Liberamente in libero corpo

C’è una cosa che non capisco.
Ed è questa: perché alcune mie “amiche di Facebook” giocano a imitare le modelle, pubblicando foto che le ritraggono in pose ai limiti del pornografico? E perché altre “amiche” ma, soprattutto, “amici di Facebook” si prodigano in prevedibili apprezzamenti, moltiplicando i “mi piace” e i commenti su quanto “figa”, “gnocca”, “bona” o più tradizionalmente “bella” sia la fotografata? Perché ci riduciamo a utilizzare Facebook come vetrina per mostrare culi, seni, gambe nude ma anche pettorali, addominali scolpiti, scimmiottando veline e tronisti? Il fatto di mettere in mostra pezzi del nostro corpo deriva dal bisogno di venire rassicurati che sì, suscitano l’effetto sperato, piacciono? Se così è: perché continuiamo a drogare questo bisogno (indotto) invece di provare a liberarcene?

“Sei solo invidiosa, perché non hai bellezze da mostrare”, potrebbe dirmi qualcuno. È vero: anche a me piacerebbe poter esibire un corpo simile ai tanti che appaiono in televisione, negli inserti pubblicitari, sui profili Facebook. Però non voglio assecondare questo desiderio. Non voglio passare i miei pomeriggi in palestra, comprare creme anticellulite o rifarmi il seno. Vorrei invece liberarmi dalla dittatura del modello (modella) da seguire e vorrei smetterla di relazionarmi al mio corpo in maniera strumentale. Il corpo come mezzo per ottenere stima, apprezzamento, riconoscimento, forse anche – ci illudiamo – una pallida parvenza d’amore. Un bel culo, un bel seno, belle gambe, bei pettorali come chiave per aprire la porta del successo sociale e chiudere quella della solitudine, del senso di inferiorità, dell’insoddisfazione. Ma la felicità non è direttamente proporzionale alla bellezza. Se anche riuscissimo nell’impresa di assomigliare al modello, non diventeremmo per questo più felici. La bellezza del corpo non dura per sempre, invecchieremo tutti, ci ammaleremo. Inoltre, pensare la bellezza al singolare è un inganno: ciò che esiste sono le bellezze, molte e diverse, a cui però dobbiamo fare spazio. Perché non proviamo a smantellare i meccanismi che ci incatenano a un certo modello da imitare e da desiderare? Perché non proviamo a cercare la felicità anziché una sola, predefinita bellezza, nella consapevolezza che quest’ultima non è condizione necessaria né sufficiente per raggiungere la prima?

Se vogliamo, possiamo liberarci. E potremmo cominciare da qui. Cancelliamo (donne e uomini) dai nostri profili Facebook quelle foto che ci ritraggono in pose seducenti, come fossimo veline o tronisti, ed evitiamo (donne e uomini) di elogiare i corpi che più somigliano al modello dominante. Poi, quando saremo un poco meno inquinati, proviamo a cercare la bellezza laddove ci dicono che non c’è: nei corpi vecchi, malati, troppo grassi o troppo magri, deboli, sfiniti. “Lasciamo le belle donne agli uomini senza fantasia” (e viceversa).

Arianna

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20 pensieri su “Liberamente in libero corpo

  1. Sai che c’è? Che hai tutto il mio appoggio. Ma questo già lo sapevi ^_^ Possibile che a fronte di un mezzo, anche utile, utilizziamo le nostre energie per renderlo una merda?

    Potremmo lanciare una campagna iconoclasta moderna: spezzare le immagini…virtuali!

  2. Il fatto è che ognuno fa ciò che si sente ed evidentemente certe persone non trovano di meglio da fare ……. chissà, un domani qualcuno di queste potrebbe cambiare.

    🙂

  3. Sì, sono d’accordo con Giulio. Il punto non è prendere distanza da “certe persone”, bensì chiederci come cambiare direzione.
    Anche perché “certe persone” siamo (anche) noi e “certi comportamenti” sono (anche) i nostri. Personalmente non mi ritengo migliore di chi cerca di ottenere stima e riconoscimento sociale attraverso il proprio corpo. Non lo faccio, ma non perché sia libera dai condizionamenti in materia di bellezza, bensì anzitutto perché non considero il mio corpo “bello”, degno di essere mostrato. Però questo significa che anch’io sono schiava del modello, che ho interiorizzato al punto da plasmare il mio sguardo a sua immagine e somiglianza. Anch’io reputo brutto ciò che ho imparato a ritenere tale e bello ciò che piace – di fatto – alla maggioranza.
    Non contribuire ad alimentare questo modello, evitando di imitare le veline o i tronisti e di sanzionare positivamente chi lo fa può essere un primo passo per eliminare un po’ d’inquinamento ma, certo, serve ben altro.
    Inoltre, se mi metto nei panni di qualcuno che rientra nel canone di bellezza dominante e viene considerato “bello” credo sia molto difficile accettare di cambiare paradigma, per onorare l’unicità di ciascuno, e la sua bellezza.
    Allo stesso tempo, mi colpisce sempre notare come anche donne considerate bellissime spesso abbiano “complessi” in relazione al loro corpo, che vedono brutto o , se non altro, non abbastanza bello.

