Ospitare la fragilità

Che cosa ne facciamo della nostra fragilità, delle nostre sofferenze?
Possiamo tentare di sradicarle, di esiliarle in un luogo talmente nascosto che ci sembrerà di averle eliminate per sempre. Però questa soluzione mi pare estremamente faticosa e, soprattutto, credo che ci troveremmo impoveriti alla fine del processo.
Forse potremmo imparare a trattare la nostra vulnerabilità, le nostre ferite, i dolori che ci accompagnano come se fossero ospiti graditi, anche se dal carattere difficile.
A volte ospitiamo una bambina capricciosa, ma non possiamo sempre metterla in castigo: “Senza televisione per una settimana!”. Ogni tanto bisognerà farla giocare, e comprarle il gelato, ai gusti che vuole lei, senza discutere.
Altre volte, invece, ospitiamo un adolescente ribelle, che non vuole proprio sentire ragioni, si chiude in camera e non parla con nessuno. E allora bisogna prenderlo con le buone, portarlo al concerto di quel gruppo punk che piace a lui o andare insieme in montagna, fargli sbollire la rabbia, e poi farlo piangere, perché anche se fa il duro vuole piangere tutta la sua stanchezza del mondo, la sua delusione.
Altre volte ospitiamo un vecchio saccente e presuntuoso, che ci ricorda tutti i nostri fallimenti passati e sostiene che se solo gli avessimo dato retta… Che noioso! E’ difficile non rimproverarlo, non tenergli il muso per la sua antipatia. Però è un ospite, e dobbiamo trattarlo bene. Forse possiamo invitarlo fuori a cena, portarlo in quella trattoria del centro, oppure a teatro, lui che è un tipo all’antica. Insomma, addolcirlo un poco e dimostrargli che, nonostante il suo caratteraccio, gli vogliamo bene lo stesso.

Arianna

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Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

6 pensieri su “Ospitare la fragilità

  1. Cara Arianna,
    mi è piaciuto molto questo tuo intervento!
    Originale e significativo.
    Sapersi prendere per il verso giusto è davvero importante, per dare una risposta decisa alla fragilità con un atto di forza. Dobbiamo chiamare Superman ogni tanto! ;o)

    Un abbraccione, Fil

    • Sì, sapersi prendere, conoscersi (questo anzitutto) è importante, hai ragione Fil. Ed è difficile.
      Ma la forza mi sembra che non sia la strategia migliore per relazionarci con le nostre parti fragili, con i nostri ospiti dal carattere difficile. Forse dovremmo anzitutto cercare di capire di che cosa hanno bisogno, al di là dei capricci. E poi cercare – se possiamo – di procurarglielo.

  2. Anche a me è piaciuto questo scritto Ari, bella la metafora. RIcacciare in fondo le nostre debolezze sicuramente ci porta in luoghi…dove non siamo. Sarebbe bello (che sia possibile?) capire le radici della nostra fragilità e poco a poco sostituire il diamante al cristallo…chissà!

    • Non so, sai Giulietto… Forse è possibile comprendere le radici della nostra fragilità, chissà, ma in ogni caso credo che si possa trasformarla solo in parte, in parte – forse – ce la dobbiamo tenere così, la dobbiamo portare con noi, lasciarle il suo spazio e imparare a pacificarci con essa.

      • Neanch’io lo so 😛 Quando lo saprò, se accadrà, te lo dirò! Conoscerci, lasciarci spazio e pacificarsi con le proprie debolezze comunque è fondamentale. E’ anche il primo passo per essere meno fragili, quindi nei fatti andiamo nella stessa direzione…

        …sulle conclusioni vedremo!

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