Mancare il manifesto. Contro la professione

Ultimamente mi è capitato di pensare a qualcosa, di coltivare un piccolo progetto: raccogliere dei brevi saggi composti da me e i miei colleghi sociologi, per fare un po’ i sociologi. Mi sono trovato a contemplare due tipi di risposta: da un lato, quella derivante dall’immersione nel mondo accademico, che vuole tentare la pubblicazione esclusivamente attraverso il circuito delle riviste specializzate, magari per accumulare elementi da curriculum; la seconda risposta è del tipo “sto facendo tutt’altro, e non sarei all’altezza e mi sono allontanato dal mondo accademico”. Rispetto entrambe le visioni, ma ho qualche dubbio. Prima risposta: rimane estremamente legittima la scelta, forse dettata dallo status di dottorando o affini, di dirigere le proprie energie verso qualcosa di… legittimante (scusate le ripetizioni), ossia di rimanere coerente con il proprio status accademico. Seconda risposta: è come se ci fosse in mente l’idea che solo attraverso l’accademico si possa arrivare a quel riconoscimento di cui la professione del sociologo ha bisogno. Questo paese non sa – ed è anche profondamente disinteressata a sapere – cosa sia la professione sociologica, di cosa si occupi e che contributo possa dare a tutto. La mia proposta partiva dall’idea di una sociologia indipendente, praticata al di fuori del sistema accademico (il quale, piaccia o no, rimane ancora l’ambito di riconoscimento principale, in questo paese di baroni e formalità del sapere). Cosa ci vieta di farlo? Sono convinto che ciascuno dei miei colleghi sociologi abbia nel cassetto un progettino, una riflessioncina, un discorsino sociologicamente concepito che gli piacerebbe portare lontano dall’azione delle termiti o delle tarme o di qualunque cosa ci sia nei cassetti.
Una sociologia indipendente può occuparsi del suo oggetto di studio attraverso un approccio libero dai condizionamenti della domanda accademica. Di per sé il sociologo in Italia è una professione che, per la sua non-natura, gode già di un vantaggio: l’assenza di un albo, di un ordine, di una categoria standardizzata, lascia a chi si è assunto il titolo di Dottore in Sociologia un ampio margine di libertà, prima fra tutte quella di esercitare e di nominarsi senza il bisogno di un riconoscimento registrato. Un vantaggio che è allo stesso tempo uno svantaggio, in un sistema di professioni come quello italiano, perché la non appartenenza a una qualche casta professionale scarica l’intero peso dell’inserimento nel sistema nazionale delle libere attività, dalla ricerca del proprio spazio d’azione alla valorizzazione stessa della pratica.
Tutto questo non deve far pensare che sia impossibile concepire un’attività del genere. La sociologia indipendente parte dalla volontà dei singoli giovani sociologi di costruire il riconoscimento, in un certo senso costruire la professione stessa del sociologo, separandola dall’automatismo del nesso mentale fra pratica sociologica e appartenenza ai corridoi del sapere.

Gianmarco

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9 thoughts on “Mancare il manifesto. Contro la professione

  1. Sì devo dire che anche io ho spesso sottovalutato la professione dei sociologhi, principalmente per una ragione: gli studenti di sociologia!!!
    Non me ne vogliano i laureati di sociologia…però devo dire che gli studenti di questa facoltà non è che proprio mantengano alta la bandiera della disciplina!
    Certo c’è da dire che il problema esiste un po’ in tutta l’Università italiana, però mi sembra che i primi ad essere confusi rispetto alla professione del sociologo, sono proprio gli studenti!

    Ho cominciato a cambiare idea dopo aver conosciuto Silvia. Lì mi sono accorta delle enormi potenzialità che la disciplina presenta e dell’utilità dei suoi studi associati ad altre professioni (tanto che mi sono ritrovata a pensare “ma perché non ho studiato sociologia?”)

    Però mi sono anche un po’ convinta del fatto che forse non esiste “la sociologia” come scienza, forse è solo un metodo…che deve essere applicato a vari ambiti…alla politica per esempio…non so…che ne pensano i sociologhi?

    • Purtroppo Mina, non mi piace molto l’affermazione secondo cui la sociologia sia una metodo da applicare a vari ambiti.
      La sociologia ha un metodo, per questo è una disciplina, e quello che dici tu è facilmente strumentalizzabile per delegittimare il suo possibile riconoscimento come professione. Quindi mi sento di contraddirti.
      Purtroppo la sociologia sconta il prezzo del fatto di essere, tutto sommato, una disciplina recente rispetto alle altre scienze. E la sua origine la destina nel novero delle scienze morali, quando è un ponte fra quelle umane e quelle scientifiche.
      Il percorso è lungo.

      • Nono io non voglio delegittimare nulla, semmai il contrario!

        Sì in effetti la mia premessa (forse non tanto chiara) è che neppure io ho capito tanto tanto bene cosa sia la sociologia…e che ho cominciato a riconoscerne il valore solo attraverso Silvia.

        Concordo sul fatto che, essendo ggggiovane, deve ancora “farsi le ossa”…ci vuole tempo!

  2. Non entro nel merito perché non ne ho le competenze, però mi è piaciuta molto quest’affermazione: “Una sociologia indipendente può occuparsi del suo oggetto di studio attraverso un approccio libero dai condizionamenti della domanda accademica”.
    Hai proprio ragione, Giammy! La domanda accademica esiste in tutti gli ambiti, ed è fortemente condizionante. Si studia quel che va di moda, quel che interessa ai professori che contano, si propongono i progetti che verranno probabilmente finanziati… ma le idee migliori ti vengono sul tema che ti appassiona davvero, non su quello più trendy. La prima volta che andai a parlare al mio relatore, per proporgli il tema della tesi, mi sentii rispondere: “No, questo argomento non va bene. Deve lavorare sul problema che la tormenta, che le impedisce di dormire la notte”. Penso avesse ragione 😉

  3. Io credo che la sociologia abbia oggi un grande ruolo all’interno della società, solo che le spesso non ce ne rendiamo conto 🙂 Studi delle problematiche sociali all’interno di un territorio, sondaggi, ricerche, articoli di giornale, approfondimenti sulle riviste… Un amico ha messo in piedi un’agenzia di ricerca sociale e lavorando per comuni e regioni fa ricerca (teoria) sul territorio per migliorarne le condizioni (pratica)…beh questo è un esempio di come applicare il teorico al pratico e di come la sociologia di fatto, si possa ritagliare un ruolo di primo piano nel miglioramento della società che ci circonda.

  4. Pingback: Mancare il manifesto. « sociologiaindipendente

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