Il risveglio pt2/3

Oggi va meglio, il peggio è passato e i medici dicono che ormai è fuori pericolo e si tira un respiro di sollievo. Tuttavia la cosa ci ha fatto riflettere tutti. Ho parlato di questo con un mio amico psicologo e mi ha detto come, secondo lui, il genere umano sia stato come marchiato geneticamente per svegliarsi dal sonno della vita solo in momenti di grande dolore e sconforto. Diceva che i grandi traumi ti scuotono, ti fanno aprire gli occhi e riorganizzare tutta la tua scala delle priorità, ti avvicinano ad una vita vissuta veramente e non sprecata dietro a cose inutili che poi alla fine, quando ti guardi nelle mani per vedere cosa è rimasto, non vedi nulla. Tuttavia, mi disse, è come se la naturale tendenza degli uomini sia verso il sogno, perché capita spesso che, chi riesce ad aprire gli occhi, torni poi col tempo a chiuderli di nuovo e riadattarsi perfettamente a quella vita che, vista da fuori, sembra così inconsistente.

Feci una passeggiata solitario lunga la riva del fiume quel pomeriggio e avevo mille pensieri che giravano per la testa, rivedevo gli anni passati e lasciavo che la mente si allungasse nei meandri della memoria fino a pescare dai ricordi più lontani, immagini e sensazioni che avevo completamente dimenticato. Ero giovane ed ero pieno di vita. A venticinque anni avevo energia da vendere, non finiva mai, potevo passare nottate sveglio con gli amici e non essere stanco il giorno dopo. Mi ricordo raramente di quel tempo così lontano e sempre come se fosse stato un bellissimo sogno. Talvolta mi riesce a stento di fidarmi della mia stessa memoria e dubito persino che quell’immagine così bella, pura e nitida di me stesso sia proprio la mia. Amavo immensamente la vita e lottavo per essa, sentivo che il mondo era in continua trasformazione, mi sentivo parte del mondo e con una voglia immensa di imparare, di fare esperienza, di lottare contro le ingiustizie, di difendere i deboli…Poi non so nemmeno come sia successo, mi sono ritrovato a trascorrere le mie giornate lasciandomi andare, lasciandomi vivere, non più un desiderio, un obiettivo per cui lottare, tutto era abitudine, quell’angolino di sicurezza che pare così ospitale ma che ti porta a non vivere più. Mi ero spento, ero morto dentro, seduto aspettando che gli anni passassero in modo indolore.

Il suono dell’acqua del fiume accompagnava i miei passi e si portava via i miei pensieri, uno ad uno. Era come se ognuno di loro fosse una barchetta di carta che veniva regalata a quel fiume cittadino che se la portava via, in un destino incerto ma lontano da me. Così mi svuotavo e lentamente il cuore ritrovava un angolino di pace.

Non ho mai voluto aprire gli occhi e vedere cosa mi stava accadendo, prenderne atto e forse, nella parte più nascosta del mio animo, io sapevo che mi stavo spegnendo come una candela. Dicono che la grandezza di un uomo è misurabile dalla grandezza dei suoi sogni. Io non ne avevo più e mi stavo lasciando morire. I sogni, le emozioni, i progetti, la voglia di cambiare, di vivere il mondo, di viaggiare… da quanto tempo la mia anima non si sentiva viva? Era perché stavo invecchiando? Tutte scuse. Giustificavo con il fatto che stavo invecchiando la vita che facevo, nascosto nel mio angolo protetto di routine quotidiana. In realtà era proprio l’opposto, invecchiavo perchè avevo dimenticato la vita, l’amore, i sogni di quando ero giovane. Avevo abbandonato una parte importante di me stesso per strada. Avevo perso quell’impulso a vivere intensamente, senza timore. Avevo perso quella voce che da dentro il cuore ti ricorda chi sei e cosa vuoi dalla vita. E come ero diventato? Più saggio, forse? No, solo più cinico e disilluso della vita, più indurito, più lontano dal vivere con slancio e più attaccato alle mie paure.

to be continued

Giacomo

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