Il meccanismo perverso del donare-ricevere

Aveva deciso: non avrebbe più accettato niente da nessuno. Non lo sopportava. Ogni volta che qualcuno gli faceva un dono o un piacere si sentiva male, in dovere di ricambiare. E proprio quel “dovere” di ricambiare era una mancanza di libertà troppo grande da accettare. Nessun compromesso: avrebbe risolto il suo problema non accettando più nulla. Ecco il rimedio, ecco la soluzione. Basta “dover” ricambiare! In questo modo diceva anche basta a quel senso di disagio terribile che provava sempre di fronte al “regalo”. Basta dover sorridere quando si riceve! Basta a quel senso di nausea di dover ricambiare subito con qualcos’altro! La sua vita stava per cambiare, stava per diventare più leggera, libera, senza più “doveri”…

…allora è vero anche, mi chiedo io, che chi non sa ricevere non sa nemmeno dare? Come è possibile, se uno dona col cuore, senza voler nulla in cambio, che non sappia ricevere allo stesso modo, senza sentirsi in dovere di ricambiare subito dopo? Dare e ricevere vanno a braccetto, in coppia. Nel momento in cui impari a gioire sereno quando ti viene dato, un gioire vero, profondo, senza sfumature di rimorso alcuno, hai imparato anche a dare, con quel gesto vero, sincero, di chi dona spontaneo e genuino senza pretendere o voler nulla in cambio.

Giacomo

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11 thoughts on “Il meccanismo perverso del donare-ricevere

  1. Una riflessione che mi è capitato di fare spesso. Addirittura a volte ti fai scrupoli nel donare per paura di far partire un circolo disastroso, denso e appicicaticcio di doveri. Conosco tante persone che fanno regali volentieri senza aspettarsi un immediato ritorno e quando al contrario ricevono qualcosa si sentono di ricambiare al più presto. C’era un termine dei nativi americani, potlach (http://it.wikipedia.org/wiki/Potlatch), che descriveva proprio i doni che facevano i “ricchi” per dimostrare il loro potere e legare a sé le persone a cui facevano regali.
    Bisogna proprio imparare ad accettare oltre che a dare.

  2. Non ci siamo fatti da soli Jac.
    Siamo il frutto di sottili ed indescrivibili inter-relazioni con il tutto.
    Siamo cerchi nell’acqua, figli del Primo Motore.

    Ogni battito del nostro cuore incede dal precedente.
    Ogni nostro respiro poggia sul quello che è stato.

    Ed ogni cerchio nell’acqua ha un solo, unico, vero destino:
    quello di espandersi fino a…dissolversi nell’ Oceano.

    A hug.

    Paolo

  3. Il dono crea legami, ma ricevere può risultare difficile perché in questo caso non siamo noi ad avere in mano le redini del legame, e così ci sentiamo più vulnerabili.
    E’ come per i complimenti: per alcune persone è difficile riceverli senza protestare. Perché? In parte forse per una questione di autostima, nel senso che si può avere l’impressione di non meritare doni, complimenti, gentilezze; ma c’è anche – credo – una questione di fragilità e paura di essere respinti, rifiutati. Se accettiamo di ricevere, accettiamo un legame, ma se siamo legati, possiamo temere la separazione, l’abbandono. Un dono, un complimento, una “carineria” (per restare in tema di “carini” 😉 ) fa emergere la parte delicata di noi, quella tenera… e fragile. Se abbandoniamo la corazza per far spazio al dono da accogliere, ci mettiamo in una posizione rischiosa: se arriva il colpo a tradimento, non abbiamo protezioni.
    Se doniamo è più facile – in un certo senso – perché siamo in posizione “di potere”, abbiamo sotto controllo la situazione, abbiamo creato noi il legame e, quindi, ci sentiamo più forti.
    Infine, è forse più gratificante pensarsi come il generoso che dona piuttosto che riconoscere umilmente di aver bisogno (anche) di ricevere.

  4. Io la vedrei un po’ in termini di “qualità” del vivere.
    Chi dona, se nel suo inconscio vuol essere ricambiato, vuol vedere i segni di riconoscenza, non vive bene.
    Chi riceve, se nel suo inconscio sente di dover ricambiare per forza ed è ansioso di farlo, non vive bene.

    Rabbrividisco al fatto che alcuni “donino” apposta per legare a sé e ingenerare il meccanismo perverso nella controparte di dover essere riconoscente.

    • Chi dona non necessariamente lo fa per legare a sé l’altra persona ma, di fatto, questo è proprio uno degli effetti che sortisce il dono. E può essere difficile da accettare.

      • Credo che imparare a donare e ricevere sia un’arte da imparare pazientemente durante la vita. L’atto di donare così come quello di ricevere muove fortemente il lato emotivo di ognuno di noi, e spesso la mente cerca di interferire in questo processo.. facendo solo caos. Perchè occorre saper ascoltare col cuore la voce di chi ci dona qualcosa e lasciar perdere i pensieri e le congetture e le aspettative eccetere eccetera.

  5. Credo che un cielo ricolmo di nuvole, desideri lasciare andare la pioggia…
    E quando accade, è un dono per il cielo, è un dono per la nuvola ed è un dono per la terra.
    Un vero dono non ha controparti.
    E’ assoluto.
    La mente è piena di cianfrusaglie, tant’è che a mio avviso sarebbe “ideale” donare in uno stato di relativa tranquillità mentale proprio per evitare i meccanismi perversi di cui si sta discorrendo.

  6. Anch’io ho sempre detestato i regali ( soprattutto nelle feste comandate! ), non li ho mai voluti e sono tuttora così: preferisco ricevere quei regali che non possono essere fatti aprendo il potrafoglio ma che vengono dal cuore sincero e non possono essere rifiutati ma solo ricambiati. 🙂

  7. Io non faccio regali, faccio doni.
    Il regalo ha una ricorrenza, il dono è spontaneo. L’antropologia ci ha insegnato che lo scambio di doni sottosta a diversi rituali che vogliono in sostanza affermare la presenza dell’altro e il suo riconoscimento.
    Direi che questo basta per vivere bene, vivere con qualità e non farsi troppi problemi. Doniamo, senza regalare. Come noi doniamo questo blog.

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