Ammazzando così la noia…

Crisostomo guardava fuori dalla finestra e non capiva.
– Perchè? – si chiedeva – Perchè il viaggio condiziona così tanto l’essere umano? Come è possibile che se vivo in Spagna per un anno la mia routine quotidiana scompare? Tutto è frizzante, ogni giorno, e io mi sento eccitato, entusiasta, costantemente! Perchè non riesco a vivere allo stesso modo a casa mia? Perchè qui cado nella routine? Camminavo per la Rambla, a Barcellona, e ogni particolare, sebbene lo osservassi per la centesima volta, visto che percorrevo quella strada ogni giorno per andare in facoltà, mi sembrava nuovo, degno di interesse, di attenzione. Tutto, i discorsi dei passanti, i profumi nell’aria, la confusione del mercato, i colori dei fiori delle fiorerie, i volti della gente…tutto era interessante. Cammino invece qui, nella mia città, e non provo nulla, il mio cuore non sussulta, osservo i miei piedi che si susseguono uno dopo l’altro, mentre mi portano dove devo andare e mentre provo noia durante ogni tragitto. –
Crisostomo non capiva, si sforzava di capire, ma non ce la faceva proprio a spiegarsi la sua noia, così strana, così legata a dove viveva. Eppure non poteva dare la colpa al posto in cui viveva, non era l’ambiente circostante.
– Mi ricordo – diceva a voce alta nella stanza vuota, come se volesse farsi sentire da qualcuno – che quel mio amico spagnolo, venuto in questa città l’anno prima che partissi io per la Spagna, aveva provato un senso simile. Anche lui si era trovato bene, entusiasta per tutto ciò che lo circondava, mentre ritornato nella sua città natale…Quindi, quindi…Non può essere colpa del luogo – aveva alzato la voce, la sua fronte si era corrucciata e aveva cominciato a gesticolare con le mani, come se dovesse spiegare il concetto a degli ipotetici spettatori – il posto non centra! Non è questa città che è noiosa ma…è come la percepisco io che è sbagliato…è come io vivo questo sistema che lo rende pietoso. Sono io che sono sbagliato? –
E giunto a questo punto del suo ragionamento si fermò e semplicemente stette, in piedi, immobile, dove si trovava. Paralizzato inebetito era là: la sua mente si era spenta e così il suo corpo. Dopo qualche ora sarebbe già stato al bar ad ubriacarsi con gli amici, ammazzando così la noia e tutto il ragionamento precedente che lo aveva, forse per un attimo, messo con le spalle al muro, risvegliato e indicato la strada per uscire da quel vicolo cieco in cui si era ficcato. Tutto veniva dimenticato, la coscienza ritornava a dormire e lui, magicamente, non si sentiva più accusato di nulla, stava benissimo. Forse, il vero problema, era che non voleva cambiare, non voleva ammettere di essere “sbagliato”, non voleva percorrerla quella strada, era più comodo berci sopra e continuare così…

Giacomo

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6 thoughts on “Ammazzando così la noia…

  1. Barcelona ha una magia, una magia severa che si lascia cogliere solo nell’atto del camminare. Le città hanno ciascuna uno spirito del luogo, un clima che traspira dai muri dei palazzi, dal materiale delle strade. Grazie per questo post su una delle città che mi ha dato di più concedendomi il meno possibile, il minimo sindacale. E bastava.

  2. Credo sia difficile capire fin dove siamo noi “sbagliati” e fin dove, invece, è l’ambiente (sociale, urbano, professionale…) in cui siamo inseriti che è “sbagliato”, nel senso che non fa per noi, non ci appartiene o, meglio, noi non gli apparteniamo. “Animum mutare debes, non caelum” (Seneca), devi cambiare la tua anima, non il cielo: sì, è vero, ma è altrettanto vero che non tutti i cieli sono uguali e, a volte, vivere sotto un cielo diverso può aiutarci a cambiare quelle parti di noi che non vanno, oppure farcene scoprire altre – belle – che non avrebbero potuto sbocciare da un’altra parte.

