Guerra bianca in Adamello

Solitaria muta notturna cade

quietamente sulle antenne e i camini,

paziente riavvolge i nostri destini

ad un passato di case più rade.

Adesso l’inverno cupo c’invade

noi coi fucili, gelate le mani

tra lacrime d’aria e scoppi lontani

lassù sulla cima, che li nasconde.

Cristalli di odio nel cielo e di pietra

sepolta sotto la coltre di lei

che prima di sciogliersi ancora indugia

e come una vita fattasi goccia

scivola giù tra ricordi non miei

di un uomo morto di neve e di guerra.

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7 thoughts on “Guerra bianca in Adamello

  1. Questa poesia è il primo sonetto in rima che riesco a scrivere nella mia vita, forse anche quella a cui ho dedicato maggior tempo (sebbene non sia mai abbastanza). Se qualcuno se ne intende di metrica e vede delle imprecisioni gli chiederei di comunicarmele qui, in modo da avere una conoscenza più ampia in materia.

    Il tema della poesia è espresso tutto nel titolo, una piccola fetta di storia importante soprattutto per noi qui a Trento. Per chi fosse interessato rimando al link http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_bianca_in_Adamello . Dopo la battaglia al Tonale gli italiani vinsero e… entrarono a Trento.

  2. Giulietto, non me ne intendo di metrica quindi non sono in grado di darti un giudizio da esperta però ci tenevo a dirti che si vede proprio che ci hai lavorato parecchio su questa poesia… complimenti!

  3. Bella Giulio. Pensavo che fosse riportata sul blog da qualche libro di poesia, invece sono lieto di scoprire che è una tua produzione. Leggendola e rileggendola non solo mi convince per il messaggio, ma anche per lo spessore sociale e per la struttura 🙂
    Sono ignorante in tema di metrica… ma l’unico consiglio che posso darti è di controllare che siano tutti endecasillabi se vuoi fare un sonetto in tutto e per tutto (te lo dico perchè ho notato che granparte dei versi già sono endecasillabi, quindi presumibilmente ci hai già pensato).

    Rob

    • Ciao Rob! Te voiio bbeneeeee!
      Secondo i miei calcoli… sono tutti endecasillabi! Però da quel che ho capito ci sono regole metriche che permettono di cambiare un po’ le carte in tavola. La caratteristica principale dell’endecasillabo è avere la decima sillaba accentata e non undici sillabe, quindi se il verso ha dieci sillabe con l’ultima accentata, è comunque un’endecasillabo e si chiama “en. tronco” (es: sepolta sotto la coltre di lei).

      C’è un’altra regola, che non mi ricordo come si chiama, di cui ha fatto un utlizzo estremo tipo il Pascoli mi pare, che dice che se una parola finisce per vocale e quella successiva inizia per vocale, va considerata un’unica sillaba legata. Un esempio, sempre nella poesia sopra é:

      Cristalli di odio nel cielo e di pietra

      che va sillabato come:

      Cri stal li di^od io nel cie lo^e di pietra

      e in questo modo, miracolosamente, l’accento ricade sulla decima e rimane endecasillabo. Conoscendo queste regolette metriche, temo dell’esistenza però di ulteriori regole che falsifichino i miei endecasillabi!

      Baci, G.

  4. Sapevo della decima, ma in più credevo che ogni verso dovesse cmq avere 11 sillabe … mentre ignoravo totalmente la regola pascoliana!

    Then… well done! Non posso aiutarti oltre!

    Un abbraccio

    Rob

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