  4. Ottima riflessione. Siamo ossessionati dalla bellezza, ma questa è sempre più falsa. Perchè la bellezza non si raggiunge. Quella vera ci raggiunge e ci spiazza. Quello che accade su facebook è perfettamente coerente con la diffusione della chirurgia estetica. Ne parlo nel mio ultimo libro. Per approfondimenti, vi invito a fare un salto sul mio blog

  5. cara, condivido. ti consiglio il bel libro di loredana lipperini, “ancora dalla parte delle bambine”, ma forse lo conosci già.

  6. Oh, Arianna! A me basta leggere ciò che scrivi per vedere che sei bella!

    Purtroppo, come in ogni periodo storico, si inculca nella mente della gente un modello sociale. E fra i vari schemi c’è anche quello del corpo fisico. Tutti sapete che 100 anni fa il corpo di una donna, ma anche di un uomo, era “letto” attreverso altre “lenti”. Oggi stiamo toccando un altro estremo. Quando leggo qualsiasi rivista/giornale/quotidiano/ecc. c’è sempre qualche culo, coscia o seno che salta fuori. O qualche pettorale o bicipite scolpito. E’ il quello che è di questa nostra società (non è rassegnazione, eh!). Credo che ormai andare controcorrente sia un bisogno più che un dovere per quanti hanno un minimo di sensibilità (e materia grigia direi…). Certo è che dobbiamo allontanare dal nostro tempio, come diceva Giulio, tutta la merda che ci circonda e sforzarci quotidiamanete di dare dei piccoli segnali che, forse, non è proprio così che stanno le cose. Che forse un bellissimo corpo (e poi sul concetto di bellezza potremmo parlare all’infinito) non significa sempre successo, relazioni, intelligenza.
    Ora scappo…

  7. Mi sto sforzando di di trovare una piega nel tuo ragionamento, ma non ci riesco. Possibile che tu abbia ragione? Secondo me no, sicuramente c’è qualcosa che non funziona.
    Ok, mettiamola così, a livello teorico fila, è tanto bello e corretto, ma praticamente? Perché devo essere sempre io la martire che si sacrifica per prima? Cioè, tu mi stai dicendo che dovrei andare con un ragazzo brutto fuori ma schifosamente bello dentro per dare un piccolo segnale di cambiamento? Ma poi hai idea delle pressioni sociali che subirei? Le amiche inizierebbero a ridere di me, gli amici inizierebbero per lo meno con battute volgari del tipo “se non lo hai scelto per la bellezza chissà per cosa allora…”, e pure mia madre avrebbe sicuramente da ridire.
    Bella vita.
    No mia cara, a questo mondo ci si deve adattare, sono d’accordo che dobbiamo fare la nostra parte, ma un passo alla volta, mica con tutto il cammino di Santiago!

    • Il punto di questo intervento mi sfugge… che c’entra la storiella del fidanzato brutto-fuori-bello-dentro con l’essere contrari a mostrarsi, nelle vetrine dei social network, riproducendo esattamente modelli accettati ma completamente finti? A parte che spero vivamente tu stessi scherzando riguardo alle eventuali reazioni delle tue amiche… credo che se tu fossi felice e innamorata, nessuna persona che ti vuole bene verrebbe a farti notare quant’é brutta la tua dolce metà. In secondo luogo, tutti noi siamo influenzati dai canoni di bellezza condivisi, ma cercare di non esserne schiavi non è un impegno impossibile… certo, bisogna innanzitutto volerlo. E non è detto che tutti siano pronti.

  8. Chiaro, Stellina! Credo che nessuno, in questo blog almeno, voglia cambiare il mondo né da solo né in un botto. Tuttavia fino a quando ci si adatta non cambierà una virgola. Tutto qua. Poi, sono d’accordo con Silvia, non tutto è per tutti. E va benissimo così!!!

