Senza pillole

Debian stava morendo.
– Tutto si risolve nella morte – pensava, – tutto finisce là, come se ne fosse irrimediabilmente attratto. Una sorta di forza di gravità dalla potenza infinita. Nessuno può sottrarsi alla legge, nessuno può non morire… –
Stava venendo sera quando Debian si perse nei suoi pensieri. Lo sapeva, non gli sarebbero rimaste che poche settimane, lo sentiva dentro. In quei momenti gli sembrava di non aver mai vissuto veramente ma costantemente perso in una nuvola mentale di pensieri, preoccupazioni, aspettative.. che offuscava tutto, rendendolo meno afferrabile. In effetti, gli mancava proprio questo: non riusciva ad afferrare la realtà. Ora, lo sentiva, se avesse potuto tornare indietro sarebbe riuscito a vivere intensamente, diversamente, con una luce nuova, senza rimpianti, rimorsi, rendendo ogni giorno speciale, degno di memoria, rendendo ogni momento così importante e intenso che avrebbe potuto morire in pace perchè felice e conscio di aver Vissuto con la V maiuscola.
– Perchè non sono mai riuscito a vivere così? – si domandava – e proprio ora, vicino alla mia morte, capisco cosa avrei dovuto fare, come avrei dovuto comportarmi, quale slancio per la vita avrei dovuto avere. Nella morte si racchiude il senso della vita, sì, è nella morte che per antonomasia si capisce esattamente ciò che è reale, ciò che esiste, ciò per cui val la pena combattere, soffrire e morire. Nella morte giace l’ultimo segreto della vita, quello per cui essa si rivela, infine, sotto i suoi vestiti, sotto i drappi del lavoro, della carriera. Nella morte si realizza di averla riempita di illusioni così da non aver tempo di fermarsi a pensare e porsi delle scomode domande. Una vita a scappare dal pensiero che tutti siamo destinati alla morte, una vita a scappare dalla realizzazione della mia condanna che ho appesa alla testa fin da quando ero in fasce. La morte, ebbene, è uno scrigno, un forziere che contiene il senso della vita. –
Finiva così di pensare che un medico entrava nella sua stanza.
– Come va oggi Debian? Abbiamo preso le medicine? –
– Sì, dottore – e rispondendo così stringeva forte il pugno che aveva serrato da più di tre ore con le due pillole dentro che si stavano lentamente sciogliendo col sudore. – le ho mangiate e mi sento proprio bene ora! –
Con quelle dannate pillole finiva addormentato e non riusciva più a pensare. Doveva pensare, non poteva farne a meno. Figurarsi se gli ultimi istanti della sua vita potevano essere trascorsi dormendo!
– Allora domani ti dimettono, sei contento? Ti hanno riferito la notizia, vero? Stai bene e qui non ha più senso che tu rimanga! Hai una vita da vivere fuori. Sicuramente dovrai tornare a vedere il dottor Roborosky una volta a settimana, per vedere se le medicine che prendi per la tua malattia mentale vanno bene o se devono essere ridotte. Giusto una chiacchierata amichevole col dottore, ti fa alcune domande, ti fa vedere alcune immagini e poi torni a casa. Allora? Che mi dici? –
– Sono senza parole dottore. Non vedo l’ora. –
Dentro cominciava già a morire. Lo sentiva. Lo sapeva. Se lo aspettava. Era arrivata.

