Oltre il virtuale

“Molto piacere, Demetrio!” dico alzandomi in piedi e stringendo la mano di D. “Piacere!” mi risponde meccanicamente, stringendomi con forza la mano. Tuttavia il suo sguardo non punta ai miei occhi, che ora stanno sondando quelli di D.
Mentre mi stringe la mano, mentre dovrebbe presentarsi, il suo sguardo incrocia quello di un’altra persona nella stanza. D. continua il discorso che aveva iniziato entrando poco prima. Niente di nuovo, penso fra me e me. Ma questo comportamento mi fa incazzare per un minuto, prima di rendermi conto che Demetrio rimane lo stesso, anzi più consapevole, nonostante questa mancanza di “rispetto”, di “considerazione”. Ma un tale comportamento, forse, ad un’altra persona (magari sensibile e senza “alcune difese”), potrebbe dare fastidio, e condurla a dar vita a pensieri e/o emozioni negative. Non dare il giusto peso ad una presentazione, ad una stretta di mano, ad un saluto comunica spesso dei chiari messaggi. Sorgono domande precise. Interrogativi importanti. Ma l’uomo o la donna dove sono andati a finire?

“Buon giorno F.!”. Spesso non erano ancora le otto quando entravo nel mio ex-ufficio, salutando. “Senti, dov’è la nota d’ordine del cliente xyz?!” mi salutava F. di rimando. Iniziare una giornata lavorativa con un saluto consapevole ormai è cosa rara. Iniziare la giornata rendendosi conto che alcune persone non salutano più perché hanno in mente solo gli affari, il lavoro, i problemi è ormai cosa normale.

Correvo nel bosco al sole di quest’autunno, percependo il mio corpo vivere e respirare, e lasciandomi attraversare dai suoni del vento fra le fronde dai colori infuocati. L’autunno è una delle stagioni che più amo. ” Ehilà, M.! Come va?!” urlo alla dolce presenza che intravedo in lontanza. Corre con un’eleganza da ballerina e la tuta fa risaltare le forme sinuose del suo corpo… Non m’ha sentito, penso, e così aumento la velocità, avvicinandomi. Ah, già…
M. ha gli auricolari, come potrebbe sentirmi? Ha pure occhiali da sole scuri, come potrebbe resistere a questo sole leonino?

Rientrando dal lavoro a casa la tv mi accoglie con le sue assurdità di immagini e parole. Qualcuno è costantemente rimbambito e ipnotizzato sul divano a guardare la nera scatola quadrata.

Giro per la città e troppe persone guardano per terra. Chissà cosa cercano, poi? Cerco fortemente con gli occhi uno sguardo che non sia perso fra chissà quali pensieri, e mi rallegro quando qualcuno mi guarda negli occhi per un istante che sembra non finire più.

Troppi giovani che corteggiano, amoreggiano, parlano, chiaccherano. Sulla rete.

Ci stanno togliendo il senso della realtà. A volte penso che se non sto attento non riesco più a vivere. Non riesco più a guardare una pesona per quello che è. Non vedo più una donna o un uomo per quello che sono.
Questa società, che tante cose ha regalato a questa piccola parte di umanità in termini di benessere, cultura, possibilità, ci sta togliendo la cosa più importante. La percezione della realtà. Dov’è la realtà, quella vera? E’ questa la mia domanda.

Demetrio

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7 thoughts on “Oltre il virtuale

  1. Sembrerà strano, ma io non penso che la percezione della realtà ci sia stata tolta dalla tecnologia, dalla comunicazione mediata dal multimediale e queste cose così.
    Tutti questi giovani che chiacchierano, amoreggiano, corteggiano, parlano, scrivono ma attraverso la rete, non hanno perso il senso della realtà (quelli che lo hanno perso, sono quelli che ci fanno vedere quando si deve demonizzare internet per populismo genitoriale). Semplicemente, hanno uno strumento in più di interazione. Il problema è un altro, ossia se la percezione della realtà ci è stata tolta da internet, o se è la realtà stessa ad averci condotto a rifugiarci nel virtuale. Annosa questione.
    Quando un amico boicottatore si fa un profilo Facebook perché altrimenti non riesce a rimanere in contatto con la miriade di nodi della sua rete, il valore d’uso della tecnologia è evidente, in relazione a una realtà sociale sempre più complessa, con persone di cui ci vorremmo tenere informati, o con le quali vorremmo comunque rimanere in contatto, ma non potendo stare attaccati al telefono tutto il giorno o spedire cento lettere al mese… Ecco che la realtà ci spinge al virtuale.
    Quando qualcuno chatta in specifiche stanze per poi incontrare le persone con cui ha chattato, ecco che il virtuale, che ha aiutato, in quanto strumento, a trovare affinità o interessi comuni, ci conduce al reale, al concreto.
    Quando io leggo i post di Ari, o anche i tuoi, e non vi conosco, siete virtuali. Ma mai così reali, allo stesso tempo.
    Ci sono diversi modi di vedere una persona per quello che é, e non dipendono da questo.