  9. Provo a rispondere a Stellina.
    Dunque, se ho capito bene la tua obiezione riguarda “la pratica”. Dici: tutto bello in teoria ma poi… chi me lo fa fare di affrontare la fatica dell’andare controcorrente, contro i miei stessi impulsi, manipolati e condizionati dall’esterno quindi in linea col sistema dominante? Perché dovrei sforzarmi di considerare bello chi bello – secondo i canoni vigenti e dunque anche secondo me – non è?
    Allora, secondo me il punto è questo: nessuno nega la fatica e la difficoltà dell’impresa, dico solo che potremmo cominciare a non alimentare a dismisura questo sistema perverso, potremmo provare a educare il nostro sguardo in modo diverso. Se qualcuno ci sembra brutto, sforziamoci di coglierne lo stesso una qualche bellezza, se qualcuno rispecchia il modello dominante, proviamo a non soffermarci troppo sul suo aspetto e a coglierne anche altre bellezze. Proviamo a modificare il nostro linguaggio e i nostri comportamenti: non critichiamo le persone per il loro aspetto esteriore, né lodiamole per com’è fatto il loro corpo. Concentriamoci su altro… e poco per volta anche i nostri pensieri e i nostri desideri si modificheranno. Almeno un po’.

    Rispetto al problema della motivazione, del “chi me lo fa fare”: premettendo che partendo da piccoli cambiamenti la difficoltà si riduce, ovviamente non c’è nessuno che ci obbliga a cambiare. Però credo che la posta in gioco valga lo sforzo. Perché in palio c’è il cammino verso la felicità piena, quella che può derivare soltanto da una profonda libertà… e dici poco? 😉

  10. Vorrei aggiungere un altro spunto di riflessione: il fatto biologico, o meglio, la distinzione tra “puramente biologico” e “mentale”. perchè penso che spesso finiamo per allineare automaticamente quel che è il “valore riproduttivo” con il valore della persona in senso più ampio. come la biologia insegna, gli animali (e dunque anche l’uomo), il cui primo fine istinitivo è la riproduzione della specie, cercano un partner che sia il “meglio possibile” per tale fine. e quindi ecco che il pavone mostra la coda per essere scelto e gli esemplari più “belli”, riconosciuti istintivamente come migliori e più sani, sono i più ricercati. così c’è la gara a mostrarsi di più e mostrarsi più belli che si può. Bene, ma se vogliamo considerarci animali un pò più evoluti (che poi…), che non si limitano a questa “base” ma che possiedono altri interessi e altri valori (insomma che oltre a riprodursi sanno fare anche qualcos’altro, con i soggetti del sesso opposto e in generale), dovremmo ricordarci che ci può interessare anche la bellezza non “biologica”, quella che appaga altri bisogni, che una non vale meno dell’altra, e che non andrebbero confuse. non credo che la cosa più importante sia definire cosa è più o meno bello (se l’alto o il basso, il longilineo o il maggiorato, ecc. ecc.) quanto ricordarsi che dare così tanta importanza alla bellezza fisica vuol dire dare così tanta importanza alla nostra parte animale deputata al riprodurci, e lasciare dietro tutto il resto. con questo non voglio dire che la bellezza non vada guardata e apprezzata, ma ricordarsi che è sufficiente darle il suo spazio e lasciarne per il resto. avrei molto da aggiungere, del tipo “ma perchè dobbiamo avere il bisogno di piacere a tutti o perlomeno a quanti più possibile?” ipersemplificando, se rispondiamo rimanendo sul biologico: di partner non ne serve un numero infinito, se rispondiamo col sentimentale: non abbiamo neanche bisogno di infiniti “amori”, semmai uno solo ma che sia tale. forse perchè alla fine tutti abbiamo bisogno di conferme, di certezze, che in qualche modo il mondo fuori ci dica che “noi valiamo” (come la pubblicità…). solo che ci siamo abituati a cercare le conferme sul piano fisico, dimenticando tutte le altre “bellezze” (dalle artistiche, forse più immediate, del suonare, cantare, dipingere, scrivere, alle innumerevoli bellezze della personalità di ognuno: pensiamo a chi ci fa ridere, chi ci sa consolare, ascoltare, entusiasmare, far riflettere… Che sensazioni ci lasciano queste persone? davvero valgono così poco? davvero sono meno importanti del balletto di ormoni di fronte a un fondoschiena? A giudicare da come vanno le cose oggi, per molti forse sì. vogliamo sembrare tanto progrediti, ma mi pare che siamo progrediti più che altro sull’abbellire e allargare le code…

