno, la situazione è molto più sfaccettata (orizzonte globale tra l’ltro), ci sono un sacco di filoni a cui nuovi artisti si rapportano in maniera ancora più complessa.
    c) è possibile che non si vedano nuove cose semplicmente perchè ci siamo dentro e non riusciamo a comprenderle ancora bene. Forse agli inizi del ‘900 altre persone avrebbero parlato come te, Giacomo, confusione, nessun nuovo linguaggio ecc. Poi basta la storia a fare ordine e si vede una perfetta direttrice impressionismo-cezanne-matisse-picasso-cunismo-futurismo-avanguardie-astrattismo ecc.
    (che poi questa linearità questi movimenti così ben teorizzati e ordinati, in realtà è abbastanza finta, probabilmente era tutto più complesso…)…

    quindi il mio consiglio è aspettare per vedere le cose chiare e intanto alsciarsi guidare da sè stessi, innamorarsi delle cose di cui ci si vuole innamorare senza pensare a movimenti senza voler necessariamente storicizzare, in un momento presente in cui per definizione non si può storicizzare.

    Per finire penso che forse l’originalità sia necessaria all’arte, ma comunque è possibile anche essere originali senza fare nulla di nuovo, attraverso linguaggi tradizionali, avere qualcosa da dire anche così (date un’occhiata a tutta la fase del ritorno all’ordine tra le due guerre, un passo indietro che, dopo le avanguardie, suonava paradossalmente nuovo!)

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