  2. Mamma quanto è vero … a Milano purtroppo anche persone in difficoltà o perse (tipo turisti) non trovano aiuto … io quando posso mi fermo e noto nei loro sguardi lo stupore e la meraviglia, ma poi anche la gioia, che qualcuno finalmente li abbia notati.

  3. Credo che il disinteresse per le persone “reali” sia da imputare a un concorso di cause, certo internet e i social networks possono renderci incapaci di relazionarci nel “reale”, “oltre il virtuale”… ma anche no. E se hanno il potere di renderci così inetti nei rapporti umani è perché qualcosa in noi non andava, già prima.
    Allo stesso tempo, ritengo importante adottare un atteggiamento critico nei confronti dei mezzi di comunicazione che sì, sono “solo” strumenti, ma possiamo diventarne dipendenti, se non stiamo attenti. Perciò navighiamo su internet, chattiamo, ascoltiamo musica, teniamo blogs… ma in maniera consapevole, fissandoci dei limiti e ricordandoci che le relazioni umane sono anzitutto quelle che si intrecciano quando ci siamo per intero, anima e corpo.

  4. Secondo me il problema sorge quando la tecnologia diventa un anestetico per la nostra apatia. Quando televisione, internet, ipod etc diventano beni sostituti rispetto alle normali attività “umane”, isolandoci dal resto del mondo. Quando i personaggi del mondo fittizio (calciatori, personaggi di reality show, etc) diventano modelli per la nostra vita reale. Non va demonizzato il mezzo, ma l’uso che se ne fa.

    Per quanto riguarda invece l’essere troppo occupati per dare alle persone la giusta attenzione, beh credo che questo sia un enorme problema attuale. Stimolati da centinaia di input corriamo verso le nostre mete e i nostri obiettivi, determinati più che mai, calpestando ogni essere umano che incrocia la nostra strada.
    Purtroppo credo che sotto sotto, in tutte persone ci sia questo germe, il germe dell’uomo occidentale, il germe che ci ha comunque condotto nel bene e nel male a sviluppare la società in cui viviamo: il germe dell’autorealizzazione.
    L’uomo di oggi antepone la propria autorealizzazione anche all’amore e lo trovo immensamente triste. L’autorealizzazione è catalizzatore di sviluppo e causa dell’impoverimento delle relazioni umane allo stesso tempo.
    Che cos’è questa voglia di emergere per il nostro status sociale invece che realizzarci come esseri umani? Qualche volta mi sento affetto da questa sindrome, da questo egoismo che mi sussurra nelle orecchie, va’ per la tua strada e fregatene degli altri, così, tra qualche anno, quando ti guarderai alle spalle non avrai rimpianti su ciò che avresti potuto fare.

    • Condivido questa tua riflessione.
      Forse però non è necessario scegliere tra “autorealizzazione” e “relazioni umane”, perché basterebbe fare in modo che ciascuno si autorealizzi insieme agli altri. Se mi realizzassi pienamente soltanto quando anche gli altri si realizzano… allora non ci sarebbe opposizione tra il piano individuale e quello collettivo.
      Come cantava Gaber: “qualcuno era comunista perché poteva essere libero e felice solo se lo erano anche gli altri”. Buttiamo via il comunismo che tanto male ha fatto, va bene, ma teniamo la sua migliore speranza. Superiamo l’egoismo, l’individualismo, l’egocentrismo.
      Siamo anche ciò di cui siamo orgogliosi. Allora cerchiamo di diventare orgogliosi delle cose “giuste”, che includono anche gli altri.

  5. Ragazzi! Come ha ben detto Ari, se la rete viene utilizzata CONSAPEVOLMENTE rappresenta uno strumento assai fiko. E questo blog lo dimostra. Non fraintendetemi vi prego. Non volevo demonizzare il mezzo. Era solo una provocazione (non mi sono spiegato abbastanza bene, sorry!). Anche perchè sarei incoerente, e credo di non esserlo.
    Volevo sottolineare come tuttavia vi sono persone, che conosco ahime, che basano la maggior parte delle proprie relazioni al mondo della rete. Non è una critica! Si tratta di un osservazione di ciò che vedo.
    Sulla questione di cosa sia la realtà, beh, è un argomento assai delicato. Per adesso non mi esprimo perchè stasera non ho abbastanza tempo per esporre la mia idea. Dico che, secondo la mia visione, ognuno elabara attraverso la propria mente, il proprio vissuto, le proprie emozioni un’immagine della realtà. Quindi ognuno CREA una propria realtà. Ne consegue che ogni uomo e donna del pianeta vive la propria realtà soggettiva. E dunque, mi chiedo (e vi chiedo) se ci sono uomini e donne che “vedono” la realtà “senza lenti colorate”. E se ci sono, chi sono?

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