Il bosco coetaneo

Sapete com’è fatto un bosco d’abete rosso? Se salite per le pendici del Bondone, qualche chilometro da Trento, ve ne renderete conto. E’ fatto di piante… tutte alte uguali, grosse uguali, diritte uguali. E’ un bosco coetaneo, piantato tutto nello stesso anno, cresciuto insieme, su a prendere la luce, nella concorrenza, nella fame di divorare il cielo. Le fronde degli abeti sono verdi solo in alto, lontano. Scendendo giù tra i rami secchi l’occhio cade a terra, dove tra le foglie, rimane una magra ombra di sottobosco.

Il sottobosco muore, strozzato da chi, là in cima, si è preso tutta la luce. Nessun altro abete può crescere, nessuna pianta giovane ha possibilità di arrivare a quelle cime poiché la luce le viene concessa con il contagocce, quando una fronda vecchia ondeggia, per un attimo.

Ecco, la mia generazione è quel sottobosco. Quel sottobosco morente, che si dimena, che brucia ma fatica a salire verso l’alto, perché una generazione di vecchie piante, ormai quasi anziane, gli prende la vita, le opportunità, le possibilità. Una generazione avara, che ha dovuto ottenere da sola ciò che poteva ottenere e ora come Mazzarò non vuole cederla. “Roba mia viettene con me!”. Così fanno, i nostri abeti rossi, che sono anche i nostri genitori, dopotutto, o i loro amici.

A volte penso che l’unico metodo sia quello valido anche per le piante: il boscaiolo.

Giulio

Annunci

11 thoughts on “Il bosco coetaneo

  1. Bella metafora Guilio!
    La cosa ancora più triste, che non hai considerato, è che quei vecchi abeti, spesso, hanno i propri abetini, figli o amici che siano, ai quali danno molta parte della luce che hanno già per loro. E così al sottobosco ne rimane ancora di meno. Perchè i cari anziani se da un lato vogliono portare con sè la propria roba, dall’altro la trasferiscono a qualche altro abetino loro vicino, il quale spesso non sa nemmeno da che parte è girato…
    Non so se sia meglio un boscaiolo o un grande incendio…

    • In realtà non credo che davvero gli anziani stiamo cedendo nemmeno una minima parte della propria luce. Nemmeno ai figli o agli amici. Si fanno la guerra, implicita, ma si fanno la guerra anche tra di loro.

      E’ come per le piante, quella che rimane un poco sotto viene sommersa dai rami delle vicine e, da lì in poi, non c’è più nulla da fare. Io credo che questi anziani potenti diano qualcosa ai figli di sangue solo a patto che questi diventino esattamente come loro, che condividano il loro mondo o le loro scelte, a patto che si trasformino in un loro calco.

      Ma questo non è crescere, per davvero.
      Chi non accetta questo, anche nelle famiglie potenti, viene allontanato.

  2. il bosco è fitto e non c’è spazio per tutti per crescere così alti. Solo crescendo più bassi è possibile che vi stiano più piante. E’ una legge. Più la pianta è alta e grande più ha bisogno di nutrienti, più le sue radici colonizzano il terreno e in quello stesso terreno non c’è più spazio per una nuova piantina. C’è un esatto rapporto tra altezza e superficie radicale esplorata. Più basse sono le piante, più piante ci stanno.

  3. Già vedo i titoli de L’Adige: “Riducono i genitori e i loro amici a cippato – Gioventù trentina risolve il conflitto generazionale con l’ascia”

    • Volevo solo porre l’accento che le persone che, inconsapevolmente, ci strozzano, sono anche quelle che ci amano. Non strozzano proprio noi, ma i nostri amici, o quelli che incontriamo per strada della nostra età. Ma nella sostanza non fa differenza.

      Eliminare la trento-bene, non risolverebbe la faccenda 😛

  4. Cito l’ultimo numero di Internazionale, da un articolo del Time intitolato “Arrivederci, Italia”, dedicato a tutti quelli che se ne vanno.

    “La definizione coniata dagli italiani per questo fenomeno è gerontocrazia. Infatti una parte eccessiva della spesa pubblica è destinata agli anziani. Mentre si spende poco per l’edilizia abitativa, il sostegno ai disoccupati e i programmi per l’infanzia – tutte voci da cui dipende la capacità dei giovani di intraprendere una carriera professionale – , le pensioni italiane restano tra le più alte d’Europa, anche a costo di aumentare ulteriormente il debito pubblico. Questo squilibrio riguarda anche il settore privato, dove la radicata cultura corporativa e la deferenza verso gli anziani tengono gli impieghi migliori fuori della portata dei giovani.

    L’Italia sopporta da sempre il peso di un sistema gerarchico in cui i giovani s’inchinano all’autorità fino a quando arriva per loro il momento di prendere il controllo. Questo sistema ha funzionato (in una certa misura) fino a quando l’economia è stata in crescita. Ma con la recessione economica prolungata il mercato del lavoro si è bloccato: come spiega Soldani: “la fila non cammina più”.

    Dentro, ogni giorno di più, mi sale un’aria che vorrebbe sfociare in qualcosa, anche fosse solo uno sciopero della fame.

    • Eh già…
      in Italia funziona così in molti ambienti, altrove invece anche se sei giovane puoi dire la tua, e puoi sentirti valorizzato.
      Insegno in questa scuola danese da appena due mesi, ma i miei colleghi mi chiedono sempre cosa ne penso, se sono d’accordo con la programmazione, la didattica. E sono disposti a mettersi in discussione, si può dialogare. Alcuni sono prossimi alla pensione, e tuttavia non si sentono “arrivati”.

  5. Sì Giulio ha ragione, sono i nostri genitori, i nostri nonni che ci ammazzano…è incredibile!
    Soprattutto a Trento…mamma mia io non avevo mai visto vecchi (sì sono vecchi…non adulti o gente con più anni…sono vecchi!) così aggressivi!!!!
    E poi è ridicolo che addirittura fondino partiti politici!!! Tipo Anziani di non so che!
    Ma che razza di politica avrebbe un partito così?

    È totalmente contro natura…che una persona che raggiunge una certa età non ceda il suo posto a quella più giovane…il problema è che se un vecchio continua ad essere al controllo…l’adulto, cioè quello che ha 30 anni…continua ad essere considerato un bambino ( e a comportarsi come un bambino!)

    La soluzione: beh è difficile…e secondo me passa attraverso la politica…dobbiamo stare attenti a chi votiamo e a cosa fa…e se mai riusciremo a raggiungere una certa posizione, dovremo cercare di incentivare i giovani invece dei vecchi…

    • Secondo me il punto è: perché un ottantenne dovrebbe preoccuparsi dei problemi di persone così distanti come lo siamo noi? Ci credo che la politica non ci rappresenta, con la politica abbiamo cinquant’anni di differenza!!

      Non sono sicuro, ormai, che la soluzione passi attraverso la politica. Magari potesse passare attraverso una politica decente…

      …vedremo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...