Un altro mondo esiste

Prendete una piccola scuola in Danimarca. Prendete una bambina e una ragazza, scalze, sedute alla stessa scrivania. Prendete tre adolescenti che dipingono nel corridoio. Prendete un’aula piena di strumenti musicali, con la porta socchiusa. Prendete una classe di tredicenni che ascolta i compagni leggere ad alta voce, e poi commenta col sorriso, uno per volta. Prendete una preside dagli occhi chiari. Prendete queste parole: “La nostra è una scuola aperta, vogliamo che gli allievi la percepiscano come un’unica stanza in cui imparare. Non li sgridiamo, cerchiamo di trattarli gentilmente e dialogare con loro, perché solo in questo modo si sentiranno bene a scuola, e diventeranno cittadini rispettosi in futuro”. Prendete dieci insegnanti felici, una cucina che odora di patatine fritte, disegni alle pareti, una palestra, un cortile con la sabbia, un’amaca, molti alberi.

“Come ti sembra la nostra scuola?”
“Un sogno”
“Lo pensi davvero?”
“Certamente! Noi siamo lontani, lontanissimi…”
“Hai visto che è possibile. Ora devi tornare in Italia e fare la rivoluzione”.
Sorrido. Rispondo: “Sì”. Sottovoce, però si sente.

Suona come una promessa.

Arianna

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7 thoughts on “Un altro mondo esiste

  1. La storia insegna che l’essere umano è capace di grandi cose …. nel bene e nel male; quando nell’animo di una persona si “materializza” un sogno, la volontà e la determinazione di renderlo reale …… il più è fatto.

  2. Questa cosa mi interessa moltissimo, ti sparo una prima salva di domande… E’ paragonabile a una scuola elementare o media? Come si riesce a mantenere l’attenzione di un gruppo di bambini senza sgridarli? Ci sono verifiche con voti di qualche tipo? Saluti anche da Silvia!

    • caspita! sai Arianna che anch’io avevo fatto un’esperienza simile durante il servizio volontario europeo… lavoravo in una scuola elementare basata sul metodo Montessori e la logica di fondo era molto simile. mi aveva colpito parecchio, ma al contempo ho capito che io non ero tagliata per l’insegnamento 🙂

      Nicc… sgridando i bambini non si mantiene affatto viva la loro attenzione! è solo un modo di reprimerli e fargli associare l’apprendimento a qualcosa di estremamente palloso. È credenza comune che i bambini siano pigri e che debbano essere sempre ammoniti e richiamati all’ordine, ma in verità la loro voglia di imparare è immensa: basta dargli gli stimoli giusti! secondo me è davvero disumano pensare che esseri pieni di vita come i bambini (ma anche gli adolescenti) debbano essere costretti a stare seduti 5 ore di fronte ad una cattedra, il più delle volte esclusivamente ad ascoltare… e quando possono parlare, solo per il fine di essere valutati… per carità, noi l’abbiamo fatto e siamo sopravvissuti, ma non tutti ne sono sempre usciti psicologicamente illesi (quanti conosco che, fermandosi alla scuola dell’obbligo, ancora associano un libro alla sofferenza della recensione obbligatoria…)

      • Condivido in pieno 😉

        E’ possibile imparare in tre modi: per paura, per ambizione o per amore di conoscenza/ curiosità/ genuino interesse. E’ possibile rinunciare ai primi due modi di apprendimento.
        Non soltanto è possibile in linea teorica, ma esistono bambini, ragazzi, uomini e donne che ci riescono quotidianamente.

        La scuola che ho visitato è una scuola dell’obbligo, in cui ci sono allievi dai 6 ai 14 anni (nella scuola in cui lavoro – che è più grande – ci sono ragazzi fino ai 16 anni). Gli insegnanti danno voti soltanto negli ultimi due anni, perché alla fine della scuola dell’obbligo i ragazzi devono sostenere un esame e si devono abituare. Però non c’è un’atmosfera competitiva, per niente. Gli insegnanti non lodano troppo chi ha i voti più alti, cercano di differenziare l’insegnamento, secondo il principio “da ciascuno secondo le proprie possibilità”. Poi, certo, qui hanno molte risorse… i ragazzi con problemi di varia natura che per diverse ragioni stanno male in classe (ad es. ostacolano le lezioni, si comportano in modo violento…) vengono inseriti in classi a parte, a seconda della problematica che vivono. Qui li definiscono “allievi con bisogni particolari” (“a ciascuno secondo i propri bisogni”). In queste classi ci sono soltanto 2-3-4 allievi e gli insegnanti sono preparati ad affrontare quel tipo specifico di difficoltà (ad es. problemi in famiglia, di integrazione, di apprendimento, handicap di varia natura…).
        Poi, se e quando questi ragazzi sono pronti, ritornano nel canale “normale”. Ma tutto questo viene gestito con grande delicatezza, mi pare. Non sembrano affatto dei “paria”.
        Davvero si respira un’aria diversa qui.
        Quanta bellezza da proteggere… e quanta speranza!
        Un altro mondo è possibile, anzi: esiste già! 🙂

  3. Anche io ho fatto un’esperienza come maestra alle elmentari in Italia…e ne sono uscita piuttosto terrorizzata! Poche maestre, stanche, vecchie…e poi i bambini problematici di genitori ancora più problematici…però se invece ripenso ai miei ricordi di bambina…alcuni dei miei maestri hanno davvero segnato la mia vita…a dimostrazione che l’ambiente scolastico è fondamentale per lo sviluppo e la maturazione umana.

    Cmq mi unisco al commento che qualcuno ti ha già scritto: invidia…profonda invidia. Leggevo oggi che in Italia c’è (come sempre) una grande polemica contro la Gelmini per l’inizio dell’anno scolastico…e ho notato con un certo stupore che in tutti gli articoli letti non si faceva quasi mai riferimento ai bambini, o agli alunni…era tutto un gran parlare di precari, fondi, tagli…beh direi che questo è un fedele specchio delle priorità della società italiana…

    Certo in Danimarca avranno molti più fondi…d’altra parte i fondi bisogna crearli, predisporli, stabilirli…mica si possono continuare a tagliare per poi lamentarsi che non ci sono soldi! E ci credo! E poi secondo me alla base c’è la specializzazione…come diceva Arianna, servono persone specializzate negli specifici problemi…accidenti si parla di disagi complicatissimi, in psicologie immature, fragili, spaventate…dovrebbe essere ovvio fornire almeno personale specializzato!

    Beh, grazie Danimarca! E grazie Arianna per farcela conoscere!

    • Sì, qui hanno più fondi ma – come scrivi giustamente tu – ce li hanno perché lo vogliono. Si tratta di scelte politiche, non credo nel determinismo economico. Qui hanno scelto di redistribuire, di far pagare tasse alte (in modo proporzionale, ovviamente) i cui proventi vengono usati in modo responsabile e lungimirante. Hanno scelto di ridurre al minimo le disuguaglianze sociali e di investire in scuola, cultura, servizi alle persone. Social-democrazia, che bella parola. Basterebbe “democrazia”, forse, ma è importante sottolineare che, per essere democratico, un Paese non può dimenticare il sociale, la sua gente, i suoi cittadini.
      La scuola che ho visitato ieri è una bellezza a rischio, perché individualismo, competizione sfrenata, egocentrismo s’insidiano anche qui, per questo bisogna proteggerla… e diffondere questo seme ovunque possiamo, non lasciamoli soli a testimoniare che “un altro mondo esiste”!

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