Giacomo

Annunci

6 thoughts on “Senza pillole

  1. Caro James,

    sfiori i tasti di un piano-forte della Vita che scuote la polvere dai tavoli mentali
    troppo a lungo protetti da bianche lenzuola…

    Un abbraccio, Paolo

  2. Il tema delle malattie mentali è molto complesso e non me la sentirei di sostenere che i farmaci siano sempre da evitare. Però, certo, affascinante questo tuo scritto, bravo James! 🙂

    • ma è un racconto, io non sostengo nulla! è il lettore che interpreta semmai!!
      (che grande potere che ha la scrittura in questo senso!!)

      l’avevo studiato un po’ in questo modo, giusto per fare chiarezza:
      lui fa tutto un ottimo ragionamento sulla morte che fa pensare, poi entra il dottore e si scopre che è da tre ore che debian stringe il pugno con dentro dei farmaci (cosa inquietante, poco “normale”)
      poi si capisce che è sano e che ha una malattia mentale, e che non è sul punto di morte. Tuttavia lui è convinto di morire comunque.
      In realtà avrebbe dovuto lasciare delle perplessità, creare domande, lasciare aperte differenti interpretazioni:
      di quale morte sta parlando Debian? fisica o dello spirito?
      è veramente malato di testa o è considerato dalla società malato mentre non lo è?
      possono i malati mentali essere in realtà dei geni? (anche gli indiani d’america avevano un culto simile per i pazzi)
      se Debian è malato mentale perde credito tutto quello che ha detto prima o rimangono comunque parole sagge le sue?

      • Certo, hai ragione, è un racconto, io l’avevo interpretato così ma evidentemente non ne ho colto tutta la complessità, ti chiedo scusa 😛
        Sono interrogativi profondi quelli che poni, sia a livello individuale sia a livello sociale, anche perché la malattia mentale è -tra le diverse malattie – certamente quella più difficile da definire e quella la cui definizione dipende molto dalla società di riferimento: basti pensare che fino a poco tempo fa l’omosessualità era considerata una malattia nelle nostre società – e lo è ancora in altri Paesi!
        E’ molto difficile non avere pregiudizi nei confronti delle persone “malate di mente”, il rischio che le loro parole non abbiano credito esiste, così come c’è il rischio di considerare alcune malattie mentali (ad es. la depressione) come autosuggestioni del malato e dipendenti interamente dalla sua volontà.
        Estrema complessità.
        Bel tema, comunque, bravo!

  3. Per restare in tema di “pazzia”, vi copio e incollo qui il messaggio che ho ricevuto dai gestori del caffé letterario “Rino Giuffrida” di Pozzallo (RAGUSA). Avevo chiesto loro di darmi qualche informazioni su Rino Giuffrida, ecco la risposta:
    “Salvatore Rino Giuffrida, un uomo solo e pazzo! Solo perché troppo spesso isolato dai compagni del suo stesso partito, il PSI prima e il PSIUP dopo, e pazzo perché, rinchiuso in manicomio diceva che quello non era un posto adatto a lui; insomma questo pazzo diceva di non essere pazzo!
    Salvatore Rino Giuffrida era chiaramente pazzo! Era pazzo quando da consigliere comunale e da segretario della Camera del Lavoro si tormentava per i problemi legati alla carenza di posti di lavoro, per la mancanza assoluta di una politica per la gioventù, per lo sport, per la cultura e per il tempo libero. Era pazzo quando le amministrazioni comunali di Pozzallo, già negli anni ‘60, sperperavano denaro pubblico e lui denunciava queste malefatte.
    Era pazzo perché, tormentato dalle generazioni di disoccupati per un paese in mano a speculatori, non viene condiviso dal suo partito e lui decide di abbandonare la loro compagnia; decide di non partecipare più ai consigli comunali negli anni ‘68 e ’69. sempre pazzo quando la sua sofferenza per le ingiustizie che lo circondano, si trasforma in solitudine perché i suoi vecchi compagni di partito, alle lotte preferiscono la connivenza di governo con la DC dei “potenti” (e dei corrotti!!).
    Vogliamo ricordare Rino Giuffrida perché anche noi non abbiamo per nulla voglia di accettare le ingiustizie del mondo e men che meno le ingiustizie del nostro paese. Vogliamo avere la possibilità di ritrovarci per poterne parlare; vogliamo aggregarci e fare qualcosa per cambiare questa dura società a partire dalla nostra Pozzallo.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...