Non avrebbe mai pensato che lui…

Il Signor F. era un uomo tutto d’un pezzo, tutti i giorni si svegliava all’alba, guardava i suoi begli occhioni azzurri allo specchio, gonfiava il petto, un’ispirata secca dal naso, prendeva i suoi ferri ed andava a lavoro.

Non avrebbe mai pensato che lui…

Il Signor F. era fiero del suo lavoro, del suo sudore e della sua morale, era un uomo rispettoso, rispettato, insomma era riuscito a crearsi una posizione, era sistemato, una casa, una donna che aveva deciso fosse stata sua moglie, e la madre dei suoi figli.

Non avrebbe mai pensato che lui…

Il signor F. tutte le sere tornava a casa dopo il lavoro, non amava passare, le ore al bar, per lui, erano posti da vagabondi, di gente che poco seria. Tutte le sere sua moglie gli faceva trovare la cena pronta, lui arrivava, si lavava, si sedeva, dava una carezza al figlio e accendeva la televisione.

Non avrebbe mai pensato che lui….

Al Signor F. piaceva guardare il telegiornale e in quel momento indossava la “toga”. Odiava i politici, per lui erano tutti ladri e mafiosi, e s’incazzava… come se s’incazzava. Odiava drogati, froci, e pedofili, e se sentiva di qualcuno che faceva male a qualcun altro, specie alle vecchiette e ai bambini gliene diceva di tutti i toni. “Ma come cazzo si fa!!!” gridava “la pena di morte ci vuole per questi bastardi, vi devono impiccare, vi devono tagliare i coglioni, se vi avessi tra le mani figli di puttana…” e il teatrino continuava.  Diventava rosso di rabbia, batteva i pugni sul tavolo gli si gonfiavano le vene e gli occhi. Sembrava il diavolo in persona. I suoi figli che lo vedevano cosi, ridevano, ma senza farsi scoprire, il signor F. era temuto.

Non avrebbe mai pensato che lui…

La domenica mattina si svegliava, si radeva, ed usciva con la sua famiglia, non andava in chiesa, anche se credeva in Dio. Passava da Michele comprava le paste, ed andava a pranzo da sua sorella. Mangiavano, bevevano, e scherzavano, i suoi figli facevano un gran casino  giocando con i loro cugini. Ogni tanto il signor F. li ammoniva, ma poi pensava “sono angioletti”. Bei tempi.

Non avrebbe mai pensato che lui…

E cosi passavano gli anni i figli crescevano e diventavano forti e belli. Ma la più bella di tutte era la nipotina, “che occhi che aveva” pensava il signor F.  “azzurri e grandi come i miei”. Lei si che era un angelo, non come sua moglie che oramai stava perdendo il suo discreto fascino. Quegli occhi per lui erano una calamita gli voleva tanto bene alla sua nipotina. E guai se qualcuna la infastidiva. Il signor F. era un uomo tutto d’un pezzo, la sua famiglia era cosa sacra.

Non avrebbe mai pensato che lui…

Ma la notte F. iniziava a dormire male, sudava freddo e spesso aveva gli incubi. Non capiva come mai. Era sempre stato un uomo forte e sano, il lavoro andava bene, anche se lo stipendio non bastava. E la cosa peggiorava.

Non avrebbe mai pensato che lui…

Quella domenica tutto gli fu chiaro in quell’angioletto, il signor F. si era perso, era una creatura troppo, troppo bella.

Non avrebbe mai pensato che lui…

Incominciava a non piacersi più allo specchio, si vergognava, si metteva le mani tra i capelli e cercava di strapparseli, il Signor F. era un uomo tutto d’un pezzo, non ne avrebbe mai parlato con nessuno, si nascondeva da sua moglie, piangeva e pregava, ma sempre senza farsi sentire. Un giorno ritornando da lavoro, per la strada, per caso, incontra la nipotina “vieni”, le disse il Signor F., “ti porto a prendere un gelato”.

Buio.

