Il bambino silenzioso (parte 1 di 2)

Si racconta che in un piccolo villaggio del Tibet viveva un bambino assia particolare. Il suo nome era Khyra, e per i primi anni della sua infanzia rimase rinchiuso in un silenzio perfetto.
All’interno della sua famiglia, che era molto numerosa, nessuno badava più di tanto a questa stranezza. I genitori dovevano provvedere a sbarcare il lunario, e si sa, in Tibet le risorse per gli uomini scarseggiano sempre.
Khyra amava andare alla piccola scuola del villaggio. Tutte le mattine si alzava alle prime luci del giorno, usciva dalla propria casetta, e fissava con i suoi grandi e profondi occhi marroni il sentiero dal quale risaliva la maestra. In silenzio.
Vi erano dei giorni, soprattuto durante il lungo inverno himalayiano, che la maestra rimaneva bloccata per le abbondanti nevicate. E allora copiose erano le lacrime che rigavano le guance paffutelle del bambino, che doveva mestamente tornarsene a casa e aiutare gli altri nelle faccende domestiche.
Khyra amava la scrittura così come la lettura. Era affascinato dai quei misteriosi segni che la maestra tracciava con elaganza su opachi rotoli di carta. Passava tutto il proprio tempo libero a decifrare i racconti che gli venivano assegnati da leggere, e a buttare giù dei pensierini. Erano tante infatti le ore che trascorreva chino sopra il proprio quaderno, perchè silenzioso com’era, non aveva molti amici. Anzi, non aveva proprio nessuno: le uniche relazioni con i suoi pari si svolgevano nell’ambiente scolastico.
Una sera, durante una delle feste che si svolgevano l’estate nel villaggio, il nostro Khyra, indifferente ai giochi che gli altri bambini facevano, indicò alla propria madre una scopa. Si trattava di una classica scopa che gli anziani costruivano con i peli di yak, legati assieme da un pezzo di cuoio. Naturalmente il manico mancava. In Tibet il legno è un bene raro, e chi c’è l’ha non lo utilizza certo per fare il manico a delle scope!
Il bambino continuava a gesticolare alla propria madre sempre con più insistenza. Tuttavia ogni suo sforzo risultava vano: il rumore della festa, le urla dei bambini e le voci delle persone rendevano le cose assai complicate. Ma Khyra voleva quella scopa a tutti i costi. I grandi occhi cercavano sua madre nella confusione della festa, e si incrociavano con gli sguardi dei bambini e degli anziani seduti vicino alle bancarelle.
Per un attimo si sentì soffocato da una spirale di fortissime emozioni che risalivano dal proprio cuore. E poi, all’improvviso, accadde qualcosa.
Dalla bocca del bambino uscì una voce netta e profonda, che per un istante emerse dal caos della festa: “Io voglio la scopa! Devo fare ordine!!!”

To be continued

Demetrio

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