Diciott’anni (parte 2 di 2)

E’ girata di spalle, le spalle che Ambrosi ha osservato per quasi tutta la serata. Guarda dentro al locale da una grande vetrata: gli invitati adesso ballano canzonette cretine; lei vorrebbe ballare, ma si vergogna. L’architetto vorrebbe ballare, ma non quei balli volgari. Anche lui si vergogna. Lei è proprio lì a due metri, forse è lì proprio per avvicinarsi quanto più possibile a lui, lui lo spera, ma non sa che fare. Perché lei avrà sì e no diciotto anni e poi lui non se la sente e non avrebbe senso. Eppure lei e lì, ma arriva un amico e quello parla parla parla e lui non ascolta affatto perché in quel momento tutto il suo mondo, il suo pensiero e le sue emozioni, sono uno slancio verso il corpo minuto della dama dei nodi, lì a due passi, irraggiungibile. L’amico sa di non essere ascoltato e Ambrosi se ne dispiace, ma non ha potuto fare altrimenti. Ecco, lei se ne va, rientra. L’architetto è triste che lei sia rientrata, ma è anche felice di non esserle andato incontro. Si allontana e camminando fuma una sigaretta. Guarda la luna piena che gli sembra un occhio argentato, un custode di luce spalancato sulla tenebra. Un tuono rimbomba in lontananza; pensa ad una poesia del Pascoli che recita mentalmente. Poi spegne la sigaretta, si stiracchia, ripensa alla dama dei nodi, a come quei suoi capelli annodati in lunghi dreads e poi raccolti in una coda siano un segno di eleganza assoluta. Ecco cos’è: eleganza assoluta nella fusione della propria natura ribelle con la compostezza del matrimonio. Ambrosi pensa che non ne può più di quelle donne della sua età, costruite su un modello prestampato, fatte di maschere di trucco e ostentata sciccheria. Fatte di muri, sbarramenti e difese. Poi ride di gusto. Ride di se stesso, delle proprie debolezze di uomo, delle proprie rabbie, ora che l’infatuazione è già passata. Di nuovo al tavolo un istante più tardi, lei scioglie la fascia che prima chiudeva quella coda intricata ed i lunghi capelli le scendono giù giù e coprono la schiena, scoperta dal vestito nero. La guarda, pensa che sarà una donna bellissima. Lei fa un gesto alla madre, lì presente. Sarà una donna bellissima. Quando decide di andare incrocia un’ultima volta il suo sguardo. Poi saluta lo sposo e la sposa. Prende la bomboniera, esce dal locale e cammina verso la macchina. L’architetto Ambrosi è felice, dopotutto.

The End.

Giulio

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3 thoughts on “Diciott’anni (parte 2 di 2)

  1. Sai dipingere bene l’indagine di processi interiori che vanno ri-velati attraverso
    stati di vera osservazione.
    Nella rifrazione di sè attraverso la … donna dei nodi…
    Nodi altrettanto evocativi…

    Bella.

    Paolo

  2. Wow, bellissimo. 🙂
    Ho vissuto anche io questa situazione, mi sono rivisto, diciottene o poco meno che osservavo i riccioli d’oro di una mia cugina alla lontana.. 15 o 16 anni.. bellissima e io mi sentivo così invischiato in paure e timori che sembravano argilla attorno ai piedi.

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