Irma Cristallo

Terra d’autunno, landa,
vento che spazza e foglie
secche, accartocciate
nell’aria e nel fango.

Esile, nuda, spaurita,
che saresti della primavera
che scherzo ti fu:
che ora oggi sei qui in fasce
e già il tempo ti miete.

—————————————————————————————–

Era in quel castello
nel giardino, all’ombra del frassino
che la vecchia non capiva
ti guardava attraverso, oltre,
e voleva che tu stessi bene
per lei, per non sembrar più madre
di chi è triste e scontento!

Il tuo dolore, la tua voglia
di scappare da lei, da quella casa
che ti uccideva la vita
che te la rubava prima che fosse tua.

Così vedendoti ventenne
sofferente
al tavolo delle feste,
altro non le venne
che sistemarti il tovagliolo al petto
sulla tavola imbandita
davanti ai parenti
e cominciare a imboccarti
come si fa con i lattanti.

Tu socchiudesti gli occhi
lacrimando,
con i pugni serrati
fremesti la voglia di sputarle addosso
e rovesciarle sul vestito la minestra
invece frustrata apristi la bocca
e accettasti il boccone tremante
di vergogna e disprezzo.

Era la mia nausea
che più non contenni
che mi alzai e ti portai via
che la spinsi e la feci cadere
o che volli farlo e non feci
io non ricordo più,
mi dispiace, di quella scena
se non quella donna malvagia
che ancor oggi, vite or sono,
ancor tremo e rabbrividisco.

Giacomo

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8 thoughts on “Irma Cristallo

  1. rispondo qui a Giulien invece che su facebook.

    La prima poesia, che è poesia, mi è venuta di getto appena sveglio.
    La seconda poesia, che non è poesia ma diciamo un esperimento di un “racconto in versi” è un sogno che ho fatto la notte precedente e che mi ha colpito molto.

    E’ da questo sogno che si è generato lo stato d’animo “propizio” dal quale la mattina è poi nata la poesia vera e propria.

  2. Riflettevo su questa “donna malvagia”, la madre… quante sofferenze causano le madri! Troppe attenzioni o troppo poche, troppe protezioni o troppo poche… ma non credo sia per “malvagità”, forse si tratta di un’incapacità diffusa ad accettare i figli per quello che sono: esseri liberi, non prolungamenti di loro stesse, né proprietà private di chi li genera.
    Difficile perdonare alcune madri, però.

  3. Questa madre di cui ho voluto scrivere vive di apparenza, non vuole che la figlia stia bene per amor di lei, ma per non apparire, davanti ai parenti e alle altre persone, come una madre che non ha saputo dare la felicità alla figlia, che non ha saputo insegnare ad essere sereni, che non ha saputo crescere la figlia “sana”. Madri così ce ne sono tante in giro, madri che non ascoltano i problemi dei figli per non prenderne atto e continuare a credere ingenuamente che le sofferenze scompaiano da sole o che non esistano.
    Madri che provano vergogna dei loro figli quando questi stanno male, madri che pretendono che i figli siano sempre contenti, madri che scappano dai problemi dei figli per non stare male, perchè in fondo sono madri vuote che non saprebbero nemmeno come aiutare (quella del racconto addirittura imbocca la figlia ormai ventenne al tavolo come se fosse ancora infante) o perchè sono madri che del figlio non frega nulla ma solo dell’apparenza, madri che tengono i figli in mostra come un oggetto o che li usano come una posata senza interessarsi della felicità del figlio, di quello che pensa, di quello che vuole.
    Perchè molti ragazzi/e che hanno bisogno di aiuto per i loro problemi, e che vanno dallo psicologo o ci vorrebbero andare, devono tener nascosto tutto ai genitori, come fosse una cosa segreta, di cui vergognarsi? Perchè i genitori si vergognano, perchè la sofferenza di un figlio sono le mancanze che i genitori hanno avuto quando questi era giovane e ammettere di non essere stati perfetti, di aver commesso degli errori, di essere causa della sofferenza dei propri figli, è dura, e dura è anche, consci di questa responsabilità, aver la forza di guardare le altre persone e ammettere, davanti a tutti, davanti ai parenti:”sì, io ho sbagliato con mia figlia…”
    Ho avuto modo nella mia vita, purtroppo o per fortuna, di assistere come ospite a situazioni famigliari molto delicate, molto sofferenti…
    e mi dispiace per quei figli.

    • E’ molto vero ciò che hai scritto, James.

      Pochi genitori accettano la sofferenza dei figli, perché quella sofferenza li costringe a mettersi in discussione. Anch’io ho in mente alcune scene famigliari che mi fanno salire le lacrime agli occhi; e a volte si tratta di un groviglio di sofferenze così attorcigliate, che non sai distinguere dov’è il capo e dov’è la coda, chi fu il primo a generare dolore, chi lo subisce.
      A volte il groviglio di sofferenze è talmente complesso, che ciascuno si trova ad essere contemporaneamente vittima e carnefice, ciascuno è povero, e tu che guardi non sai da dove mettere le mani, per provare a ricostruire.

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