Insegnare stanca

“Ma lavori pochissime ore a scuola! Come fai a essere così stanca?”
Già: come faccio?
Provo a spiegarlo.

Da studente, spesso percepisci i tuoi professori come “nemici”, avversari contro i quali combattere. Beh, non è proprio così: quando insegni, ti allei con la parte migliore degli allievi e, insieme a quest’ultima, ti sforzi di resistere all’ignoranza, alla pigrizia, all’apatia.
Quando poni una domanda, non lo fai per cogliere i tuoi ragazzi in difetto. Al contrario: speri con tutto te stesso che siano in grado di rispondere, e di rispondere bene. A volte – anche se ti ritieni ateo – preghi: “Fa’ che almeno questo lo sappiano, fa’ che lo sappiano almeno in parte, almeno…”
Non lo sanno.
Accusi il colpo, rapidamente ti riprendi, allontani il pensiero (che a volte ti viene): “Ma allora sono proprio stupidi, porca miseria!”, respingi questo giudizio e fai appello a tutte le tue risorse per trovare un quinto modo – diverso dai quattro che hai già provato – per spiegare un concetto che a te pare assolutamente banale.
E quando un’allieva ti mostra un disegno, e chiede se ti piace, non basta rispondere: “Sì”. In quel “sì” ci devi mettere il meglio che hai (tutto!), ma soltanto quello. E aggiungerci un sorriso, e metterci il meglio pure lì.

Ecco perché, a volte, dopo la scuola, gli insegnanti sono stanchi.

Arianna

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Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

16 thoughts on “Insegnare stanca

  1. come ti capisco!!
    per non parlare di trovare modi di attirare l’attenzione, trovare modi di farti ascoltare, il linguaggio giusto, il giusto equilibrio tra severità e bontà…il giusto modo di aggiustare i torti tra loro, il giusto modo affinchè non si creino litigi o che quelli in atto si esauriscano.
    Quando hai l’onda giusta devi cavalcarla, essere travolgente e farti seguire, incalzarli con giochi argomenti discussioni domande e mai lasciare attimi vuoti in cui loro possano perdersi, nei pensieri, tra loro, pena la perdita di interesse, pena la perdita di quell’onda positiva che porta a fine lezione con soddisfazione e un sorriso per tutti.
    Insegnare è guidare una barca usando tutte le energie disponibili, fisiche, mentali, emotive.
    Ari, ti capisco più che bene!!

  2. Eccoli tutti quanti che hanno superato la linea del salto generazionale e se ne sono passati dalla parte del nemico 🙂 Io sottolineo che anche apprendere è faticoso!!!

    • Concordo, se quando dici “apprendere” ti riferisci al metodo tradizionale con cui siamo venuti su. Io so che quando faccio costruire un razzo ad aria compressa ad una classe di terza media (l’età peggiore) usando una bottiglia di cocacola nessuno ha problemi ad apprendere la terza legge della dinamica. In quel caso non è faticoso…

      …è una questione di budget, anche, ma non solo!

      • In realtà stavo pensando a me che sto imparando un lavoro e spesso non ho nemmeno un “insegnante”. Così sperimento l’autoapprendimento ed è faticoso, non è che non sia bello o stimolante, solo che stanca molto.
        In fondo, comunque, era una battuta delle solite 🙂

      • Forse è proprio per il fatto di non avere un insegnante, che apprendere diventa così faticoso. Anche a scuola penso accada qualcosa di simile: quando l’insegnante è solo una specie di fantoccio che dice cose, una macchinetta ripeti concetti del libro o sgrida-alunni ecco che apprendere diventa faticoso.

        Io quando ho avuto insegnanti che vivevano con passione l’insegnamento, difficilmente mi sono annoiato. Pensa ai professori all’università ed ai corsi che ti sono piaciuti di più. Pensa alle superiori o alle medie. Per me quella “passione” non meglio identificata ha sempre fatto la differenza.

  3. Ho sempre pensato che il mestiere dell’insegnante sia uno dei più faticosi nel panorama del lavoro; avere a che fare con classi di adolescenti ( l’età più propensa al divertimento e alla ribellione ) e dover pure insegnare loro le basi del “sapere” è un’impresa che richiede molte energie e tanta passione.

    Un saluto

  4. Credo che nell’insegnamento ci sia una potenza strepitosa: la possibilità di formare un essere umano… e lo trovo meraviglioso. Attraverso qualsiasi materia è possibile trasferire concetti, idee, pensieri è uno dei veicoli più potenti di cui disponiamo.
    Sono d’accordo con Giulio, se ci reinventiamo come attori/clown/cabarettisti e abbiamo i mezzi a disposizione diventa tutto molto più facile e l’apprendimento diventa istantaneo! E’ per questo che nella prossima finanziaria aumenteranno i fondi all’istruzione!

    • Questo aspetto è sempre molto ambiguo quando ci penso: è il piacere di plasmare una persona che si sta formando perchè diventi come vogliamo. E’ umano, è comprensibile, chi non vorrebbe che i nostri figli o i nostri allievi diventassero come noi? Però ha un risvolto inquietante, sarebbe bello riuscire ad accettare la loro ribellione ai nostri schemi.

      • Sì, c’è molta ambiguità e molta contraddizione. Per me la sfida, l’ideale è quello di formare alla formazione, d’insegnare a imparare, di liberare dai modelli imposti per stimolare la ricerca di un modello più autentico… accettando che quel modello, una volta trovato, può non piacere agli insegnanti che hanno collaborato alla sua ricerca. Ci vuole molta umiltà e molta generosità.
        Poi ogni insegnante ha le sue convinzioni, che certamente lo influenzano… ciò rappresenta una ricchezza ma anche un limite. Per fortuna, non si ha mai un solo insegnante! 😉

  5. Beh io provo ad aggiungere un altro elemento!

    Sono diplomata alle magistrali, e il mio sogno era quello di essere insegnante.
    Ho fatto due tirocini in due terze elementari di due scuole diverse, e ho capito…che sono i genitori quelli che non sopporto!!!!

    Infatti la frase che cita Arianna (“Ma allora sono proprio stupidi, porca miseria!”) io la pensavo mooooooolto più spesso associata ai genitori!

    Mina

    • Verissimo! I genitori sono spesso IL problema…!!
      Numerosi genitori difendono i figli a oltranza – anche per evitare di mettersi in discussione come genitori – e così facendo ostacolano il lavoro degli insegnanti.

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