Gelosia morbosa

L’amava tantissimo.

E più l’amava, più aveva paura che lei gli scivolasse via, tra le dita, per sempre. Avrebbe fatto di tutto per lei, per proteggerla, per farla sorridere.
Sorridere…
Quel suo sorriso era così…
così…
…fantasticamente bello che…
No. Non poteva sorridere a qualcun altro. Non doveva! Quel sorriso voleva dire tante cose, che l’amava di ricambio, che gli voleva bene. Se avesse sorriso ad un’altra persona sarebbe stato un tradimento, avrebbe voluto dire che lei poteva essere felice anche senza di lui, e se poteva essere felice senza di lui voleva dire che lui non era poi necessario,  non era così speciale, voleva dire che poteva sostituirlo velocemente, all’esigenza, che l’amore tra loro stava già finendo, come una candela alla fine della sua altezza.
Non erano fatti l’uno per l’altra?
Era agitato.

Troppo l’amava per perderla, troppo l’amava per lasciarla andare, al primo colpo di vento, come una foglia in autunno che si stacca dall’albero.

L’aveva vista di sfuggita, un giorno in città, che rideva assieme ad una sua amica. Non gli aveva nemmeno detto che sarebbe uscita.  Perchè non gliel’aveva detto? Cosa doveva nascondere? Cosa stavano andando a fare? E perchè ridevano? Ridevano forse di lui che ignaro non sapeva come andavano veramente le cose, che lei già si vedeva di nascosto con qualcun altro?
Ci mise poco, tornato a casa, a scoprire la sua password di hotmail ed entrare nella sua casella di posta. Il mondo nascosto della sua ragazza era ora davanti ai suoi occhi. Ma non bastava. Dalla posta risalì a facebook e controllò anche là tutti i messaggi, tutti gli amici con cui aveva parlato, che persone fossero, cosa gli avevano scritto. La sera,  a casa di lei, il suo unico intento fu di metterla davanti a un film così  che lui di nascosto avrebbe avuto del tempo per controllarle i messaggi sul cellulare.
Doveva sapere.
Era un suo diritto.

Così viveva l’amore, giorno per giorno, teso, con la paura costante di perderlo.

Giacomo

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7 thoughts on “Gelosia morbosa

  1. Eh già, l’Otellite colpisce molte persone. Io confesso di avere il problema opposto e spesso per eccesso di scarsità di gelosia do l’impressione che non mi importi un fico secco delle persone. E’ brutto anche quello purtropppo.

    • Mah, in questo caso la via di mezzo non è la situazione più auspicabile, secondo me. Preferisco infatti puntare all’eliminazione totale della gelosia, che non credo necessaria all’amore, in quanto legata al possesso.
      Se Nicc ha la fortuna di non conoscere la gelosia… meglio così!
      Considero infatti fuorviante cercare nelle manifestazioni di gelosia la conferma di quanto grande, profondo, sincero sia l’amore. L’amore maturo, liberato e liberante va ben oltre, non ha bisogno della gelosia. Se c’è ed è limitata non credo sia un dramma, ma se non c’è… tanto meglio! 🙂

  2. La gelosia nasce probabilmente dalla paura di perdere l’altro. Capito questo, non diventa necessariamente qualcosa che ingabbia, perché sappiamo riconoscerla per quello che è. Il problema forse si pone quando sia il geloso che l’oggetto della gelosia (uomo o donna che siano) non sanno assolutamente quali dinamiche si stanno muovendo.

    • Senz’altro il primo passo verso la liberazione dalla gelosia consiste nel diventare consapevoli di che cosa si cela dietro di essa: paura, insicurezza, desiderio di “possedere” l’altro, bisogno di conferme…
      Dietro la gelosia sta spesso la pretesa, il desiderio, il sogno di avere l’esclusiva sulle attenzioni, complimenti, sorrisi, pensieri, parole dell’altra persona. E’ difficile accettare che il cuore e la mente sono grandi, e c’è posto per tutti, è difficile comprendere che “stare insieme” in una relazione non significa annullare tutte le altre. Che poi si può essere gelosi anche di attività, interessi, non solo di un’altra donna o uomo. Si può essere gelosi del lavoro, dei libri, della musica…!

      • Dietro la gelosia sta la pretesa di cui parli, ma dietro a quella pretesa ci metterei l’insicurezza e il bisogno di riconoscimento (che è uno dei motori principali delle nostre azioni).

        Se una persona si mostra a me nella gelosia e quindi anche in una sua debolezza che vi leggo, non posso certo sentirmi schiavo o non-libero… perché la comprendo.

        Questo era ciò che volevo esprimere con il post precedente, anche!

  3. Sì, condivido. In generale, comunque, credo che la gelosia ingabbi soprattutto colui o colei che la prova. Si tratta allora di comprenderla come la conseguenza di una nostra debolezza interna, che dobbiamo imparare a gestire.

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