    • Come sempre, complimenti a Giacomo per il post… Sono d’accordo con Arikita, Credo sia difficile capire fin dove siamo noi “sbagliati” e fin dove, invece, è l’ambiente (sociale, urbano, professionale…) in cui siamo inseriti che è “sbagliato”… Per esperienza personale posso solo dire che credo di essere nata in un posto sbagliato, che mi reca solo frustrazione e noia..un posto ke ho sempre odiato e rifiutato. Nasce da qui la mia sofferenza, la mia voglia di evadere una volta laureata. Mi chiedo però se la sofferenza che ho dentro sparirà una volta cambiato l’ambiente sociale, o dovrò imparare a conviverci ovunque io vada? Dicono che il cambiamento deve avvenire dentro me, nella mia mente, nella mia anima. Io ci sto provando da molto tempo, ma i risultati non sono sufficienti…Forse è solo questione di tempo…non lo so. Continuerò a lottare finchè avrò forza, finchè non arriverò alla consapevolezza che per star bene bisognerà accettare e far pace con ciò che fino ad ora ha creato in me rabbia e insicurezza.

  3. Per la mia esperienza personale ho notato grandi cambiamenti nella predisposizione alla vita in generale quando si è in viaggio, quando si è in un posto nuovo.
    Casa è casa però, questo è vero. Sono rimasto emozionato di essere ritornato a casa per circa 2-3 settimane dopo che sono tornato (e così per ogni mio viaggio). Poi mi si affievolisce come l’entusiasmo, la frizzantezza e la vita mi tende a finire di nuovo in una routine.
    Se invece ho un viaggio alle porte, e so che partirò tra…che ne so, 3 mesi tipo, allora mi vivo “casa” in modo diverso, con voglia di gustarmela questi ultimi giorni prima del distacco.
    Perchè casa tende a non piacere?
    Ci sono vari motivi penso, però il fatto è che in media non piace a tanti. Molti sono quelli che vogliono scappare all’estero, altri in città più grandi per fare l’università…Addirittura ho conosciuto persone che prima scelgono la città in cui andare e poi l’università in base all’offerta didattica del posto!
    Però, così su due piedi mi vien da pensare, come è vero che questo posto che chiamiamo casa ha qualcosa che non ci va, probabilmente in tutti i posti, dovessimo viverci per molto molto tempo, troveremmo qualcosa che non va…e allora…eh sì, non trovo altra conclusione che siamo noi a dover cambiare qualcosa di noi stessi. Secondo me abbiamo come un interruttore dentro che una volta trovato e clikkato si accende una luce e capiamo subito al volo il problema risolvendo i nostri conflitti…

    • ps: sono contento ti sia piaciuto il post! è un argomento che sta a cuore a molte persone tra il resto! e…non ti ho salutata come si deve! imperdonabile! ciao Adriiiii!! Troppo piacere questo tuo commento! un abbraccio forte!

      • Giacomo lo sai…ho provato sempre una forte stima nei tuoi riguardi sin dal primo istante che ci siamo conosciuti! Ho trovato in te una sensibilità e una predisposizione al confronto assolutamente fuori dal normale… Beh, d’altro canto, come anche tu hai notato, la gente che mi circonda è troppo troppo impegnata a comprare vestiti fashion, griffati e all’ultima moda….Ovviamente, ognuno è libero di fare ciò che vuole, ma trovo difficoltà a confrontarmi con individui preoccupati se qualcuno, e non loro, ha le Hogan collezione 2010-2011…. comunque, il pensiero altrui mi ha sempre affascinato…se poi quel pensiero proviene dalla mente di Giacomo Cestari…beh…non si può chiedere altro! Un GRAZIE immenso per quello che sei… 😉 PS( ora basta cn tutti sti complimenti, ancora sono incazzata con te perkè non mi hai detto nulla sulla tua laurea!!!!!!! Scherzooooo! Kisses)

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