Il signor F.  non avrebbe mai pensato che un giorno, anche lui, uomo tutto d’un pezzo orgoglioso di sé e della sua famiglia, gran lavoratore sano di corpo… e di mente… Sarebbe diventato un bastardo a cui dovevano mettere un palo in culo e una corda al collo, fatto a pezzi e dato ai maiali. Il signor F.  non avrebbe mai pensato che un giorno sarebbe passato da giudice ad imputato. “Ma come cazzo si fa!!!”

Eppure era una persona come tutti gli altri.

Si ringrazia per la collaborazione

Michele Sorriso

 

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4 thoughts on “Non avrebbe mai pensato che lui…

  1. Chi é il Signor F.?
    Sono rimasto sconcertato dagli ultimi fatti di cronaca nera successi in questi giorni, Ma ancora di più allibito, dalla ferocia dimostrata sui vari link di facebook. e sulle interviste raccolte dalle varie televisioni
    Sembrava di essere tornati ai tempi dell’inquisizione dove i processati subivano le torture più brutali.
    Fortunatamente il nostro sistema giuridico è cambiato, forse anche grazie a pensatori come Cesare Beccaria.
    Come lui, anche noi dobbiamo pensare, riflettere prima di farci investire dai nostri istinti più viscerali.
    Michele Misseri è senza dubbio un assassino, ma una condanna a morte non risolverà nulla.
    Michele Misseri è senza dubbio un orco, che fino a quel giorno non sapeva di essere
    Michele Sorriso

    • Molto intenso questo racconto… grazie di avercelo mandato!

      Condivido l’appello a non lasciarci sopraffare dagli istinti “bestiali”: la condanna del crimine efferato (atto necessario) non deve portare a condannare il criminale come persona, a eliminarlo (tramite la pena di morte) o ad escluderlo dalla comunità umana, a livello simbolico e/o a livello fisico… e qui penso alle persone che esclamano: “Bisognerebebbe rinchiuderlo in una cella e buttar via la chiave!”
      Nonostante le atrocità commesse, l’omicida, il pedofilo, “l’orco” resta pur sempre un uomo. Quella violenza, quel degrado, quella “malattia” ci riguarda tutti.
      Come scrisse Terenzio: homo sum, nihil humani a me alienum puto (sono un essere umano, non mi è estraneo nulla di ciò che è umano).
      Allora rimbocchiamoci le maniche, per impedire che crimini del genere si ripetano, preveniamo il degrado fisico, psicologico, morale degli esseri umani (di noi stessi anzitutto), e curiamo il degrado già esistente. Credo sia questo il modo migliore per onorare la memoria delle vittime.
      Il crimine, il reato commesso (omicidio, stupro…) deve essere condannato, ma il criminale, la persona che ha compiuto l’atto no. La condanna del crimine non deve sfociare in una “vendetta” contro il criminale che, al contrario, dovrebbe essere aiutato a intraprendere un percorso di “rieducazione”, di ricostruzione dell’umano, della parte migliore di se stesso, perché questa parte è stata uccisa.
      Siamo tutti responsabili – anche se a livelli differenti – della morte della parte migliore di un essere umano. Ciascuno è responsabile anzitutto per sé, ma credo che vi sia anche una responsabilità collettiva.

      A proposito di carcere vi segnalo questo blog: http://www.dentroefuori.org/
      E questo editoriale della rivista “Il contesto”: http://www.ilcontesto.org/1911/voci-dal-carcere/

  2. condiviso su fb…
    la gente deve smettere di giudicare… lo spirito umano è una infinità….
    e certe volte penso.. che sia solo fortuna… non affogare nel lato oscuro… che ognuno di noi ha..
    grande miki!!

  3. Il nostro lato oscuro…
    …esiste.
    In tutti, ma in modi diversi.
    esiste sempre e negarlo non lo elimina.
    Per eliminarlo bisogna prenderne atto, consapevolezza, e poi combatterlo.
    Non si vince ciò che ci è ancora ignoto, anche se fa parte di noi stessi.

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