    • Eli cara, grazie di queste tue riflessioni preziose… davvero!
      Hai ragione, c’entra anche il fattore biologico, anche se nel caso della nostra specie e della nostra epoca in modo particolare la distizione tra biologia e cultura è molto labile. A seconda delle aree geografiche e delle epoche i modelli di bellezza dominanti variano, e possono variare anche di parecchio, quindi credo che se volessimo potremmo provare ad emanciparci un poco dalla dittatura del modello che vige nella nostra società, in questo dato momento storico. Potremmo provare ad accogliere anche altre bellezze, diverse da quelle che vediamo in televisione o sulle riviste di moda. Se non lo facciamo è perché non vogliamo, non perché non possiamo!
      Come scrive Alberto Melucci in The playing self (libro che vi straconsiglio!): non c’è niente di stabilito a priori, siamo noi a decidere dove porre il limite tra natura e cultura, siamo noi a decidere dove finisce l’una e comincia l’altra. Tuttavia, dobbiamo porlo da qualche parte questo limite, perché non siamo soltanto cultura: facciamo parte di un’ecosistema e ospitiamo una parte “naturale” dentro di noi, ma in che cosa consista esattamente questa “natura” siamo noi a stabilirlo. Paradossalmente siamo noi a decidere della nostra stessa natura. Una bella responsabilità (cfr. A. Melucci, The playing self, Cambridge University Press, p. 153).

    • Ottima riflessione. Stavo cercando una risposta che fosse già stata scritta coincidente con la mia linea di pensiero.

      Se da un lato mi sforzo di vedere la bellezza interiore e la personalità etc, dall’altro non posso proprio non notare anche la bellezza fisica.. e che ci posso fare? Non sono mica un cervello dentro una boccia di vetro! D’altronde l’attrazione fisica, e la chimica che influisce sul nostro corpo (essì, lo abbiamo un corpo!) non può essere annullata e ignorata in favore di un essere “superiore”. Farlo significherebbe rinunciare ad una parte di noi stessi.
      Ma poi -voglio dire- la bellezza fisica è cura di sé stessi in primis. S’io mi presentassi con i migliori argomenti di questo mondo, con barba lunga, l’ascella pezzata, la classica macchia di sugo sulla canotta, voglio dire, riuscireste ad ignorare il tutto a favore del discorso?
      Riepilogando, okay non osannare l’aspetto esteriore, e cercare di dare all’aspetto “interiore” predominanza… o almeno ci provo! Apprezzate lo sforzo! :o)

      • Carissimo Sirio,
        anzitutto grazie di essere passato e grazie di questo commento.
        Concordo con te: siamo anche corpo, la chimica ha il suo peso, prendersi cura di sé è importante.
        Ma un conto è prendersi cura del proprio corpo, un altro è far di tutto per renderlo simile a un modello imposto dall’esterno.

        Non dico di ignorare la bellezza fisica, dico solo che i nostri canoni estetici sono talmente manipolati e condizionati che ci troviamo “costretti” a cogliere una sola bellezza, e a ignorare tutte quelle che divergono dal modello dominante. Perché un corpo vecchio dev’essere brutto? Chi l’ha detto? Perché non può essere attraente un corpo più magro o grasso di quelli che vediamo in tivù?
        Dare maggior importanza alla bellezza interiore significa non considerarla disgiunta dalla bellezza esteriore e imparare a vedere quest’ultima come plurale, molteplice, per provare a liberarci un poco dai pesanti condizionamenti a cui siamo sottoposti (spesso inconsapevolmente).

        Nel concreto, potremmo evitare di criticare o elogiare le persone per il loro aspetto esteriore o, quanto meno, facciamolo in maniera più fine. A me dispiace sentire commenti come: “E’ un cesso” oppure “Ha un culo che fa provincia”, “E’ piatta”… possiamo elevarci un po’, per favore? Se una persona ci sembra brutta, proviamo a pensare che è il nostro sguardo a vederla tale, che siamo noi a non saper cogliere la sua bellezza. Magari si tratta di una bellezza diversa da quella che ci viene suggerita (imposta) dalla pubblicità, magari si tratta di una bellezza che si esprime in una piega del mento o nella luce che attraversa gli occhi durante un discorso che appassiona.
        I commenti “positivi”, poi, li trovo spesso volgari: “Ha un bel culo”, “E’ gnocca” oppure “Me la farei”… queste esternazioni mi fanno soffrire perché mi sembrano ridurre i corpi alle loro parti, li frammentano, come se fossero corpi morti da sottoporre ad analisi di laboratorio. Reificano le persone che li subiscono (non li considero complimenti!), le rendono oggetti da ammirare in vetrina e, possibilmente, possedere.
        Vorrei più delicatezza, e più poesia.
        Dietro, dentro, nei, sui, con i corpi, ci sono le persone. E quante persone soffrono perché si sentono brutte? O perché si sentono apprezzate esclusivamente per alcune “parti” del loro corpo? Proviamo a pensarci… e a cambiare.

  11. Ecco una frase che “gira” su facebook, non credo necessiti di commenti (la lascio in maiuscolo, così come l’ho trovata):
    “CICCIONE CON LE GAMBE PIù GROSSE DI UN IPPOPOTAMO CHE SI METTONO I LEGGINS PENSANDO DI ESSERE FIGHE ED AVERE DELLE BELLE GAMBE..
    ‎…ANDATE A FANCULO!!”

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