Come quelle piante

Come quelle piante.
E’ novembre, ma in casa fa caldo, magari con un po’ di luce, la posizione giusta, un po’ di attenzioni in più. Dici che il basilico crescerà?
Un’impresa impossibile, piantare i semi sul nascere dell’inverno, quando il resto muore. Eppure i semi sono lì, il vaso pronto e, tutto sommato, tra il termosifone e la finestra potrebbe funzionare. Luce e calore. Sembra il segreto per seminare qualcosa di prezioso, vederlo crescere, sorridere nel notare che sta succedendo, il verde spunta, qualcosa di vitale ce l’ha fatta.
E poi un soffio di calore in meno, una distrazione, non accorgersi che il sole non spunta da giorni e le nuvole gonfie si fanno sempre più pesanti, oscurando quel caldo nutrimento. Come quelle piante di basilico. Sembrava incredibile, lo stupore nello scoprire che è vero, che nasce, un germoglio minuscolo che potrebbe diventare una pianta bella, verde splendente, piena di profumi felici che sanno d’estate. Come quelle piante, un raggio di luce in meno, un poco di buio che s’insinua approfittando di un pensiero distrattamente sfuggito e i germogli cadono asfissiati sulla terra, dalla quale si erano distaccati di pochi, pochissimi centimetri.
Come quelle piante, seminare qualcosa di piccolo, fragile, con la consapevolezza di quanto sia prezioso e poi non avere la forza di scacciare la nebbia. Come quel profumo di basilico, che questo inverno, tra il termosifone e la finestra, non si sentirà.

Lucia

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Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

4 thoughts on “Come quelle piante

  1. Cara Cia,
    hai ragione: sono fragili e delicate come piantine le nostre relazioni (con noi stessi, con gli altri e con “Dio”, o chi per lui). Ma credo che quando una piantina muore sia anche l’occasione per pulire il nostro terreno dalle foglie secche, e piantarci dei semi nuovi. Magari più adatti a crescere in quel luogo e in quelle condizioni, o più resistenti in generale. E poi, scusa, a forza di sbagliare un po’ di pollice verde ci verrà… o no?!
    Grazie di aver condiviso con noi questi pensieri.
    Un abbraccio,
    Ari

  2. Roberto (qui sul blog) è un esperto di coltivazione del basilico in stagione invernale. Una volta mi ha dato una lezione in merito: il basilico ha bisogno di 12 ore di luce al giorno e quindi o gli procuri una lampada, o tutti i termosifoni del mondo non basteranno.

    Oltre i tecnicismi… c’è una stagione per tutte le cose; il caco aspetta in questi giorni ancora spavaldo, sull’albero spoglio, di essere colto.

  3. Ciao Lucia!
    Anch’io sento l’aria triste dell’inverno, e non siamo gli unici. E’ il colmo che anche due foglioline di basilico possano accorgersene, seppur al caldo, vicino al termosifone.
    Penso che allo stesso modo possiamo accorgerci tutti noi del tempo giusto per ogni cosa, i nostri inverni e le nostre estati, interiori, emotive, affettive.
    Tutto ha il suo ciclo, così mi piace pensare.

  4. Ah che bel post. Ti ho letto molto volentieri Lucia.

    “Come quelle piante, un raggio di luce in meno, un poco di buio che s’insinua approfittando di un pensiero distrattamente sfuggito”

    Ed in questa frase ho trovato un indizio per il mio Cammino, grazie.

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