Un discorso perlomeno inutile

Alla fine, se ogni mattina nessuno sembra potersi permettere di perdere un treno della metropolitana, nonostante il successivo arrivi entro tre minuti, e di conseguenza si sta come sardine in scatole, questo non inerisce una certa cultura della puntualità, che non concede nessun quarto d’ora accademico fuori dalle università? Ci sono luoghi di lavoro in cui o entri all’orario prestabilito, mettiamo le nove, o se entri alle nove e zerodue hai perso un’ora, ossia hai perso una parte di stipendio, e per due minuti di ritardo nel passare la tua banda magnetica nell’apposito lettore, devi farti un’ora intera in più per recuperarla. Va bene, la puntualità è un valore, ma un valore imposto con la minaccia della violenza è un fondamentalismo, e non va più tanto bene. È anche vero che se ci fosse il permesso di entrare tra le nove e le nove e un quarto, ad esempio, la maggior parte se ne approfitterebbe e entrerebbero tutti a ridosso delle nove e un quarto. Che è un po’ come dire a ridosso delle nove. Ma ne siamo sicuri? Siamo sicuri che si tratti di semplice opportunismo o “voglia di lavorare saltami addosso”? È un po’ come dire: i giovani sono tutti maleducati e non rispettano. Poi io vedo in giro solo giovani che chiedono scusa se urtano una persona per strada; che cedono il posto a una donna incinta o a chiunque ne abbia più bisogno; che si imbarazzano a chiederti una sigaretta e ti danno del Lei anche se potresti essere il loro fratellone; che si interessano del mondo a modo loro, senza sbandierarlo o comprare giornali, ma andando sui quotidiani online; che sono contenti di aver potuto votare, come azione civile; che sono più generosi di noi “adulti” con chi ti suona la fisarmonica in metrò; che fanno tanto i bulletti e ti rubano il cappello, ma se glielo vai a richiedere te lo ridanno, anche un po’ dispiaciuti… In poche parole, vedo dei giovani. Tutto questo per dire, che se magari si accogliesse un po’ di più una certa cultura del ritardo, che poi altro non è che una cultura della lentezza ritrovata, non credo che ci sarebbe una cloaca di opportunismo. Magari, vedendo il treno pieno, qualcuno potrebbe dire: va bene, prendo quello dopo; mi leggo ancora un po’ il free press o il mio romanzo; dai, dicevi?
Tutti più rilassati, che già fa freddo.

Gianmarco

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6 thoughts on “Un discorso perlomeno inutile

  1. Sono stra-d’accordo.
    Bisognerebbe un conteggio delle ore che parta e ne conti 8 dal momento in cui timbri.
    Alcuni posti lo fanno. Altri fanno anche una cosa del tipo 36 ore in sett, falle quando vuoi tra le 7 e le 22 di sera dal lunedì al venerdì. Cominci quando vuoi, finisci quando vuoi, basta che fai 36 ore in settimana. Così ti salti le ore di punta del traffico e l’ora che passi in coda per arrivare puntule la dormi a casa, tranquillo, che non esiste un farò tardi.
    Oppure ritornare ad una buona e sana elasticità, che con il traffico che aumenta è anche logico che sia indispensabile.

    (tra il resto centra poco ma un esempio analogo che ci pensavo l’altro giorno è il limite di Kw per casa domestica. Abituati dai tempi dove non esistevano computer, fornelletti elettrici, apparecchiature elettroniche ovunque, si consumava meno e 3 kw erano un’enormità. Oggi non puoi accendere la lavastoviglie e la lavatrice contemporaneamente. E’ assurdo. Tanto gli elettrodomestici saranno comunque usati, in differita di tempo… “faccio partire la lavastoviglie dopo la lavatrice dopo il forno e alla fine accendo pure il fornelletto elettrico per scaldarmi camera” quindi se non c’è riduzione dei consumi, perchè quelli ci sono e ci saranno sempre, perchè non aumentarli sti limiti di 3 kw?)

    • Scusa James, ma sul finale ti folgorerei 😛 Dobbiamo ridurre i nostri consumi, se hai 5kw a disposizione consumerai di sicuro di più. Tra l’altro puoi averli, basta chiedere e te li danno, ma l’energia poi ti costa di più (giustamente). I miei avevano un contratto da 5kw.

      La lavatrice falla andare la sera, quando c’è la bioraria e ti costa pure di meno l’energia elettrica, insieme al fornelletto vedrai che ci sta.

    • i consumi dovremo ridurli presto – o forse troncarli di botto – per cause di forza maggiore (vedi alla voce insostenibilità) ma spesso non ce ne rendiamo conto e tendiamo a considerare quello che oggi abbiamo a disposizione come qualcosa che ci spetta, una specie di diritto ascritto. probabilmente è perché ce l’hanno fatto credere a lungo… ma a parte le colpe del sistema, che come sempre non farà nulla fino a quando verrà messo di fronte bruscamente al cambiamento, noi possiamo iniziare a lavorare da subito sulle nostre singole coscienze ambientali. ogni volta che vediamo limiti come questo espresso da Giacomo allarghiamo il ragionamento, lasciamolo andare oltre alla nostra necessità puntuale. incredibile come a volte aiuti!

    • Niente affatto, d’altra parte l’entrata è abbastanza flessibile, nel limite del buonsenso e del proprio senso di responsabilità del lavoro… Riflettevo sull’odissea mattutina dei treni che uno vede chiaramente che non ci entrerà mai, e però poi vuole spingere e pressare e come sai, un gas la cui pressione aumenta in un volume fisso…

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