Dentro la fortezza

Sei fuori.
Sull’altra sponda.
Volgi lo sguardo oltre il fossato: la fortezza.
Arrivano luci, risate, musica.

Non sei solo.
Tanti come te si accalcano per guardare dall’altra parte, puzzano di umanità frustrata, repressa, malata. Allungano occhi, narici, orecchie, bramano le briciole, gli echi di quella festa.
I più disperati tentano di attraversare il fossato, ci provano a nuoto, si lanciano in salti improbabili, azzardano un volo.
Li osservi fallire, ma non ti commuovi.
Sapevano benissimo a cosa andavano incontro.

Poi, il miracolo.
Dalla fortezza calano un ponte, proprio davanti a te.
“Sali!”
“Ma… io?”
“Sbrigati, c’è posto per una persona soltanto”.
Non capisci perché abbiano scelto te, non sei diverso dagli altri, forse semplicemente ti sei trovato al posto giusto nel momento giusto ma non c’è tempo per pensare, devi agire. Adesso.
E tu non sei stupido: scegli la salvezza.

Sei dentro.
Su quella sponda.
Volgi lo sguardo oltre il fossato: fuori.
Arrivano buio, pianti, fetore.

L’umanità che conosci è lontana, ma non abbastanza.
Il vento ti porta i suoi lamenti.
“Lascia perdere quei poveri disgraziati! Tanto cosa ci vuoi fare… il mondo va così”
“Del resto, anche loro… cosa pretendono? Non possiamo accoglierli tutti!”.
Finalmente capisci: c’è posto per pochi, e c’è posto per te.

Sorridi.
Ce l’hai fatta.

Arianna

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6 pensieri su “Dentro la fortezza

  1. Rimango sempre colpita dal processo di rimozione della genesi delle posizioni di privilegio. Chi si trovava tra le fila dei “disgraziati” e poi ad un certo punto passa “dall’altra parte” spesso cancella i ricordi più spiacevoli e giustifica le nuove disuguaglianze, la nuova posizione di privilegio che occupa con il discorso del merito: “Dev’essere giusto così!”.
    Certo, è un pensiero molto comodo… ma a volte molto ipocrita.

    Mi rattrista constatare che spesso una possibilità tra le tante viene assunta a necessità per giustificare lo status quo.

  2. Bella metafora per la lotteria imperversante ormai in qualunque settore. Alla meritocrazia (mai esistita) succede l’estrazione a sorte. Uno passerà “dall’altra sponda”, verrà chiamato indipendentemente dal suo merito. Un po’ come nel castello di Kafka (dove però non è contemplata alcuna politica o alcuna tattica da parte dei signori verso i loro sudditi). Tale sistema di premiazione sociale rientra nell’intento di dimostrare la democrazia e l’apertura sociale di questo sistema. La cosa triste ovviamente è che la gente ha capito e accettato questo meccanismo. Lo ritiene l’unica possibilità per “giustificare” una vita. E dato che la spaccatura fra ricchi e poveri, potenti e posseduti, santi e peccatori diventa ogni giorno che passa più profonda. L’importante è sapere che improvvisamente il ponte potrà abbassarsi e fare entrare l’eletto nella cittadella degli unici viventi.

    • Condivido in pieno!

      Vorrei rivolgere un appello a tutti coloro che sono riusciti o riusciranno ad entrare nella fortezza:

      1. Rendetevi conto che se occupate questa posizione vantaggiosa dovete ringraziare anche (o addirittura principalmente) il caso, la fortuna, le coincidenze fortuite. Quindi: mantenetevi umili!

      2. Trovate dei modi per far arrivare gli effetti benefici della vostra posizione anche a chi sta al di là del fossato, e cercate di raggiungere il maggior numero di persone possibile. Dal mio punto di vista, questo è davvero il minimo che vi si possa chiedere.

  3. @Arikita. Ma quando mai, in quale periodo storico, un “eletto” ha steso la mano verso un suo ex-simile? Sarebbe un sminuire la posizione raggiunta. Che poi (come auspichi) sarebbe desiderabile che prendesse coscienza della “ruota della fortuna” e adottasse una umiltà del tutto fuori moda in questo mondo questo, a mio avviso, è ancora più utopico. Chiunque giustifica a posteriori la propria vita in termini elogiativi. Chiunque, anzi, non fa altro che costruire la sua apologia. 🙂

  4. Sì, lo so.

    Ma un altro mondo è possibile. Non è uno slogan, è una certezza.
    La possibilità esiste.
    In altri luoghi (ad esempio qui in Danimarca) un modello di società diverso è stato realizzato. Un modello fragile, che ora sta cedendo alle seduzioni del liberismo, ma è possibile proteggerlo e riprodurlo. La possibilità esiste. Naturalmente, non tutte le possibilità si realizzano, ma restano “possibili”.

    Alcune persone di mia conoscenza si comportano come io auspico si comportino i fortunati che sono riusciti ad entrare dentro la fortezza.
    Perciò cominciamo noi, io e te, a dimostrare che si può realizzare questa possibilità (la possibilità in sé on ha bisogno di essere dimostrata).
    Si può.
    Che poi sia difficile nessuno lo nega.
    Che poi non ci si voglia provare è un’altra questione, che rientra nel campo della scelta e della volontà, non in quello della possibilità.

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