Saturi di chiappe

Un sabato pomeriggio stava girovagando per il web, come faceva troppo spesso, e leggiucchiando le notizie de L’Adige on-line gli cadde l’occhio sul riquadro laterale, quello in cui generalmente compaiono chiappe perchè l’occhio maschile, appunto, vi cada. La notizia riguardava il “licenziamento” di Belen da parte della Tim, dato che la campagna pubblicitaria di lei e Christian De Sica non aveva aumentato gli abbonamenti come ci si aspettava. Non cliccò sul link per una sorta di patto con se stesso a cui teneva fede da tempo, qualcosa tipo “se voglio vedere quattro chiappe non le vado a cercare su un quotidiano, per principio!”. Invece riflettè un istante su che cosa comportava quella notiziola. Le pubblicità degli inizi pubblicità magnificavano le proprietà quasi miracolose dei prodotti che presentavano: “questo detersivo scioglie tutte le macchie, anche le più difficili!”. Poi in qualche momento a qualcuno era venuto in mente di far dire a Maurizio Costanzo che le camicie Dino Erre Collofit erano proprio delle camicie coi baffi, delle camicie che si metteva Maurizio Costanzo, che era uno famoso e che quindi si metteva roba buona. Piano piano dalle millantate qualità della merce si era passati sempre più spesso a puntare sulla celebrità della persona che questa merce diceva di utilizzare. E poi in un attimo dalla celebrità si era passati alle chiappe. Non si soffermò a fare le solite noiose riflessioni sulla mercificazione del corpo femminile ma notò che era proprio assurdo che qualcuno scegliesse di abbonarsi a Tim solo perchè Tim gli regalava qualche attimo di erotismo in tv e nei cartelli pubblicitari. Eppure se per vendere qualunque cosa si facevano spogliare una o più donne, allora la tecnica evidentemente funzionava. Spesso in passato si era chiesto fino a che punto ci si sarebbe spinti… e spesso in passato aveva pensato che si sarebbe raggiunta una saturazione. Nessuna valutazione morale, nessuna noiosa e moralistica valutazione morale, per carità di Dio, solo una saturazione: a un certo punto non le puoi fare spogliare di più. Puoi giocare la carta dell’orgia lesbo, ma anche se qualche ardito avesse fatto il salto dal soft porno all’hard core, quanto sarebbe potuto durare? Dopo uno, due, tre anni di ansimanti ammucchiate per venderti il dentifricio non se ne sarebbe potuto più manco di quello.  Forse sempre più gente tornava a scegliere le compagnie telefoniche guardando le tariffe. Positivo. Il pensiero di questo ritorno a una più sana concretezza nelle scelte lo consolava dall’altro pensiero: che forse allora si sarebbero viste meno chiappe appese per le strade.

PS: se siete capitati qui in cerca di chiappe, la prossima volta cercatele su Google Immagini e non così in generale su Google!!

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11 thoughts on “Saturi di chiappe

  1. Ho letto anch’io la notizia e mi sono proprio chiesta, al di là del fatto che la campagna pubblicitaria della TIM non mi piace, se davvero sia possibile addossare tutta la colpa a Belen. Anche io credo che, nonostante quello che sembra, ogni tanto la gente abbia un po’ di cervello, e per esempio sappia fare anche due conti. Ho pensato subito al mio contratto con TIM, per cui mi hanno finalmente fatto pagare il conto giusto dopo otto mesi di abbonamento, dopo avermi disattivato telefonate, sms e traffico dati per una dcina di giorni perchè la mia società non ha pagato l’ennesima fattura sbagliata per un errore di TIM. Ci è voluta una fitta corrispondenza fra il mio collega e la TIM, fax, mail, telefonate.
    E poi sto aspettando da un anno la chiavetta usb per la connessione internet, che doveva essere inclusa nel pacchetto (sollecitata più volte).
    Quando fra un anno non ne vorrò sapere di rinnovare il contratto con TIM, rientrerò nelle statistiche di chi non apprezza la testimonial di turno?

    • Grazie mille Demetrio, tra l’altro la fine del soft porno in prima serata per sfinimento mi sembra la via d’uscita più auspicabile piuttosto che per un’ondata moralizzatrice. Le ondate moralizzatrici nella storia hanno generalmente avuto esiti nefasti!

  2. Bel posto, Nicc, complimenti!
    Non concordo del tutto col tuo ultimo commento, però…
    Credo che la saturazione dello spazio mediatico con immagini pornografiche sia anche riconducibile a una questione culturale e quindi un’ondata moralizzatrice può aiutare. Così come l’omofobia, il razzismo o la misoginia suscitano giustamente l’indignazione di molti (nel nostro Paese purtroppo non ancora della maggioranza…) allo stesso modo bisogna lavorare affinché campagne pubblicitarie di questo tipo vengano vietate e percepite come lesive della dignità delle persone. L’aspetto culturale/etico è importante, perché è anche e soprattutto attraverso un cambiamento di mentalità che si sono registrati progressi in materia di diritti umani e pari opportunità.

  3. Mah non so, se si tratta di proteggere qualcuno da violenza o da restrizioni alla libertà sono abbastanza d’accordo. Ma in questo caso giocare la carta morale per “rivestire” il mondo dello spettacolo e della pubblicità è una cosa così da preti che non la sento mia.

  4. E chi mi spiega i raccapriccianti manifesti elettorali sparsi per Torino, di un tale bellimbusto Marra che chiede ammiccando dall’alto della sua inespressività (è ben difficile): Scopiamo? oppure: Politicamente vergi…ne, oppure indicano due palloni interroga il passante, Chi ce l’ha? e così via.
    Perché la pubblicità ammiccante dovrebbe indurmi a votarlo a sindaco? Non comprendo il collegamento, qui ancor meno che con la Tim.
    (A meno che siano promesse implicite, le sue: bunga bunga per tutti per festeggiare l’insediamento…)

  5. Disgustoso! Non ho ancora avuto il piacere di vedere questi manifesti ma starò con gli occhi bene aperti…

    Il problema, Nicc, è che il mondo dello spettacolo è una concausa alla violenza fisica e psicologica su donne e uomini e riduce la libertà delle persone perché contribuisce a rafforzare un modello patriarcale di ruoli stereotipati e opprimenti, non solo per la parte femminile, ma anche per quella maschile. Quindi non si tratta di moralismo, ma di morale, due cose molto diverse.
    Proprio due giorni fa sono andata a un incontro sulla violenza sulle donne, vista dal punto di vista maschile. Sembra che la morte violenta per mano di mariti, fidanzati attuali o passati sia la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni, e pare che 1/3 delle donne abbia subito violenza (percosse o stupro) almeno una volta nella vita. Poiché il mondo dello spettacolo veicola spesso un’immagine della donna intesa come mero “oggetto” del desiderio maschile concorre al perpetuarsi di queste e altre più subdole violenze. Quindi non mi sembra sbagliato combattere tale modello anche dal punto di vista culturale e morale.

  6. Ho visto giusto ieri la notizia della nuova testimonial della TIM. Ho cannato in pieno l’analisi, in realtà non cambia niente rispetto a Belèn 😀

      • La nuova testimonial è una modella italiana che non avevo mai sentito, ma sempre di chiappe si parla. Probabilmente le precedenti cominciavano a costare troppo, non si trattava di una presa di coscienza dovuta a saturazione, come un po’ speravo!

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