Genuflessioni

Dov’è il dio?
Nelle solerti mani di chi sigilla la cassa?
Nei vigili che vietano la sosta vicino alla camera?
Dov’è il dio?
Nell’incenso speso sotto le navate?
Nelle mani strette in formule predisposte?
Dov’è?
Nella liturgia che ci vuole convincere della negazione delle cose?
Nel chiedere perdono per peccati mai commessi?
Nell’invocazione dell’elenco di santi mai sentiti?
Dov’è il dio?
Nella chiamata a sé?
Nel consolarsi dall’ignoto?

Io, non ci credo.

Gianmarco

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10 thoughts on “Genuflessioni

  1. E’ molto facile non crederci, semplicemente per il fatto che ce l’hanno spiegato in modo sbagliato.
    Dov’ é Dio ?
    Su Google heart trovi la risposta

    • Bella michele, mi piace l’idea di google heart, sposti una acca e il gioco è fatto. Credere in Dio è un concetto assurdo, a mio avviso. Forse anche più assurdo dell’idea dell’omone con la barba. E anche ci fosse, Dio, te lo devi sentire.

      Ha molto più senso parlare comunque di principio, di esistenza o non esistenza di un principio regolatore dell’universo. Dio è un concetto un po’ scaduto, direi.

  2. Anche a me è piaciuto “Google heart”! 😉

    Dio è ovunque, se ci credi.
    Dio non è da nessuna parte, se non ci credi.

    Non so se credere in Dio sia un caso, un destino, un dono, una condanna o una scelta. Personalmente non ci credo, però diversi miei amici sì. Si sentono distanti dalla Religione delle gerarchie, ipocrisie e privilegi, e tuttavia credono in Dio.

    Non penso che quello di Dio sia un concetto scaduto, se viene riempito di vita vissuta in modo a esso coerente. Così come non sono d’accordo con chi sostiene che chi non crede in Dio “non crede in niente”.

    In fondo – al di là delle differenze di fede, visione del mondo e sensibilità – se ci mettiamo in cammino per imparare ad accogliere la sofferenza esistente con compassione e per trovare il modo di trasformarla in qualcosa di “luminoso”, se lavoriamo su noi stessi per liberarci dalle catene che ci impediscono di conoscere e amare… allora stiamo già procedendo insieme – Dio o non Dio – “in direzione ostinata e contraria”.

  3. Ragazzi, a me è capitato di vedere Dio!
    E la cosa buffa è che era esattamente tutto ciò che stavo vedendo.
    Quindi? Era solo cambiato il modo di vedere e di percepire la realtà.
    Qualcuno disse:”Dio è dentro di voi”.
    CercarLo è davvero un compito squisito che ci ha riservato in queste vite…

    Non so voi, ma io mi sento contenuto in una Grande Meraviglia misteriosa, che si lascia scoprire e toccare, e.. Amare. Questo mondo è Dio!
    Non c’è limite all’aprire gli occhi… impariamo a sorsprenderci.. come fanno i bambini…..

  4. “Questo mondo è Dio!”
    fiko ma volendo fare il bastian contrario, giusto per sport e per rompere i coko direi che se ti avessero ucciso il fratello a colpi di pistola non la penseresti così, ne se tu vivessi in un capanna al freddo ne se tu dovessi lavorare 15 ore al giorno per un pasto, e così via…

  5. Condivido pienamente, James!

    Beh, è un argomento assai sottile!

    Comunque credo che parlare di Dio, concetto di DIo, esistenza di DIo, ecc.ecc., sia inutile. Occorre, come in tutti gli ambiti, ma qui è fondamentale, sperimentare esperienze o situazioni di vita in cui il nostro sentire, il nostro cuore, ci dice che Qualcosa potrebbe esistere oltre alle leggi della fisica. E’ necessario che ci venga la pelle d’oca, che ci scappi una lacrima, per cose che ordinariamente vengono considerate “puttanate”, “stronzate”, “routine”, “poesia”, e avanti. Allora sì che forse troveremo qualche risposta sugli orgomenti sopra citati. E tutto questo processo credo che debba partire sempre e comuque dall’interno dell’individuo. Possiamo andare a messa tutte le domeniche per tutta la vita, possiamo leggere tutti i testi sacri di ogni cultura, ma se non si ha un riscontro sulla propria pelle (attenzione, non voglio dire che è necessario avere delle apparizioni!!), se non si inizia a ricercare dentro di noi è un pò dura credere a ciò che dicono i preti…o qualsiasi altro esponente di qualsiasi altra religione. Anche se, e non sono di parte, la tradizione buddhista secondo me assomiglia più a una scienza che a una religione per molti aspetti. Ma questo è un altro discorso.
    Baci!

  6. Mi sembra interessante, mie piccole cavie da laboratorio (in senso lato, ma a lato del lato), che dal minuscolo siate passati al maiuscolo come se fosse dato per scontato.
    D’accordo con l’appunto di Giacomo su scriviaraji. Non condivido pienamente i facili animismi.
    Tutto partì dall’assistere alla funzione per un funerale. Sentirti dire che la morte è spesso vissuta come disgrazia o momento di dolore, quando deve essere vista come una rinascita, perché un signore ha chiamato a sé quella persona, mi fa rizzare i capelli e i peli. Io ero in chiesa per stare vicino all’amico colpito dalla morte, non certo per inginocchiarmi e chiedere l’intercessione dei santi. Mi fa impressione constatare come la religione si ponga, nelle sue stesse parole, come oppio e quindi analgesico, o direbbe Schopenhauer, palliativo dell’animo: la consapevolezza del credente di abbassare sempre il velo di Maya per deresponsabilizzarsi dinanzi alla sofferenza è qualcosa di molto vicino alla normalizzazione della violenza cui assistiamo in questo periodo.
    Mi chiedo, mi richiedo, dove sia la religione, o meglio se sia questa la religione, un modo di sfuggire ai problemi del quotidiano, affrontandoli scaricandoli su un’entità astratta che, non rispondendoci, si addossi tutta la responsabilità alleviando il nostro impegno a comprendere le cose del mondo.

  7. Altra frecciatina a Raji:

    dire che questo mondo è Dio è un pò ingenuo e semplicistico.
    A mio parere questo mondo (inteso come struttura sociale, economica, politica, urbana, ecc.) è tutto tranne che Dio…
    Se intendiamo per mondo la natura, gli esseri viventi, i fenomeni fisici, e parte di ciò che l’umanità chiama arte, musica, poesia, nobili sentimenti, amore allora possiamo già andare un pò più d’accordo!

    Un abbraccio a Fil!

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