5 thoughts on “Discorso tra monadi

  1. Arianna!

    Quanto è vero quello che affermi!
    Purtroppo nella parte ” morbida del mondo ” si dorme alla grande.
    E’ una visione egoica, propria ad una società in cammino che non ha mai
    ” trovato (nè cercato…) sè stessa “.
    Chi ” sta meglio ” dovrebbe forse anche avere più tempo per sviluppare una
    comprensione più profonda della realtà, al fine di agire in modo più “saggio”.
    Ma non è ancora così.

    La Saggezza non alberga nei negozi dei fruttivendoli e nemmeno nelle beauty farms…

    Tuttavia non disperare… vedrai che accadrà!

    Un abbraccio, Paolo

    • Ciato a tutti. L’unica cosa che possiamo fare è dare l’esempio e sperare che sempre più persone capiscano. Vi assicuro che anche in questo momento in qualche città europea c’è qualche manifestazione contro questo sistema, contro le centrali nucleari, contro il capitalismo incontrollato. Solo che i giornali non ne parlano perchè vogliono dettarci anche le speranze che dobbiamo avere. Io dico di continuare a sperare e non mollare perchè un mondo migliore è possibile. Diffidate della televisione. Ricordo che quando ero alle superiori qualcuno trattava ancora argomenti di come la televisione condiziona la crescita dei bambini. Adesso nessuno ne parla più è stato tutto smorzato, così sono andato a documentarmi. Ho scoperto che la televisione condiziona non solo i bambini ma anche gli adulti. Ogni cosa che passa da quella scatola è studiata a tavolino per dei fini ben precisi e ci fanno pagare anche per averla. Idem molti giornali. Per non parlare i continui bombardamenti di pubblicità e modelli imposti dai film. Io ne ho abbastanza!

  2. Ma è davvero a senso unico? Non è che la complessità del mondo non può essere retta individualmente, e quindi ciascuno si rinchiude nella propria sfera di gestibile sofferenza, qualunque cosa voglia dire “sofferenza”? Non c’è un ricco parallelismo tra il dolore dell’uno e quello dell’altro? Tra quello del mondo e quello del singolo? Le monadi sono una costruzione teorica che deriva dal periodo di continue trasformazioni in cui visse il suo Leibniz: il tentativo di riportare tutto a delle unità inscindibili non fu che il desiderio di fuggire al marasma delle lotte quotidiane. Così Leibniz poteva preoccuparsi delle sue rughe, perché la portata del dolore universale era, e continua ad essere, troppo grande per uno solo.

  3. Grazie di tutti questi commenti e riflessioni!
    Condivido il discorso di Gammy: i problemi sono complessi e si può essere sopraffatti da un senso di impotenza, che può portare a rattristarsi per quanto accade nel mondo (senza però agire) oppure a ripiegarsi su di sé, sfogando la stessa amarezza sul proprio corpo.
    Concordo sul fatto che bisogna reagire a entrambe queste spinte, unendo le proprie energie a quelle di tante persone che già “ci provano”, agiscono dove possono per migliorare le cose (partendo da stessi, magari).
    È vero, Paolo, più stiamo bene (in tutti i sensi) più siamo responsabili.
    Un abbraccio, Aironi! 🙂

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