Orgogliosi di

Siamo (anche) ciò che ci rende orgogliosi.
Ecco un breve campionario di motivi per cui essere orgogliosi:
“Il fatturato della nostra azienda ha superato quello dell’anno scorso”
“Non ho neanche una ruga”
“Il ricavato delle vendite verrà devoluto a un’associazione per senzatetto”
“Sono dimagrito/a”
“Ho appena concluso un ottimo affare”
“Sono stato promosso/a senza debiti formativi”
“Sono stato promosso/a con greco e matematica sotto, che è quasi come essere stato promosso/a senza debiti formativi”
“Ho finalmente lasciato il mio ragazzo/la mia ragazza”
“Ho finalmente trovato un ragazzo/una ragazza”
“Sono il più figo/la più figa della scuola”
“I miei post sono i più commentati”
“Le mie foto su Facebook sono quelle più apprezzate”
“Mi hanno dato l’aumento di stipendio”
“La mia auto è più veloce di quella del mio collega”
“Il capo ha scelto me per un incarico importante”
“Sono stato assunto a tempo indeterminato”
“Sono stato preso per uno stage non retribuito, però di questi tempi…”

Io, per quel che mi riguarda, sono orgogliosa di questo: malgrado i tanti errori che ho commesso finora e che commetterò, malgrado le sofferenze evitabili che ho inflitto a me stessa e agli altri, malgrado le mie zone d’ombra, esiste in me ancora una parte che non si è arresa, che resiste al cinismo, alla rassegnazione e tende al meglio. Ecco, sono orgogliosa di non aver ancora ucciso quella parte.
Domanda per tutti: di che cosa siete orgogliosi?

Arianna

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Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

12 thoughts on “Orgogliosi di

  1. Sebbene sia stato un anno difficile, sebbene lo stage trovato non sia stato pagato, sebbene abbia dovuto posticipare la laurea, sebbene abbia incontrato persone che hanno fatto più male che bene, sebbene tante altre migliaia di cose che mi hanno azzerato, annullato, fatta morire, vivendo in maniera onesta, pulita e mettendo sempre al primo posto gli altri a fine anno c’è chi mi scrive “sei una bella persona, profonda…vorrei averti conosciuto prima”. Quando leggo queste due parole il cuore si stringe e la forza per andare avanti mi rinvigorisce inaspettatamente.
    Grazie per avermi fatto riflettere.
    Gloria

  2. orgogliosa di una bambina che anni fa mi scrisse:cara maestra io non riesco a comportarmi bene perchè o voglia di correre al vento.
    Senza legge:9
    Coscienziosità:3
    Proprio come la sua maestra…che orgoglio!:-)

  3. sono orgoglioso…di non esserlo
    dunque, non ho motivi d’orgoglio
    lo sarò, però, dell’Uomo
    quando cesserà la barbarie, se finirà
    lo sarei se avessi la consapevolezza
    d’avere mosso un solo, piccolo passo concreto
    per fermarla
    o spingerla all’estremo
    fino al punto di rottura della stagnazione
    di ogni coscienza
    è l’orgoglio collettivo
    a far sentire il peso
    della sua assenza.
    ma non sono proprio sicuro d’aver capito bene cosa penso e
    non ne vado orgoglioso…
    azzio

    • Però a me è piaciuta la parte sul “punto di rottura della stagnazione di ogni coscienza”. Poi è interessante pure la sfumatura che poni sull’idea dell’assenza di un orgoglio collettivo, ma che si potrebbe anche tradurre, forse, nell’assenza di un’etica comune e condivisa.

  4. certo, le possibili “traduzioni” sono molteplici.
    gaber, ad esempio, ne ha proposte alcune di particolare efficacia espressiva.
    così, canticchiando con i polpastrelli su un sottofondo di tastiera:
    “L’appartenenza
    è assai di più della salvezza personale
    è la speranza di ogni uomo che sta male
    e non gli basta esser civile.
    E’ quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa
    che in sé travolge ogni egoismo personale
    con quell’aria più vitale che è davvero contagiosa.” (g.gaber)
    insomma, il senso collettivo dell’esistere
    (non “solo” dell’amore)
    la coscienza comune
    l’appartenenza, appunto
    senza tempo né spazio
    o, forse,
    oltre il tempo e lo spazio
    che colma ed abita la distanza
    fra io e noi
    …o d’altre distanze si tratta
    fra pensiero e parola
    fra parola ed azione.
    comunque, probabilmente dovrei dormire più a lungo e più profondo. credo.
    con pardon

  5. Azzio io sono orgogliosa di essere la tua nipotina! 🙂
    Sul tema dell’appartenenza condivido quanto avete scritto, anche per me è importante avere l’impressione di far parte di un movimento, uno slancio, un ideale più grande, altrimenti la vita si svuota di senso. Non siamo nati per aspettare le vacanze, né per visitare tutti gli alberghi del mondo, o per essere ammirati, invidiati, temuti. Né per ripiegarci sui nostri quattro affetti che, per quanto grandi, non possono esaurire la ragione del nostro essere/ci.
    Per restare con Gaber: “Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita, perché con accanto questo slancio ognuno era più di se stesso, era come due persone in una: da una parte, la personale fatica quotidiana e, dall’altra, il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita”.
    Non voglio qui entrare nel dibattito sul comunismo, ma questa è una canzone per me molto cara e credo renda bene l’idea. Questa razza che vuole spiccare il volo non è una razza marziana, siamo noi! E provarci, secondo me, è già qualcosa, è molto.
    Buon anno e, azzio, torna a trovarci!

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