Pallacorda

Quotidianità non vuol dire necessariamente passare tutti i giorni insieme, o vivere insieme, ma avere la sensazione, quando si sta insieme, di averlo fatto l’ultima volta il giorno prima.

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Alla fine l’età è un concetto labile, ormai. Oltre a essere sfaccettato fra anagrafico, biologico, storico e via dicendo, ha una dimensione puramente giornaliera. Tipo che uno dice: «Oggi ho 50 anni» e il giorno dopo può averne anche 18. Tutto è in questo.

Gianmarco

4 pensieri su “Pallacorda

  1. Mitico, Giammy!
    Mi è piaciuta soprattutto la riflessione sulla quotidianità.
    Quando non si vede una persona da tanto tempo (e magari non la si sente nemmeno così spesso) si ha l’impressione di dover “recuperare” il tempo trascorso, non insieme (viva le virgole!).
    Ma, al di là degli eventi esterni e interni che si sono susseguiti, se avvertiamo una sensazione di vicinanza, di familiarità possiamo esser certi del fatto che – anche questa volta – la relazione ha retto.

  2. La quotidianità è quando incontri un amico dopo tanto tempo, tempo in cui non ci si è sentiti né visti né aggiornati, e il discorso riprende come se non si fosse mai interrotto. Anche nella coppia, intesa come relazione sentimentale, io cerco questo, la sensazione del quotidiano, che è anche nei gesti, nella normalizzazione del tempo trascorso insieme. Il nemico, ad esempio, delle relazioni a distanza, è spesso la foga del ritrovarsi, che rende quel momento un evento e quindi dona i tratti dell’eccezionale, che alla lunga sfibra.

    • Allo stesso tempo, credo che la quotidianità “vera”, del reale vivere insieme quotidianamente sia necessaria in una coppia, perché rappresenta una prova da affrontare, da cui non si può fuggire.
      Molti conflitti – e i conseguenti compromessi, aggiustamenti – nascono da come e quanto si pulisce il bagno, da chi fa la spesa e cosa compra, dal nervosismo di una giornata andata storta che si sfoga con la persona che ci aspetta a casa.
      La distanza può essere una parentesi, ma poi il testo principale deve riprendere (o cominciare).

  3. Io credo che non esistano regole invece. Quando dopo una lontananza ci si ritrova per me non c’è un comportamento corretto, un come devono andare le cose “perchè alla lunga se no mi sfibra”, ci sono solo io e l’altro nella situazione che si crea, punto. Nel senso, se si festeggia un ritrovo, o se non diventa subito “normale” come se si riprendesse dal punto in cui si era lasciato, va bene lo stesso, dipende tutto dai sentimenti e dal cuore. Se c’è amore tutto va bene e nulla sfibra. Ciò che sfibra è il comportamento non spontaneo, quello non-sentito col cuore, quello forzato. Quello sì, sfibra.

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