La saggezza la lasciamo ai creduloni

Non so se è sempre stato così o se è la nostra società consumistica che ci risucchia nel suo Maelstrom, inesorabilmente. Una volta che siamo catturati nel vortice gigante cominciamo a girare, velocemente, senza fermarci mai. Giorno dopo giorno ci avviciniamo sempre più al fondo dell’oceano, dove c’è meno sole, dove è più freddo, dove le navi si infrangono sulle rocce. Le nostre parole, i nostri discorsi, sono la nostra gabbia, le mura che ci confinano. I nostri temi, le nostre idee, i nostri argomenti nascono e muoiono all’interno del Maelstrom, come se da sempre esistesse solo questa corrente vorticosa e nient’altro. Lo si può constatare guardandosi attorno, ascoltando le parole dei nostri amici, dei nostri famigliari, semplicemente, ascoltando.

Vi sono discorsi futili, inutili, parole dette solo per riempire silenzi. Vi sono parole che hanno lo stesso destino di un termosifone appeso dove fa sempre caldo. Vi sono discorsi interessanti che a forza di ripetersi perdono il loro significato. Vi sono discorsi che graffiano e che a forza di graffiare gli si sono limate le unghie. Discorsi che hanno perso il loro effetto perché l’anima della gente si è fatta più dura. Anche il rumore più forte o fastidioso se ripetuto assiduamente passa in sordina, e il naso s’abitua alla puzza se questa persiste assidua. Così parole che un tempo erano d’amore sono diventate inflazionate ed oggi non hanno più significato. Si sono svuotate e non sono state inventate ancora preziosi sinonimi o sostituti. Così si perdono assieme alle parole intere idee e concetti. Molti temi e discussioni sono stati infatti abbandonati perché considerati obsoleti. Tra questi i grandi temi della vita, quelli su cui importanti filosofi si sono espressi, seguiti da profeti, santi e Dei. Basta utopie di pace amore fratellanza, dice la gente, basta false speranze, siamo stufi di superstizioni, di paradiso e inferno. Siamo stufi, si dice, perché questi sono discorsi puramente concettuali, favole che si raccontano ai bambini per comportarsi bene, e noi siamo ormai grandi e disillusi, abbiamo una vita da vivere, una realtà cui tornare ogni mattina, dove non esiste né Dio né la carità né l’amore. Così le belle parole dette in chiesa diventano nenie che le persone dimenticano l’attimo in cui mettono piede fuori dalla porta, sempre che se le ricordino. Nenie che magari rimangono sì nella memoria, come la data della nascita dell’impero romano, ma che mai ritornano in mente nella vita di ogni giorno. La religione è diventata una materia di studio, non è più minimamente considerata una proposta di un modo nuovo di vivere e di essere felici. E allora le parole dette dal prete sono lontane, ti danno alcuni, interessanti spunti di riflessione su cui si può ragionare un attimo ma che non portano da nessuna parte. Nessun cambiamento interno o esterno. Zero virgola zero. Alcuni hanno provato con le altre religioni, ma con gli stessi risultati, seppur i credenti hanno acquistato un fascino esotico orientale che potrebbe far quasi tendenza. Le nuove dottrine che nascono ultimamente sono poi il peggio del peggio, si dice, cosche di individui poco affidabili, approfittatori, opportunisti, truffatori. Roba da spoggiolati. E così la saggezza diventa obsoleta perché è un capitolo irrisolvibile, la fiducia in qualcosa comporta troppi rischi di prendere una cantonata, di credere in qualcosa che non s’avvera o che si rivela poi un fiasco. Si annuisce così in chiesa e si fa quel che si può, senza in realtà far nulla di concreto perché l’unica altra opzione sono le scelte drastiche di cambiar vita e scappare da qualche altra parte. Così il capitolo irrisolto, nel mondo dove la soluzione deve saltar fuori subito, diventa anacronistico. Si scopa via il problema come si infila lo sporco sotto lo zerbino. La saggezza noi la lasciamo ai creduloni. Così la mattina dopo, come sempre, ricomincia la settimana. Questa è la vita vera, ci si dice, e non la si può modificare, ormai… Così tutto rimane disgustosamente, vomitosamente, sempre uguale. La nostra infelicità di fondo la stessa, il nostro senso di insoddisfazione sempre con noi, i nostri problemi sempre là ad aspettarci, freschi freschi e incalzanti come la corrente perché siamo nel Maelstrom e quaggiù, ormai, non batte più il sole.

Giacomo

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